Seguire Gesù è una scelta impegnativa. XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù e i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Le parole che Gesù pronuncia oggi nel Vangelo appaiono molto dure. In realtà il Signore intende precisare alla folla che lo segue con entusiasmo le condizioni necessarie per seguirLo. Si rivolge alla folla e pertanto le indicazioni valgono per tutti. Il Signore chiede ai suoi discepoli un appassionato amore per Lui e una grande libertà interiore che possono comportare non solo la rottura dei legami familiari ma anche la rinuncia a se stessi. Una simile radicalità è possibile quando si vive la comunione con Gesù e lo si scopre come il “bene” unico e assoluto della vita. Solo questa esperienza incomparabile porta con sé il coraggio della rinuncia ai legami di parentela, e persino alla propria vita. Il Signore afferma, così, il primato della sua Persona su qualsiasi altro bene.

Per aiutarci a comprendere le sue richieste Gesù racconta due parabole: quella della torre e quella del re che si prepara alla guerra. Attraverso questi due paragoni il Signore ci suggerisce la modalità giusta per compiere qualsiasi scelta: prima di buttarsi in qualsiasi impresa è necessario riflettere per verificare se ci sono le condizioni necessarie per portarla a termine. Diversamente è meglio soprassedere.

Ciò che il Signore ci vuole insegnare con queste due parabole è molto chiaro. Seguire Lui è una scelta seria ed impegnativa che richiede grande ponderazione per non lasciarsi trascinare solo dall’entusiasmo o dall’emozione o, peggio ancora, dalla superficialità. Infatti, l’entusiasmo o i passi veloci nella vita spirituale non costano, ma alla fine non rendono. Tutti abbiamo vissuto momenti di grandi emozioni; tutti abbiamo fantasticato imprese di santità eroiche, ma se mancano le piccole ed estenuanti fedeltà quotidiane la torre non si edifica e la guerra non si vince.

La sequela richiede, inoltre, fedeltà all’oggi che ci è dato di vivere senza fughe nel futuro o rimpianti per il passato, senza fantasie. Il Signore ci insegna che l’impegno della vita spirituale non si risolve in breve tempo e in qualche buona intenzione, ma richiede una volontà robusta e la disponibilità a lasciarsi guidare dalla Grazia divina.

Con il sacramento del Battesimo il cristiano è stato inserito in Cristo e pertanto accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di una religiosità superficiale, è un controsenso. Essere cristiani non è sempre facile, tuttavia la piena adesione a Gesù rende bella anche la fatica. Il Vangelo di oggi ci chiede di essere discepoli nella pienezza del significato di questa parola. Non discepoli speciali, semplicemente discepoli. Tutti noi partecipiamo all’Eucaristia per questo. Allora si diventa splendidamente cristiani. San Benedetto nella sua regola scrive: “Niente ( i monaci ) antepongano all’ amore di Cristo, assolutamente niente”. La decisione di seguire il Signore richiede maturità e serietà, perseveranza e fatica perchè implica una scelta che comporta totale amore per Lui e  totale libertà interiore.

 

 

 

 

 

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