Terremoto, le suore di Cascia tornano in convento. "Non volevamo abbandonarvi!"

La celebrazione della riapertura della Basilica di Santa Rita a Cascia
Foto: Diocesi di Spoleto - Norcia
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“Non volevamo lasciarvi, non vi abbiamo mai lasciato. Abbiamo sempre tanto pregato per voi”. Così suor Natalina Todeschini, made badessa del monastero di Santa Rita da Cascia, ha ringraziato i fedeli al ritorno nel convento di Santa Rita, dopo la riapertura della Basilica di Santa Rita da Cascia. La basilica – che dopo il sisma necessitava qualche intervento di messa in sicurezza – è stata riaperta nella seconda domenica di Avvento, con una celebrazione dell’arcivescovo Renato Boccardo di Spoleto-Norcia, che aveva sottolineato: “Cascia con la riapertura della Basilica di Santa Rita è il primo anello di una lunga catena di ricostruzione di case e chiese. Siamo qui per dire tutti insieme che ricominciare è possibile”. E che a Cascia la vita quotidiana sta riprendendo si è compreso dal ritorno delle suore agostiniane nel convento di santa Rita, dopo l’evacuazione del terremoto del 30 ottobre con una celebrazione eucaristica presieduta dal Rettore, padre Bernardino Pinciaroli. Con ACI Stampa, la madre badessa parla della situazione post sisma.

Quale è la situazione dopo il sisma del 30 ottobre?

Grazie a Dio, il terremoto non ha portato vittime tra la popolazione, anche se la paura è stata ed è ancora forte nei cuori di ciascuno di noi. Ci affidiamo al Signore e con la preghiera assidua invochiamo l’intercessione di Santa Rita per tutti coloro che stanno soffrendo. Come nel resto della città di Cascia, la forte scossa del 30 ottobre ha causato danni alle case e agli edifici in generale, anche al Monastero e alla Basilica di Santa Rita. Non saprei dire più precisamente di che livello di gravità si tratti, l’entità dei danni la si sta verificando in questi giorni difficili e di grande impegno da parte di tutti. Dopo un imponente lavoro di messa in sicurezza della cupola e di altre parti del Santuario, la Basilica di Santa Rita è stata riaperta il 4 dicembre scorso, con priorità massima, proprio per dare un messaggio di speranza al mondo e alla popolazione locale, consentendo così ai tanti devoti di riavvicinarsi, anche fisicamente, al corpo della patrona dei casi impossibili, la nostra amata Sorella Rita da Cascia, che è custodito in un’urna all’interno della Basilica.

Come si può vivere questa situazione post terremoto nella fede?

Celebrando ogni giorno il dono della vita. Noi monache ci siamo dette tante volte: con quello che è successo a Norcia e a Cascia nessuno di noi è morto, i nostri santi ci hanno protetto. Penso che sia doveroso ringraziare il Signore e i nostri santi per il dono della vita. Abbiamo passato 42 giorni fuori dal Monastero Santa Rita, la nostra casa, ma vi dico la verità… partire è stata una decisione sofferta e difficile: la nostra comunità è composta da monache molto anziane e con problemi di salute. Per tutelare le consorelle più in difficoltà, ai primi di novembre, abbiamo deciso di spostare buona parte della comunità all’Eremo di Lecceto, dove le nostre consorelle agostiniane ci hanno offerto accoglienza. Nonostante ciò, per continuare ad assicurare conforto e supporto a quanti ne hanno avuto bisogno, alcune consorelle sono rimaste a Cascia, ospiti presso la casa dei padri agostiniani, nel convento Sant’Agostino e Santa Rita, ritenuto più sicuro non avendo riportato danni. Abbiamo sempre tanto pregato per tutte le persone che si sono trovate ad affrontare questa situazione drammatica e, con grande gioia, abbiamo sperimentato tanto affetto, tanto amore, a partire dalle monache dell’Eremo di Lecceto, fino ai numerosi volontari che si sono adoperati per la rinascita del Santuario di Cascia… tanta provvidenza, tante manifestazioni d’amore e di solidarietà!

