Una spada crociata ci ricorda le tante chiese costruite in Terra Santa dai Cavalieri

Castelli, cappelle, basiliche e la ricostruzione del Complesso del Santo Sepolcro

La spada crociate ritrovata davanti al Monte Carmelo
Foto:  Anastasia Shapiro, Israel Antiquities Authority
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Qualche settimana fa la notizia di un ritrovamento archeologico nel mare di Israele, al largo della costa del Monte Carmelo, ha fatto il giro del mondo. Shlomi Katzin facendo immersioni ha trovato diversi antichi manufatti sul fondo del mare, apparentemente scoperti dalle onde e dalle correnti sotterranee che avevano spostato la sabbia. Il più significativo è una spada con una lama lunga un metro e un'elsa lunga 30 cm.

Le autorità delle antichità israeliane hanno riconosciuto una spada “conservata in perfette condizioni, è un reperto bello e raro ed evidentemente apparteneva a un cavaliere crociato". La costa del Carmelo ha molte insenature naturali perfetto riparare le navi dalle tempeste. Attorno a quelle più grandi sono sorte antiche città portuali, come Dor e Atlit. 

I crociati, cavalieri di cui si è scritto tra storia e leggende, quelli che andarono a liberare la Terra Santa dal dominio islamico dei luoghi santi, alcuni dei quali, come la basilica del Santo Sepolcro, erano stati quasi rasi al suolo nel 1009. 

I crociati non solo guerrieri ma grandi architetti, costruttori di castelli e di chiese. Alcuni costruite ex novo, altre ricostruite dopo le devastazioni magari su antiche vestigia bizantine. 

La storia della architettura crociata in Palestina è ricca ma ancora poco conosciuta ed è legata al Regno crociato di Gerusalemme che andava dall’attuale stato del Libano, attraverso Israele, sino allo stato di Giordania, sino al Mar Rosso.

Nel 1100 Baldovino di Fiandra divenne il re e lo rimase fino al 1118. Si susseguono vari sovrani fino a quando nel 1187, la città di Gerusalemme cade in mano al Saladino. Il Regno si ritira alla costa da Beirut a Giaffa e sopravvive per circa cento anni. 

Partiamo da Nord. Nel 1113 i cavalieri di San Giovanni iniziarono la costruzione della chiesa latina dedicata al proprio santo tutelare a Beirut che, dopo la conquista saracena, divenne la grande moschea di Omar, ma ancora è evidente lo stile crociato. Anche a Tiro la cattedrale era stata costruita dai crociati ed era usata per l’incoronazione dei re latini di Gerusalemme quando, dopo la riconquista islamica della Città Santa, la capitale fu portata nella vicina Acri.

Acri recuperata dai cristiani dopo un lungo assedio dal 1189 al 1191, fu il più importante baluardo crociato in Terra Santa, l’ultimo a tornare, nel 1291, ai musulmani guidati dal sultano al Ashraf ed ebbe il ruolo di capitale del regno che ormai era solo una strisci di costa e il corridoio che permetteva l’arrivo al Santo Sepolcro.

Dopo il 1291 persino il portale della chiesa di S. Anna, fu smontato, trasportato al Cairo usato all’ingresso ad una moschea.

Ad Acri c’è anche la cosiddetta cripta di San Giovanni. Oggi è interrata ma di fatto potrebbe essere addirittura un refettorio data la forma. 

I crociati avevano ad Acri un vero centro di accoglienza per i pellegrini, un castello con  una chiesa a pianta ottagonale. A Cesarea all’interno della cinta muraria si trova, oggi tra le rovine, una chiesa a pianta basilicale. Anche questo edificio divenne moschea.

Se si arriva a Ramla, lasciando la costa, la grande moschea di Jami el Kebir altro non è che la cattedrale cristiana dedicata, a San Giovanni, il santo prediletto dai cavalieri d’oltremare. Sempre una basilica romanico-crociata è a tre navate absidate. Nonostante l’uso come moschea è ancora chiaro lo stile cristiano.  In Galilea sono molti i resti di castelli e fortezze in particolare tra il lago di Tiberiade e le alture del Golan. Molti questi castelli custodivano una cappella per il culto. 

