Sinodo 2018, fede ed evangelizzazione digitale i temi dei circoli di lingua inglese

Un momento delle preghiere mattutine durante le assemblee generale del Sinodo 2018
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Da una parte, la necessità di rendere più “cristologica” la prima parte dell’Instrumentum Laboris, considerata di stampo troppo sociologico. Dall’altra, la necessità di evangelizzare in ambito digitale, con richieste precise di “guide alla lettura”, brevi videomessaggi ai giovani, comunicazione efficace, ma anche di ripristinare la fiducia dopo lo scandalo degli abusi sessuali. Nel mezzo, il grande dibattito sulla definizione delle famiglie, con una domanda di fondo: si può considerare famiglia solo il modello tradizionale?

Sono questi i quattro macro-temi su cui si sono concentrate le relazioni dei quattro circoli minori di lingua inglese. Espressione di una varietà di punti di vista, dal mondo anglo-americano più conservatore a quello più progressista, dalle nazioni africane a quelle asiatiche all’Est Europa di rito bizantino, i quattro gruppi hanno cercato di comprendere come migliorare o emendare l’instrumentum laboris, consapevoli che il documento emendato sarà poi nelle mani del Papa, che potrebbe fare della relazione finale persino l’ultimo atto di questo sinodo.

Tutti sono in generale concordi che il Papa debba fare una esortazione post-sinodale. E tutti i gruppi sono concordi che si debba guardare in maniera più particolareggiata alle Chiese locali. Poi, però, ci sono le differenze, dovute alle varie sensibilità.

Il rapporto del Circolo Anglicus A

Il gruppo Anglicus A era moderato dal Cardinale Oswald Gracias, con relatore l’arcivescovo Eamon Martin. La sua relazione chiede come prima cosa che “la dimensione della fede e la prospettiva cristologica” siano più enfatizzate, chiarendo che “stiamo riflettendo dal cuore e alla luce della fede sulla realtà della fede”.

Il gruppo propone alcune modifiche in quella direzione. In primo luogo, la prospettiva sociologica di “riconoscere, interpretare e scegliere” deve essere arricchita da una specificazione che si devono scegliere i movimenti dello spirito del bene e rigettare quelli dello spirito del male. E, tra questi spiriti del male, si è suggerito anche di includere una riflessione più ampia su come il cinema, le serie tv, i videogiochi influiscano, dato che i giovani del pre-sinodo hanno già messo in luce come i socila media “sono considerati parte permanente della vita e dell’identità dei giovani”.

Il gruppo si è poi soffermato sui paragrafi 52-53, sul tema della sessualità, considerati un po’ “disordinati”, e ha chiesto di risistemarli in modo da enfatizzare l’importanza della persona umana e del corpo umano, includendo anche una “proclamazione della castità come bene raggiungibile e buono per i giovani”, che invece manca nel documento.

Non solo. Il rapporto chiede di “rispondere al desiderio dei giovani per punti di riferimento stabile”, riportando la Chiesa al ruolo di insegnante, evitando magari un “approccio moralistico e polemico”, ma compagnando i giovani “in un clima di gioia e di avventura e scoperta”.

In più, viene richiesto anche di affrontare in maniera approfondita il tema dell’abuso sessuale di minori, andando a fondo nella questione, perché questo Sinodo sia una occasione per rassicurare giovani e genitori che la Chiesa sta lavorando davvero per difendere i più piccoli e anche un modo di preparare all’incontro che Papa Francesco ha convocato per febbraio con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per discutere del tema degli abusi.

La questione è come restaurare la fiducia nei pastori, con la consapevolezza che “le tempeste che la Chiesa sta subendo ci possono aiutare a camminare più umilmente con i nostri giovani, per ascoltarli con comprensione ed empatia”.

Il rapporto del Circolo Anglicus B

Il Circolo Anglicus B, moderato dal Cardinale Blaise Cupich e relazionato dall’arcivescovo Mark Stuart Edwards, si è invece concentrato sull’idea di un messaggio “ispirazionale e missionario”, che sia basato e parta da Cristo e comunichi ai giovani: “Vi vogliamo ascoltare; siamo spiacenti per i nostri fallimenti; vi amiamo e abbiamo fede in voi; vogliamo camminare con voi nella speranza”. Un testo che sia preparato da due padri sinodali e da due giovani partecipanti al Sinodo.

Poi, la richiesta di fare una esortazione “interattiva”, magari con l’aiuto della tecnologia QR che crei un ipertesto, e magari anche con una versione condensata dell’esortazione, che sia da modello per altri tipi di documenti del genere.

Il Circolo ha voluto arricchire il testo dell’Instrumentum Laboris, prima di tutto sottolineando che “i giovani sono già coinvolti nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso nel modo in cui vivono, giocano, pregano e lavorano con e a fianco degli altri”, e il documento non riconosce questa opportunità.

Quindi, il tema della famiglia. E qui il discorso diventa più controverso. La famiglia è importante – si legge nella relazione - ma si parla solo della famiglia nucleare, oppure anche di altri modelli di famiglia? La relazione riconosce che c’è stato un dibattito acceso sul tema. La questione è se sia opportuno negare il rango di famiglia a realtà diverse dalla famiglia di tradizionale oppure se i pastori sono chiamati ad accompagnare i loro giovani là dove sono.