Rita è la santa delle cose impossibili: come vivere senza essere sopraffatti dallo scoraggiamento?

La nostra cara Rita è conosciuta da tutti come la santa dei casi impossibili. Ecco, Rita da Cascia ci dà forza ricordandoci proprio questo: che a Dio nulla è impossibile, se ci affidiamo a Lui, tutto diventa possibile. Questo terremoto è stata una prova ed ha suscitato tanto amore, gli uni verso gli altri. E’ stato meraviglioso vedere quanto bene il Signore mette nel nostro cuore: questa è la grazia grande che abbiamo ricevuto. Il terremoto ci ha insegnato a essere più essenziali: a volte siamo attaccati troppo alle cose della terra e questo non ci aiuta. Non soltanto a Natale, ma ogni giorno dell’anno, dobbiamo vivere più uniti al Signore. Il Signore ci ama, sempre, nonostante le prove che ci troviamo a vivere e che ci porterebbero a pensare il contrario. Dobbiamo apprezzare la vita nella sua totalità, anche le prove, come i bei momenti, ci uniscono di più tra di noi. Santa Rita ci insegna ad avere fiducia nelle persone. Ecco perché, nonostante le difficoltà della vita, serbo la speranza che, affidandoci a Dio Padre, conosceremo la nostra salvezza. Molte famiglie e, più in generale, molte persone stanno pagando sulla propria pelle le conseguenze della devastazione portata da calamità come questa del terremoto. A noi consorelle agostiniane, santa Rita ha lasciato una grande eredità. Lei, che nei vari stati della sua vita ha messo sempre Cristo al primo posto e davanti a Lui Crocifisso ebbe la forza di perdonare coloro che avevano distrutto la sua famiglia con l’uccisione del marito, ci insegna ad amare sempre e comunque Dio e i fratelli, a vivere il Vangelo fino a dare la vita per amici e nemici. Sì, anche noi, come Santa Rita, vogliamo donare la vita per amore, senza riserve, per diffondere speranza, incontrare il Signore e aprire gli occhi sulla sofferenza di tanti fratelli, per essere presenti dove i fratelli sono nel bisogno e portare il conforto di Dio.

Come è scandita la vostra giornata?

Nel monastero Santa Rita da Cascia, noi agostiniane di vita contemplativa, viviamo secondo la Regola e la Spiritualità di sant’Agostino. Il nostro apostolato consiste nell’ ‘evangelizzazione del cuore’, attraverso le vie dell’interiorità. Per aiutare l’uomo a ritrovare se stesso e la sua vera libertà, ovvero: ad avvicinarsi a Dio, che ognuno di noi desidera incontrare dal profondo del suo cuore. In questo senso, credo che la nostra missione abbia valore oggi più che mai. E’ nostro dovere di monache, quello di ricordare qual è la strada che conduce alla salvezza. Con tutte noi stesse, operiamo per portare il Vangelo nei cuori, attraverso la preghiera e l’ascolto del prossimo, affinché tutti siano liberi in Cristo. Anche per noi suore di vita contemplativa, questi sono giorni vissuti al di fuori dall’ordinario, ma lentamente le cose torneranno alla normalità. Nell’ordinarietà che stiamo cercando di ripristinare, la giornata è scandita dalla preghiera e dal lavoro; uno dei nostri compiti è il ministero della consolazione, ovvero l’ascolto e il conforto che cerchiamo di assicurare alle persone che si rivolgono a noi di persona, telefonicamente, per email. Poi c’è l’accoglienza delle intenzioni di preghiera dei pellegrini davanti all’urna di Santa Rita. Portiamo avanti, inoltre, le opere di carità, prima fra tutte: l’Alveare di Santa Rita. L’Alveare è una casa d’accoglienza dove ci prendiamo cura di bambine e ragazze provenienti da famiglie che vivono una condizione di disagio economico e sociale. La struttura si trova qui, accanto al monastero. Nel nostro piccolo, operiamo per continuare a dare conforto a tutte le persone che soffrono, affinché possano ritrovare, possiamo trovare insieme la forza di rinascere, di ricostruirci e ricostruire con la forza dell’amore e della solidarietà.

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