Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, sguardo al Medio Oriente

Il sussidio per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, appena pubblicato, è stato redatto dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente

La copertina del Sussidio per la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani
Foto: Christianunity.va
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Il tema è quello dei Magi: “Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. E su questo tema, il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha elaborato i testi del sussidio della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Uno sguardo ai Magi, dunque, ma anche uno all’Occidente, perché le spoglie dei Magi passarono da Milano (l’arcivescovo di Milano entra appunto da Sant’Eustorgio, dove sono custodite delle reliquie) e si trovano anche a Colonia, venerate in una stupenda cattedrale e centro della Giornata Mondiale della Gioventù 2005.

I sussidi sono stati pubblicati la scorsa settimana, e di certo la scelta di rivolgersi al Consiglio delle Chiese del Medio Oriente dice molto dell’attenzione che si sta dando alla regione, che spera anche in un viaggio di Papa Francesco in Libano entro la fine dell’anno.

Tradizionalmente, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani si tiene tra il 18 e il 25 gennaio, secondo una proposta che fu avanzata nel 1908 da padre Paul Watson, perché le due date comprendono simbolicamente la Festa della Cattedra di San Pietro e quella dalla Conversione di San Paolo. Ci sono stati vari precedenti illustri, ma fu solo a partire dal 1968, con Paolo VI e con gli sviluppi ecumenici dettati anche dal Concilio Vaticano II, la Settimana comincia a strutturarsi con un tema e con varie attività, tra cui la presenza del Papa per i Vespri nella Basilica di San Paolo Fuori Le Mura, tradizionalmente dedicata al dialogo ecumenico.

Nel 2020 fu la Comunità di Grandchamp a redigere il sussidio di preghiera, mentre nel 2019 spettò ad un ,gruppo ecumenico di Malta nel 2018 furono incaricati i cristiani dell’Indonesia e nel 2016 lo curarono i cristiani di Lettonia .

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente è stato fondato nel 1974 a Nicosia. Attualmente ha sede a Beirut, in Egitto, e ha lo scopo di creare una convergenze tra le comunità cristiane in Medio Oriente su temi di comune interesse.

I membri del Consiglio hanno lavorato virtualmente su questo testo, per via della pandemia, con una riunione di tre giorni dal 28 settembre all’1 ottobre. Centro delle loro riflessioni è la stella dei Magi, che rappresenta nel sussidio una immagine di come i cristiani debbano unirsi in comunione tra loro mentre si avvicinano a Cristo.

Ma sono gli stessi cristiani ad essere chiamati ad essere “stelle”, ad essere punti di riferimento nel cammino dell’unità.

Si legge nel sussidio: “Tradizionalmente i commentatori hanno visto nelle figure dei Magi un simbolo della diversità dei popoli allora conosciuti, e un segno dell’universalità della chiamata divina che appare alla luce della stella splendente da Oriente. Inoltre nei Magi che cercano con ansia il Re appena nato, vedono l’ardente desiderio di tutta l’umanità che anela alla verità, alla bontà, alla bellezza […] I Magi ci rivelano l’unità di tutte le nazioni voluta da Dio. Viaggiano da Paesi lontani e rappresentano diverse culture, tuttavia sono spinti dallo stesso desiderio di vedere e conoscere il Re appena nato, e si riuniscono nella piccola casa di Betlemme nel semplice atto di rendere omaggio e di offrire dei doni”.

È un testo denso di speranza, specialmente per il Medio Oriente, dove le comunità cristiane si sentono minacciate e a volte lasciano il territorio. Il sussidio tocca anche la situazione di Gerusalemme, un “un simbolo potente per i cristiani perché è la città della pace dove tutta l’umanità fu salvata e redenta. Ma oggi nella città manca la pace. Diverse parti avanzano le loro pretese e ignorano quelle degli altri. Perfino la preghiera in Gerusalemme è diventata oggetto di misure politiche e militari. […] Oggi più che mai il Medio Oriente ha bisogno di una luce celeste che accompagni il suo popolo”.

Nel testo si parla anche della comune testimonianza al servizio dei più poveri, mentre la liturgia è arricchita da musiche delle tradizione orientale, e tra queste il “canto della luce” di Sant’Efrem il siro. Dopo ogni professione di fede, si suggerisce anche di invitare chi prega a porre una stella di carta su un punto scuro dove c’è una stella cometa, in modo da ricordare che Dio stende anche sulle notti più oscure la sua misericordia.

 

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