Segno di consolazione e di sicura speranza. Solennità dell'Assunzione della B. V. Maria

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

L'Assunzione di Maria
Foto: pubblico dominio
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Maria, oggi, è assunta in cielo con il suo corpo e la sua anima e partecipa della gloria di Cristo, il Figlio suo, risorto. Il proge8o di Dio su di Lei - che ha avuto la sua origine da molto lontano, dall’eternità, quando è stata ele8a a divenire la Madre del Figlio di Dio - giunge, così, al suo compimento, alla sua pienezza.

A questa elezione - che è motivata solo dalla Grazia - Maria ha risposto con la fede, la quale non si è risolta in un’adesione puramente intellettuale, ma ha assunto le caratteristiche esistenziali dell’obbedienza a Dio e del servizio al Figlio di Dio, che in Lei si è fatto carne. Dal momento dell’Incarnazione la vita della Vergine è stata vissuta in piena comunione con il Figlio. Con amore lo ha accolto, con amore lo ha prote8o nel grembo, con amore lo ha educato, con amore lo ha accompagnato nei primi passi del suo ministero. La sua intimità con Cristo è stata così profonda che questa esperienza ha trasformato totalmente e sorprendentemente la sua vita, fino ad essere associata alla redenzione del Figlio, nel sacrificio della croce. A motivo di questa sua collaborazione all’opera di salvezza di Cristo, Maria è stata è stata liberata dal contagio della corruzione della morte. Nella vergine Maria noi abbiamo la possibilità, pertanto, di contemplare il “successo” della Grazia divina in una creatura. “Successo” che non è riservato solo alla Madre del Figlio di Dio, ma anche a tutti noi, che, con il battesimo siamo divenuti discepoli di Cristo ed elevati alla dignità di figli di Dio e, dunque, destinati alla gloria del Paradiso con il nostro corpo e la nostra anima.

Per questo motivo la Chiesa nella liturgia presenta la Vergine Assunta come “segno di consolazione e di sicura speranza” per il popolo di Dio nel difficile ed arduo pellegrinaggio sulla terra. In altre parole, guardando la Madonna abbiamo la possibilità di vedere ciò che saremo anche noi quando finirà il nostro esilio terreno e, così, la contemplazione del suo mistero conferma e rianima la nostra attesa e ci spinge a vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la stessa gloria di Maria, madre di Cristo. Ma che cosa significa essere costantemente rivolti ai beni eterni? Significa vivere in grazia di Dio. Significa imitare la fede e la carità, l’obbedienza e la preghiera della vergine Maria. Significa perseverare nel cammino della fede fino alla fine della vita, affidandoci, con umiltà e fiducia, alla Grazia che il Signore ci offre attraverso la sua Chiesa. Significa riconoscere che il dono più grande che possiamo offrire ai nostri fratelli è Cristo, perché solo Lui è in grado di dirci chi è Dio e chi siamo noi. Significa, in un mondo che sembra non avere più bisogno di Dio, perché si sente padrone del proprio destino – e proprio per questo sta precipitando verso un abisso di buio e di perdita di vera ed autentica umanità – testimoniare la paternità di Dio e la bellezza di essere figli.

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