Tragedia di Casteldaccia, Lorefice: "Abitare la terra da custodi sapienti"

L'Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice
Foto: Arcidiocesi di Palermo
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"Dobbiamo fermarci, non possiamo proseguire oltre, indifferenti, dinanzi a tanta sofferenza. Dobbiamo sentire queste morti, far nostro questo dolore, compatirlo, portarlo insieme a quanti ora ne sono schiacciati. Dobbiamo cambiare. Tutti. Dobbiamo convertirci". Lo scrive in un messaggio l'Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, in occasione dei funerali delle 9 persone morte nell'alluvione di Casteldaccia - tre giorni fa - nei pressi del capologuo siciliano. Monsignor Lorefice è fuori città e non ha potuto presiedere la Messa esequiale.

"Sento l’urgenza - ha scritto il presule - di far giungere a voi la mia voce in un momento di dolore così forte e lacerante. Di fronte alla morte innocente e allo strazio di chi resta non possiamo che levare lo sguardo verso il nostro Signore. Egli non offrì mai spiegazioni alle tragedie umane, ma si fece carico, con una commozione intensa, dei nostri smarrimenti e dei nostri lutti". 

"Gesù - ha concluso l'Arcivescovo - facci guardare al mondo e agli uomini con i tuoi occhi, con stupore, rispetto, attenzione, amore. Facci abitare la terra da custodi sapienti e da pellegrini impavidi, non da padroni stanziali. Facci avvicinare ad ogni dolore per stendere le mani e toccarlo, assumerlo, fino a sentirlo nelle nostre viscere".

Nell'omelia invece il Vicario generale monsignor Giuseppe Oliveri ha chiesto giustizia. "Siamo ancora tutti sgomenti e increduli - ha detto durante il rito funebre nella Cattedrale di Palermo - di fronte a quanto è accaduto tre giorni fa; ma più di tutti lo sono i familiari e gli amici di queste vittime innocenti. Certo, è lecito e forse anche doveroso, che anche ci si interroghi a tutti i livelli per cercare di dare una spiegazione a quello che appare inspiegabile e, comunque, inaccettabile. Ma speriamo vivamente che lo si faccia non per alimentare inutili polemiche o favorire il ben noto e insopportabile rimpallo di responsabilità, quanto per rendere giustizia, nella verità, a chi non c’è più e porre i necessari provvedimenti affinchè si eviti il ripetersi di tali eventi".

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