Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il sussidio viene dall’Indonesia

Particolare del mosaico del Cristo Pantocrator a Santa Sofia ad Istanbul
Foto: diocesitorino.it
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Per la prima volta, Papa Francesco aprirà la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, invece di chiuderla, come sempre avevano fatto i Papi. Ma non è la sola caratteristica che rende questa Settimana di Preghiera particolare. Perché quest’anno il sussidio di preghiera è stato affidato ad un gruppo proveniente dall’Indonesia.

Un segnale di attenzione particolarissimo verso questo Paese dell’Asia, che in un prossimo concistoro potrebbe avere anche un cardinale. Una scelta che sembra provvidenziale, perché porta luce ad un popolo recentemente scosso da uno tsunami.

L’Indonesia è il Paese islamico più grande del mondo. Eppure, lì c’è un dialogo ecumenico forte, reso ancora più importante proprio dal fatto che i cristiani sono minoranza.

La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani ha dei precedenti illustri nel XVIII secolo, e si tiene tradizionalmente dal 18 al 25 gennaio, secondo una proposta del 1908 avanzata da padre Paul Watson, che notò come le due date si comprendessero simbolicamente tra la Festa della Cattedra di San Pietro e quella della Conversione di San Paolo.

Dal 1968, con Paolo VI e con gli sviluppi ecumenici dettati anche dal Concilio Vaticano II, la Settimana comincia a strutturarsi con un tema e con varie attività, tra cui la presenza del Papa per i Vespri nella Basilica di San Paolo Fuori Le Mura, tradizionalmente dedicata al dialogo ecumenico. Il tema, quest’anno, è tratto dal Deuteronomio: “Cercate di essere veramente giusti”.

L’Indonesia è composta da 17 mila isole, 1340 gruppi etnici e oltre 740 idiomi locali. Ha una popolazione di 265 milioni di persone, e l’86 per cento di loro si professa musulmano. Ma c’è un 10 per cento di cristiani, di varie tradizioni. In questa diversità di etnia, lingua, e religione, gli indonesiani hanno vissuto secondo il principio di gotong royong che significa “vivere nella solidarietà e nella collaborazione”.

È un equilibrio fragile, minacciato dal sistema competitivo nato con la crescita economica, dal proliferare della corruzione, dalla radicalizzazione. Le comunità cristiane, in questo contesto, convergono in una comune attenzione e una comune risposta alle realtà di ingiustizia.

A lavorare sul sussidio di preghiera è stato un Gruppo ecumenico, cooptato dalla Comunione delle Chiese di Indonesia sotto la leadership della Revereda Henriette T. Hutabarat Lebang, e della Conferenza Episcopale Indonesiana (Konferensi Waligereja IndonesiaKWI) sotto la presidenza di Mons. Ignatius Suharyo. Il testo presentato è stato presentato alla Commissione internazionale coordinata dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Il cristianesimo giunse in Indonesia grazie ai nestoriani nel VII secolo, ma fu solo nel XVI secolo, grazie alla predicazione di alcuni missionari cattolici tra cui san Francesco Saverio, che il Vangelo poté davvero radicarsi. L’arrivo dei mercanti olandesi, che nel 1605 espulsero i portoghesi, introdusse in Indonesia il protestantesimo, e i cattolici locali furono forzatamente convertiti. I missionari protestanti che arrivarono in seguito lavorarono però soprattutto con determinate tribù, e dunque le divisioni tra cristiani rispecchiano le distinzioni tra tribù. Le Chiese evangelicals e il cristianesimo ortodosso sono arrivati in Indonesia all’inizio del secolo scorso.

Tutta questa pluralità di Chiese cristiane lavora in diverse piattaforme. C’è la Comunione delle Chiese in Indonesia, formata da Chiese protestanti, fondata nel 1950 con denominazione diversa, che nel 1980 prese il nome attuale e produsse anche i Cinque Documenti dell’Unità della Chiesa, che riflettono la comprensione teologica ed ecclesiologica delle chiese membro alla luce del loro comune impegno per raggiungere l’unità.

Soppresso dagli olandesi fino al 1807, il cattolicesimo si è poi insediato in piccole aree, poi espanse grazie all’opera dei missionari.

La Conferenza Episcopale Indonesiana fu istituita nel 1920, quando ci furono anche i primi sacerdoti ordinati del Paese. Nel 1950, la Conferenza Episcopale riprese i lavori. Il primo vescovo indonesiano è un gesuita, padre Albertus Soegijapranata, SJ, considerato un eroe per l’indipendenza. Alcuni membri della Conferenza Episcopale Indonesiana hanno partecipato al Concilio Vaticano II, e hanno fatto interventi chiave, in particolare sul documento conciliare della rivelazione.

Conferenza Episcopale e Comunione delle Chiese collaborano in maniera stretta, e dal 1980 inviano anche un messaggio congiunto di Natale, che chiede quasi sempre la libertà religiosa per tutti i cittadini.

Nel 2012, il secondo incontro del Global Christian Forum si è tenuto in Indonesia, a Manado.

Da allora i membri del FUKRI, composto dalla Comunione delle chiese in Indonesia (PGI), la Conferenza episcopale indonesiana (KWI), la Fellowshipdelle Chiese e istituzioni evangelicali (PGLII), la Fellowship delle Chiese pentecostali (PGPI), la Fellowship delle Chiese battiste, l’Esercito della salvezza,  la Chiesa avventista del Settimo giorno e la Chiesa ortodossa si incontrano regolarmente ogni mese: con il tempo, la loro discussione si è centrata sulla presenza dei cristiani in Indonesia.

Tutto il sussidio di preghiera della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani è permeato da questo impegno al dialogo. Perché, nei momenti di difficoltà, i cristiani non possono che cercare di rimanere uniti.

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