Stazioni quaresimali, la Salus Populi Romani a Santa Maria Maggiore

Il pellegrinaggio si ferma nella basilica dedicata a Maria davanti all'icona ora San Pietro

la icona originale Salus Populi Romani a Santa Maria Maggiore
Foto: Vatican Media
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Il pellegrinaggio stazionale torna a Santa Maria Maggiore, basilica cara a Papa Francesco, che la visita prima di ogni viaggio internazionale. Di solito si ferma davanti alla icona medievale chiamata “Salus Populi Romani” nella cappella Paolina, costruita apposta per l’icona alla sinistra della basilica nel XVII secolo da Papa Paolo V Borghese, lo stesso Papa che firma la facciata di S. Pietro. L’icona, dipinta su legno, rappresenta la Vergine con il bambino ed è stata datata al XII o XIII secolo, anche se alcuni pensano che sia molto più antica.

In questi giorni la copia dell’ Icona è a San Pietro, da qual 27 marzo in cui insieme al crocefisso di San Marcello è lo sfondo delle cerimonie papali.

Durante la sua prima visita da Papa a S. Maria Maggiore, Papa Francesco entrò anche nella grande Cappella Sistina di fronte, sul lato destro della basilica. In questa cappella, costruita da Papa Sisto V nel XVI secolo, Papa Francesco visitò la tomba di S. Pio V, un severissimo riformatore (1566-1572). L’enciclopedia Treccani racconta: “bandì il nepotismo, riformò la sua corte e il  clero romano, migliorò il collegio cardinalizio, esigendo da tutti grande severità di costumi.

Alla riforma del clero romano attese con energia, istituendo una commissione e prescrivendo con l'editto del 30 ottobre 1566 le norme per una vita veramente sacerdotale. Per la vigilanza sul clero nominò i visitatori, che furono rigorosissimi: molti preti indegni furono allontanati e i vescovi costretti all'osservanza dell'obbligo della residenza.” Tra molte altre opere, Pio V pubblicò il Catechismo romano, il breviario e il messale romano.

Pio V fu beatificato da Clemente X e santificato da Clemente XI (1712). La sua festa è il 30 aprile. Nel convento domenicano di S. Sabina sull’Aventino si può ancora visitare la cella in cui questo severo domenicano usava ritirarsi, trasformata successivamente in una cappella barocca. 

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