“Signore aumenta la nostra fede”, XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù con i discepoli
Foto: pubblico dominio
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La richiesta dei discepoli: “Signore aumenta la nostra fede” è la nostra  stessa richiesta. Ad essa Gesù risponde in maniera stupefacente: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sradicati e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”. Con queste parole il Signore ci dice che con la fede è possibile fare l’esperienza dell’impossibile. La vita di Abramo, di Mosè, della vergine Maria, degli apostoli, della schiera di martiri, santi e sante che hanno abbellito la Chiesa nel corso della sua storia ci testimoniano la verità dell’affermazione di Cristo. La fede rende possibile l’impossibile. Mi sembra importante sottolineare che la fede di tutte queste persone non è la conseguenza di un sentimento, di un ragionamento astratto, di un’intuizione, ma di un incontro. Nella loro vita si è fatto presente il Signore, loro lo hanno accolto e così sono divenute “torce viventi” d’amore per Lui.

Il cristianesimo, infatti,  non è una filosofia, una morale, un’etica, ma è Cristo, il Figlio di Dio fatto carne, morto e risorto per la nostra salvezza, al Quale uno si dona per la vita, fino a morire. Come ci hanno testimoniato e continuano a testimoniarci ancora oggi tanti sui discepoli. La fede cristiana, dunque, conduce, innanzitutto, a Qualcuno. Dice san Paolo: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo” e ancora: “Per me vivere è Cristo”. Credere in Gesù, pensare a Lui, vivere di Lui equivale a dire amare. Certamente Gesù ha annunciato anche un messaggio, ma prima di tutto ha rivelato la sua Persona e quella del Padre. E, mentre si rivelava come Figlio, ha rivelato all’uomo la sua vera natura. Anche l’uomo, se accoglie nella propria vita Cristo, diventa a sua volta figlio di Dio, partecipe della vita divina, erede della vita eterna. Siamo veramente fatti di mistero!

Ma cosa significa accogliere Gesù nella nostra vita? Significa rivivere l’esperienza dei primi discepoli. Anche noi come loro siamo chiamati a camminare con Cristo, ad ascoltarlo, a guardare come si comporta con le persone, ad interrogarlo, a riconoscerlo come il Figlio di Dio, ad amarlo… E’ l’amore per Gesù che ha reso gli apostoli da persone dubbiose, fragili, litigiose a persone capaci di affrontare e superare situazioni impossibili per loro. La trasformazione del cuore è il miracolo più grande operato dalla fede. Se viviamo così possiamo anche noi testimoniare con san Giovanni: “Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto, ciò che noi abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita…noi lo annunziamo anche a voi perché anche voi siate in comunione – di fede- con noi”.

In diverse occasioni Gesù ha qualificato gli apostoli come “uomini di poca fede”. Questo rimprovero vale anche per noi. Il Figlio di Dio è con noi, presente realmente nel sacramento dell’Eucarestia, e noi tremiamo di paura e ci preoccupiamo ossessivamente per il futuro. A lui rivolgiamo la preghiera: “Signore aumenta la nostra fede” che equivale a chiedere: “Signore aumenta l’amore per Te. Aiutaci a non misurare le possibilità a partire da noi, ma dal tuo amore verso di noi”.

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