Sinodo, il Card. Montenegro: "La famiglia non alza bandiera bianca"

Il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento
Foto: Marco Mancini - Acistampa
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La XIV Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi è entrata nel vivo. I lavori proseguono e il confronto tra i Padri Sinodali si fa intenso. Delle prospettive del Sinodo e del tema centrale della famiglia Acistampa ha parlato in esclusiva con il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, moderatore del Circolo Minore “Italicus A”.

Eminenza, Lei è al debutto come Padre Sinodale.

Si, è la prima volta quindi sono venuto anche con tanta curiosità nel vedere come si svolgevano i lavori e un po’ alla volta sto imparando il mestiere.

Come si stanno svolgendo i lavori? Che clima si respira?

Io non percepisco un clima di pesantezza. E dico la verità. Ci sono opinioni diverse ma è normale: proprio perché è un Sinodo è dialogo, ognuno presenta il proprio punto di vista ed insieme si cerca di trovare una soluzione, un cammino comune ma non vedo né bracci di ferro né guerriglia.

Nelle relazioni dei Circoli Minori si è parlato di una impostazione troppo occidentale, ha avuto anche Lei questa sensazione?

Probabilmente una tendenza c’è.  Questo sì, perché sentendo anche qualche Padre orientale ho visto come hanno presentato punti di vista diversi dai nostri. Ecco, forse questo può essere un invito a guardare ancora di più lontano e non soltanto all’interno dei nostri confini occidentali.

La famiglia è il tema centrale del Sinodo. Ed è una realtà minacciata.

La famiglia resta sempre una ricchezza. È vero che ci sono venti da ogni parte, ma c’è anche tanta solidità. Penso a tante famiglie che conosco, nonostante le difficoltà cercano di vivere la loro fede e la Parola di Dio e per chi non è credente l’impegno ad una convivenza quotidiana: questo mi fa dire che il piatto ha due bilance: la famiglia deve essere attenta a tutto ciò che le gira intorno.

Quali le priorità per difendere e rilanciare la famiglia?

La presa di coscienza che c’è un progetto di Dio: per il credente è proprio questo. E’ un progetto che cerca il bene: il bene dei coniugi, il bene della famiglia e su questo binario che il buon Dio ci da la famiglia ogni giorno con la sua fatica quotidiana – che anche la situazione economica e sociale presenta – tenta di non perdere quel colore che il Signore ha dato alla famiglia.

La discussione sta entrando nel vivo. Cosa si aspetta da questi giorni di confronti con gli altri Padri Sinodali?

Non siamo in un ring. Abbiamo un atteggiamento di speranza e questo ci conforta. Si cerca quella Verità avvolta di misericordia, e quella misericordia che deve avere nel cuore la Verità e allora credo che se si continua a lavorare in questo rispetto che dovrebbe essere distintivo di ciascuno di noi e del nostro dialogo allora si andrà dalla parte che lo Spirito proporrà.

Il Cardinale Dolan ha detto che i Padri Sinodali sono qui come discepoli della Parola di Dio…

Credo che questa sia la prima dimensione che dobbiamo ricordare a noi stessi. Non dobbiamo correre il rischio di essere maestri prendendo le distanze dagli altri. Siamo qui come discepoli per ascoltare la Parola di Dio, e dobbiamo ascoltare la voce degli uomini e tentare di creare un rapporto stretto tra l’uno e l’altro, ecco questo ci fa essere discepoli. E il discepolo ha sempre qualcosa da imparare e da mettere dentro prima di darla agli altri.

Il Sinodo – ha detto il Papa – non è un luogo di compromesso. La dottrina della Chiesa su matrimonio e famiglia non cambia…

No, perché per noi è essenziale e fondamentale. Prima ho usato la parola colori… ecco ridare colore alla famiglia che tante volte può sembrare stanca, ma ci sono tanti che la portano avanti con fatica. La famiglia per noi è il centro della pastorale ed essere qui è per tentare di fare sì che tutti sentano la gioia di essere al centro dell’attenzione di Dio e della Chiesa. Quindi caricare la propria presenza all’interno della famiglia di quel coraggio che non fa alzare bandiera bianca davanti alle difficoltà e permette di andare avanti perché il bene della famiglia può diventare il bene della società. I valori vissuti da una famiglia diventano valori che poi si mettono in comune, in una maniera più larga.  

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