Ucraina, bambini dell’utero in affitto abbandonati. I vescovi: “No a questo traffico”

Un appello congiunto del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina e della Conferenza Episcopale di rito latino dice no all’utero in affitto. Shevchuk: “È un doppio crimine”

Il video della Biotexcom che mostra i bambini figli di maternità surrogata nell'Hotel Venezia a Kiev
Foto: YouTube
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Bandire la pratica della maternità surrogata; condannare le istituzioni che la praticano e la promuovono; promuovere una legislazione per la famiglia. A seguito dello scandalo dei bambini figli di maternità surrogata messi in attesa e praticamente abbandonati in un hotel di Kiev, i vescovi di rito bizantino e latino di Ucraina firmano un appello congiunto dai toni durissimi contro quella che l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, parlando con ACI Stampa, definisce “un doppio crimine”, contro la dignità della donna e contro i bambini che sono fatti oggetto di traffico.

Cosa ha portato a questa drammatica presa di posizione da parte dei vescovi ucraini? In Ucraina, è permessa la pratica della maternità surrogata, o dell’utero in affitto, e non è nemmeno molto regolamentata. In molti allora si rivolgono a società ucraine per avere un bambino da una madre surrogata. Il contratto è delineato nei minimi dettagli. Una volta nato, il bambino viene portato via dalla madre naturale e dato alla coppia "committente".

Il problema è che la pandemia del coronavirus impedisce di viaggiare, e per questo gli aspiranti genitori non sono potuti andare a prendere i bambini. Così, lo scorso 30 aprile, la clinica Biotexcom ha messo in rete un video per rassicurare i clienti. Ci sono decine di culle allineate in un hotel di Kiev, l’Hotel Venezia diventato una sorta di nursery, e con loro baby sitter e puericultrici che accudiscono i neonati. Sono in tutto 46 bambini. Una voce fuori campo dice: “Cari genitori, se ora non potete attraversare il confine e venire in Ucraina per prendere il vostro bambino, non disperate. Alcuni Stati sono già andati incontro ai propri cittadini e hanno avviato il processo”.

Ha l'intenzione di essere un video rassicurante. In realtà, il video mette in luce la realtà allucinante della maternità surrogata. I bambini sono trattati come merci e in questo momento sono abbandonati a loro stessi, mentre la madre naturale non ha più possibilità di contatto con loro. “Non possiamo sapere come vengono curati”, dice l’arcivescovo maggiore Shevchuk ad ACI Stampa.

Da qui, l'urgenza dell’appello, firmato dallo stesso capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina e dall’arcivescovo latino di Leopoli Mieczysław Mokrzycki, che funge da presidente ad interim della Conferenza Episcopale Ucraina.

“La pandemia del coronavirus – si legge nell’appello – ha portato alla luce molte patologie nella vita della società contemporanea. Una di queste è la maternità surrogata, vale a dire trattare persone come merci che possono essere ordinate prodotte e vendute”.

I vescovi sottolineano di aver posto il problema ripetutamente alle autorità locali, regionali, nazionali, perché chiamati all’azione da questo “calpestamento della dignità umana”.

Riferendosi al video della BioTexCom, i vescovi sottolineano che i 46 bambini erano “in moderne incubatrici, privati del tocco materno, del calore dei genitori, della cura gratuita e del necessario amore”, ed erano mostrati come “un prodotto acquistato per acquirenti che non si erano presentati”.

Si tratta, affermano i vescovi, di una “dimostrazione di disprezzo per la dignità della persona umana”, che è stata resa possibile “dalla legalizzazione della cosiddetta maternità surrogata”.

Questa “non dovrebbe mai essere chiamata maternità”, anche perché porta “insopportabile sofferenza e persecuzione al bambino e alla madre che lo ha portato, ai membri della sua famiglia, e a quelli che producono bambini come se fossero animali”.

Per questo, i vescovi latini e greco cattolici ucraini sottolineato che la pratica della maternità surrogata, in qualità, scopo e mezzi, è “inaccettabile”, come è inaccettabile anche la maternità surrogata cosiddetta altruistica, perché “se anche l’intenzione della madre surrogata è buona, i mezzi e l’oggetto stesso sono cattivi”.

Ancora più duro è il giudizio morale sulle basi commerciali della maternità surrogata, perché “aggiungo il male morale di comprare e vendere funzioni del corpo della persona del neonato”.

Per i vescovi, ogni bambino “è un dono di Dio che dovrebbe essere accettato con gratitudine nella vita naturale, ha il diritto di essere concepito in maniera naturale e ha il diritto di nascere in una famiglia e di essere cresciuto in una atmosfera di amore da un padre e una madre”.

La maternità surrogata “viola tutti questi diritti” e la sua possibilità legislativa “rende impossibile all’Ucraina il percorso verso lo sviluppo, il percorso della grande eredità europea”, anzi “scredita l’Ucraina nella società europea”.

I vescovi, dunque, supportano l’appello del Commissario per i Diritti Umani del Parlamento Ucraino per “bandire il traffico internazionale di bambini a livello legislativo in Ucraina”, ed esortano e richiedono che la maternità surrogata “sia bandita in ogni forma (altruistica e commerciale)” e che ai neonati sia assicurata “protezione appropriata e la possibilità di essere adottati nelle famiglie”.

I vescovi condannano inoltre “un numero di istituzioni internazionali per questo vergognoso fenomeno”, e si appellano alle autorità di Stato perché “diano finalmente attenzione alle politiche famigliari in Ucraina, creando un corpo governativo appropriato che possa prendersi cura delle famiglie ucraine ed assicurare alle madri ucraine che non devono fare commercio dei loro corpi e dei bambini che portano per la sopravvivenza loro e delle loro famiglie”.

Parlando con ACI Stampa, l’arcivescovo maggiore Shevchuk, capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ha voluto reiterare che “i contratti di maternità surrogata, che abbiamo analizzato, sono contratti di schiavitù, stipolati fra una donna che è costretta a fornire questo tipo di servizio e una azienda che si fa mediatore”.

La donna – prosegue l’arcivescovo maggiore – “si vende, non si tratta di un affitto. È un crimine contro la dignità della donna, ma è anche un crimine contro i bambini, che diventano oggetto di commercio, con un mercato che in questi ultimi anni in Ucraina hanno raggiunto delle dimensioni spaventose”.

L’appello è nato perché “i vescovi non potevano restare indifferenti” e stanno denunciando la situazione e “collaborando con organismi statali per cambiare la legge”. Sua Beatitudine Shevchuk sottolinea che si cerca anche di “assistere questi bambini, ma non abbiamo accesso ai bambini”.

L’arcivescovo maggiore afferma che il problema c’è “da tempo” e denuncia anche la corruzione di politici interessati a mantenere il commercio. Per ora, ci si concentra sulla realtà locale, cercando una collaborazione internazionale, ma anche portando avanti un percorso ecumenico, perché “tutti i cristiani in Ucraina sono d’accordo, hanno tutti gli stessi valori fondamentali”.

Sono molte le lobby che hanno cercato di far legalizzare la maternità surrogata in Europa. Ma il no all’utero in affitto è stato portato avanti da molti. Dal mondo femminista era arrivato un alt decisivo alla pratica nel febbraio 2016, con una Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata”.

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