Sulla Tua parola getterò le reti. V Domenica del Tempo Ordinario

Gesù chiama Pietro e Andrea
Foto: pubblico dominio
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Il tema della Liturgia della Parola di questa domenica è l’esperienza dell’incontro con il Signore. Sia nella prima lettura che nel brano di Vangelo il momento della vicinanza con il Signore coincide con la presa di coscienza della propria indegnità, della grande distanza e diversità che esiste tra noi e Lui a causa del nostro peccato.

Il riconoscimento della propria povertà e fragilità dovuta al peccato non devono divenire, tuttavia, motivo di disperazione o di avvilimento, ma di apertura fiduciosa alla Grazia del Signore che è capace di rinnovare la vita. Infatti, se l’incontro con il Signore suscita in Pietro una “crisi”, uno sconvolgimento radicale, da essa, però, nasce una possibilità più grande: da pescatore di pesci è chiamato a divenire pescatore di uomini.

La crisi in Pietro nasce da un comando del Signore. Lui e i suoi compagni sono reduci da una pesca infruttuosa che li ha visti impegnati, senza successo, tutta la notte. Il sole è ormai alto, e quindi il momento favorevole per la pesca è passato, quando Gesù, contro ogni logica umana, ordina di prendere il largo e di gettare le reti. Pietro sa molto bene che quanto gli viene chiesto è fuori della norma, va oltre il buon senso, tuttavia obbedisce. Accettando di gettare le reti in pieno giorno rinuncia alle proprie competenze, alle proprie sicurezze e alle proprie considerazioni umane per fidarsi del Signore: “sulla tua parola getterò le reti”. E non rimane deluso! La pesca affidata solo alle proprie forze, senza la presenza di Gesù è il luogo del fallimento, ma una volta che essa è abitata da Cristo diviene feconda: “presero una quantità enorme di pesci”.

Pietro, dunque, avverte che quella pesca così abbondante è il frutto di un intervento che va oltre le possibilità umane e riconosce che davanti a lui gli sta Uno che lo supera e lo invita a non confidare solo nelle proprie capacità e intelligenza, perché chi dona pienezza alla vita è solo il Signore.

Il riconoscimento della distanza che c’è tra lui e il Signore, lo porta a confessare il proprio peccato: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Ma Gesù non si allontana, anzi chiama Pietro e i suoi compagni a seguirlo. Vede che cosa possono diventare una volta che si sono lasciati purificare dal suo amore e dalla sua amicizia.

Accolta la chiamata “lasciarono tutto”. Accettano di legarsi al Signore fino in fondo. Si rendono, cioè, disponibili per il Signore e il suo Vangelo in maniera incondizionata, irrevocabile per divenire pescatori di uomini in ogni ora del giorno e della notte ben consapevoli che il frutto del loro apostolato è sempre il risultato di un miracolo, cioè di un intervento di Cristo.

Le tante difficoltà presenti dentro e fuori della Chiesa possono portarci, a volte, a pensare che il Vangelo sia divenuto estraneo al mondo e quindi non valga la pena di impegnare la vita per una causa che sembra persa in partenza. L’intero episodio è un invito alla fiducia nel Signore.

Oggi il Signore, dunque, ci educa al coraggio che può venire dall’affidare tutto di noi a LUI, perché il servizio al quale ci chiama si fonda non sulle nostre qualità personali o sulle nostre forze o sulla quantità di mezzi, ma sul fatto che Gesù ci ha chiamati. Cristo ha preso al suo servizio dei peccatori, ma la nostra forza sta nel fatto che egli ha pregato per noi, ha rivolto il suo sguardo pieno d’amore su ciascuno di noi e ci ha affidati alla sua Grazia. Questa è attiva nonostante la nostra povertà e pochezza.

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