Anche il Circolo Anglicus B sottolinea la mancanza del tema della fede, e chiede in particolare di essere “attenti ed apprezzare l’apertura dei giovani sulla fede”, perché “molti giovani sono assetati di maggiore fede”.

La relazione del Circolo Anglicus C

Il Circolo Anglicus C aveva come moderatore il Cardinale Josep Coutts e come relatore il vescovo Thoams Dowd. Ha prodotto soprattutto una serie di “modi”, ovvero di proposte paragrafo per paragrafo per emendare il testo dell’instrumentum laboris.

Di particolare interesse l’enfatizzazione data alle Chiese locali. Così, si scopre che l’Ucraina sperimenta “emancipazione”, per cui metà delle famiglie sono crollate anche perché “molti padri sono partiti per l’Europa Occidentale per trovare lavoro”, mentre i giovani sono “orfani sociali”, senza denaro né educazione, e la Chiesa per molti “non significa una comunità, ma solo un edificio sacro”. Ma la Chiesa Greco Cattolica Ucraina, si è notato, ha sopravvissuto all’era sovietica perché era una comunità, anche senza edifici.

In Namibia si sperimenta il problema dei bambini che diventano padri già a 14 e 15 anni. In Myanmar, i giovani vanno via, lasciando i villaggi solo con vecchi e bambini. In Sudafrica, il gap generazionale è certificato dal fatto che sono spesso i nonni a prendersi cura dei piccoli. In Europa, non c’è chi faccia da porte tra vecchi e giovani, perché sono entrambi isolati. In Kerala, l’età avanzata della popolazione è il risultato di una emigrazione massiccia.

E ancora, sul tema dell’educazione: in Zimbabwe anche altre fedi stanno puntando sull’educazione, mentre in Nigeria il problema è l’accesso all’istruzione perché troppo cara.

Altre questioni: la necessità di definire meglio la famiglia tradizionale, la necessità di ricordare che molti giovani non hanno internet, e la questione dell’assenza del tema della fede. Il gruppo ha notato che non viene menzionato lo Spirito Santo, non viene menzionato il fenomeno delle sette religione, non viene menzionata la superstizione collegata a Gesù?

E poi, la necessità di parlare di molti altri temi, come il gioco d’azzardo on line, il transumanesimo, il problema degli sfollati, la necessità di cambiare il proporio aspetto fisico. In particolare, c’è la proposta del delegato speciale, Fratel Alozé di Taizé, di includere un ministero dell’ascolto.

Le relazioni del Circolo Anglicus D

Le relazioni del Circolo Anglicus D, moderato dal Cardinale Daniel DiNardo, con relatore il vescovo Robert Barron, ribadiscono gli stessi temi.

Anche questo gruppo insiste sulla necessità di iniziare il documento “non con una analisi sociologica, ma con una immagine biblica che possa servire da leit motiv per l’intero statement”, suggerendo di utilizzare l’immagine di Gesù che incontra i due discepoli sulla via di Emmaus.

Quindi, il gruppo richiede di guardare anche ai “molti esempi di giovani che vivono gioiosamente la fede”, perché l’enfasi dell’instrumentum laboris è troppo focalizzata sui pericoli e le cose negative.

Infine, si è notato che il testo dell’instrumentum laboris è troppo di taglio occidentale, “manca di prendere in considerazione le battaglie” di quanti nel terzo mondo sono costretti ad accettare una visione occidentale su matrimonio e sessualità per ottenere aiuti, secondo il ben noto tema della colonizzazione ideologica.

Il gruppo ha chiesto anche di concentrarsi su paternità e maternità spirituale, andando incontro ai giovani che sentono il bisogno di guide; ha sottolineato l’importanza dei social media, andando anche a guardare a quella “migrazione digitale” che nasce dall’immersione nel mondo virtuale.

Anche il tema degli abusi sessuali nella Chiesa è stato discusso, perché si è trattato di uno “scandalo che ha minato il lavoro della Chiesa in praticamente ogni modo”, facendo venire meno la fiducia e rendendo impossibile per la Chiesa di arrivare al cuore dei giovani in maniera efficace.

E per questo, il gruppo chiede che il tema degli abusi sia “considerevolmente espanso”, non solo esprimendo la tristezza per quanto accaduto, ma anche enfatizzando il lavoro positivo fatto dalla Chiesa per affrontare la questione.

L’ultimo punto messo in luce dal gruppo Anglicus D rappresenta la sintesi di tutte le discussioni. “È stato osservato che molti giovani oggi, nel mezzo di una cultura postmoderna così marcata dal relativismo e dall’indifferentismo, hanno bisogno di chiarezza e confidenza nella dottrina della Chiesa”, mentre altri hanno insistito sul tema dell’ascolto.

Ma in generale è stato osservato che “parlando di una Chiesa che ascolta i giovani, l’Instrumentum Laboris inavvertitamente pone i giovani come qualcosa al di fuori della Chiesa, e invece si dovrebbe ricordare che noi li ascoltiamo come membri del corpo mistico”.

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