Steven Lopes, un vescovo cattolico alla guida di un ordinariato di ex anglicani

Il vescovo eletto, mons. Steven Lopes, con Papa Francesco
Foto: Ordinariate "The Chair of St. Peter"
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Un vescovo cattolico per un ordinariato personale di ex anglicani. Monsignor Steven Lopes, della diocesi di San Francesco, officiale della Congregazione della Dottrina della Fede, è stato nominato oggi vescovo ordinario dell’Ordinariato Personale the Chair of St. Peter. Con i galloni di vescovo, curerà lo sviluppo della nuova realtà ecclesiastica che lui stesso ha contribuito a far nascere e sviluppare.

L'ordinariato è uno dei frutti della costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus, con il quale Benedetto XVI permetteva a gruppi di anglicani che volevano entrare nella Chiesa cattolica di essere accolti mantenendo le loro tradizioni, con significative eccezioni quando si trattava di sacerdoti o addirittura vescovi sposati e con prole. Non era una rottura del celibato, ma una apertura a quanti – nella Comunione Anglicana – non erano più d’accordo con le spinte progressiste del Sinodo anglicano, che sono recentemente arrivate all’ordinazione delle donne vescovo.

Di quella Costituzione Apostolica era stato in gran parte responsabile monsignor Lopes, che ne aveva redatto una consistente parte, l’aveva vagliata e poi si era occupato anche di svilupparla concretamente, seguendo gli ordinariati che via via nascevano. La sua ordinazione episcopale è dunque segno della volontà di sviluppare questa speciale formula di comunione.

Fino ad ora, a guidare gli ordinariati erano stati sempre ex vescovi anglicani. Monsignor Lopes prende il posto del Reverendo Mons. Jeffreey Steenson. In una dichiarazione rilasciata sul sito dell’ordinariato personale, il vescovo eletto sottolinea che “attraverso il mio lavoro alla Congregazione della Dottrina della Fede, ho potuto conoscere personalmente preti e comunità di questo ordinariato della Cattedra di San Pietro. Hanno passione per la comunione della Chiesa e per la verità del Vangelo così come è nelle Sacre Scritture e nella Tradizione, cosa che mi riempie di gioia. Vedo la vitalità che l’Ordinariato porta alla Chiesa Universale, e so che c’è un brillante futuro in vista”.

Ma chi è monsignor Lopes? Classe 1975, della diocesi di San Francisco, è approdato alla Congregazione della Dottrina della Fede nel 2005, come segretario personale dell’allora Prefetto William Levada. In quegli anni, è stato anche professore aggiunto di teologia alla Pontificia Università Gregoriana e istruttore di omiletica al North American College a Roma.

Laureato all’Università di San Francisco, è stato in seminario a Saint Patrick, a Menlo Park, i in California. Nel 2005, ha completato un dottorato in teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana, con una dissertazione sulla “Teologia trinitaria dell’Eucarestia”.

Tra i suoi sponsor sembra ci sia anche il Cardinal Donald Wuerl, arcivescovo di Washington. La sua promozione sembra segnalare un ulteriore focus del Pontificato sul tema della comunione con gli anglicani.

In effetti, dall’anno della promulgazione della Costituzione Apostolica, gli ordinariati si sono moltiplicati, con anche un certo risentimento da parte della Comunione Anglicana, che della decisione del Papa di istituire gli Ordinariati era stata avvisata solo all’ultimo momento.

Da quanto è stato promulgato l’Anglicanorum Coetibus, sono stati istituiti tre ordinariati anglo-cattolici, nei quali sono entrati oltre 3 mila ex anglicani, distiribuiti in 90 comunità tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia.

I primi cinque vescovi anglicani ad entrare in comunione con Roma sono stati Andrew Burnham di Ebbsfleet, Keith Newton di Richborough, Johan Broadhurst di Fulham e Edwin Barnes e David Silk, entrambi già ritirati dal servizio attivo nelle loro comunità. Nel momento in cui diventano cattolici, gli ex vescovi anglicani perdono il titolo di vescovo, ma possono guidare l’ordinariato con il titolo di monsignore, pur con il diritto di portare i simboli pastorali della dignità di vescovo. L’episcopato è riservato a membri celibi, anche se poi c’è l’apertura per l’ingresso di sacerdoti sposati.

Certo, molti sono stati i problemi da risolvere, e monsignor Lopes se ne è occupato personalmente. Il primo problema era quello di una liturgia comune e propria. Poi quello di una armonizzazione dei vari riti da cui venivano gli anglicani, alcuni carismatici, altri latinizzanti, altri di gruppi senza contatti con la Comunione anglicana, altri della Chiesa Episcopale. Infine, il problema dei luoghi di culto, perché diventando cattolici perdevano i loro edifici e parte dei fedeli che seguivano abitualmente la messa. Per questo, ogni ordinariato si è dato una organizzazione, alcuni in luoghi affittati o prestati, altri, soprattutto negli Stati Uniti, facendo costruire edifici ex novo con le offerte dei fedeli.

Ad ogni modo, gli ordinariati sono ancora pochi, e con meno fedeli di quanto si sarebbe pensato. Alcuni sono stati assorbiti dalla parrocchia cattolica locale. Il numero di fedeli cresce quando c’è la proprietà di un luogo di culto, ma questo è un obiettivo ancora lontano per molti. C’è anche stato un incoraggiamento a sviluppare le conversioni da altre confessioni (metodisti, musulmani, atei) all’interno degli ordinariati.

Per ora – dati al 2014 – l’ordinariato di Gran Bretagna conta 40 comunità, con 86 sacerdoti, 1500 laici e due comunità religiose; l’ordinariato in Nord America ci sono 35 gruppi, 1600 laici e 40 sacerdoti; l’ordinariato australiano, l’ultimo in ordine di tempo, ha 12 comunità e 12 chierici, e il progetto di incorporare parrocchie dello Stretto di Torres.

La crescita comunque è lenta. La presenza di un vescovo cattolico a guidare l’ordinariato potrebbe ulteriormente svilupparla.

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