Significativo nella regione di Tiberiade è il castello di Belvoir. All’interno di una doppia cinta muraria l’ingresso alla chiesa posta al centro del complesso. 

Arrivando a Nazareth i crociati si presero cura della basilica di Costantino sul luogo della Casa di Maria con integrazioni e aggiunte. Ma con l’arrivo dei mamelucchi, la città e la basilica costantiniano-crociata furono ridotte ad un cumulo di rovine.

A Sebaste, oggi Sebastiya, nel 1165 venne costruita una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, impiantata sulle rovine di un preesistente luogo di culto bizantino, una basilica a tre navate. L’architettura è ormai segnata dal gotico ancora riconoscibile nonostante il riuso come moschea.

Particolarmente interessante la chiesa di Ramla, anche questa convertita in moschea e di cui è difficilissimo trovare immagini. 

Nei pressi del sito ove i crociati identificarono la città di Emmaus si trova el Qubeiba, che conserva alcune case del quartiere crociato.E anche in questo caso, la chiesa in stile crociato occidentale riesce ad emergere sotto la decorazione della moschea.

Nel cammino verso Gerusalemme si incontra anche un monastero, Abu Gosh, che fu costruito dai crociati su una preesistente cisterna romana. La chiesa conventuale è stata assegnata nel XIX secolo allo stato francese e gestita dall’ordine benedettino di Monte Oliveto. 

Interessante la storia degli affreschi romanici abbandonati dai musulmani che ridussero il locale a stalla e che sono stati pazientemente restaurati, con diversi episodi biblici. 

Un’altra piccola abbazia è a Nabi Samouil, sul luogo di culto del biblico profeta Samuele. Era luogo si ristoro per i pellegrini.

A Gerusalemme i cavalieri costruirono moltissimi edifici, ma ovviamente l’edificio più significativo è il complesso del Santo Sepolcro. 

I maestri costruttori occidentali hanno unito tre luoghi di culto il Martyrion, basilica a cinque navate costruita sul luogo di rinvenimento della Croce; il chiostro del Calvario con la nuda roccia; l’Anastasis edificio circolare di stile romano al cui centro sorge l’edicola con la tomba di Cristo.  Era una delle poche parti sopravvissute alle devastazioni del 1009, perché -  scrive il cronista arabo dell’XI secolo Yahya ibn Sa’id al-Antaki-  Il Califfo fatimide Al-Hakim bi-Amr Allah o ordinò al governatore della Palestina Yaruk di “demolire la chiesa (il Santo Sepolcro n.d.r.) e rimuoverne ogni suo simbolo, distruggendone ogni traccia e ricordo”. Inoltre, il figlio di Yaruk “rapinò tutti i sacri arredi che vi si trovano e fece abbattere la chiesa fino alle fondamenta, risparmiando ciò che era impossibile distruggere..”.

 Gerusalemme custodisce anche un altro gioiello crociato che ancora è una chiesa: Sant’ Anna.  Perfettamente conservata anche grazie al fatto che venne donata a Napoleone III dai sultani per l’aiuto avuto nella guerra in Crimea, oggi è gestita dai Padri d’ Africa.

Altro luogo simbolo è il Cenacolo un’ampia aula rettangolare che i crociati ricavarono nel XIII secolo su un precedente luogo di culto di epoca romana.   Da non dimenticare la Cappella dell’Ascensione. 

Betlemme invece vide pochi interventi architettonici, la basilica giustinianea aveva resistito e furono aggiunti i meravigliosi mosaici da poco restaurati. 

La riconquista musulmana portò al riuso di molte strutture anche nei castelli  dove, essendo i crociati parte di ordini monastico cavallereschi, grande spazio avevano aule e cappelle che richiamavano le proporzione del Tempio di Gerusalemme. 

E quello che i crociati avevano imparato costruendo in Medio Oriente con cognizioni latine, lo riportarono in Europa diffondendo nella costruzione delle cattedrali gotiche una nuova scienza costruttiva. 

Quasi tutte le chiese che i crociati lasciarono in Terra Santa furono convertite in moschee dopo la riconquista saracena, ma conservano la struttura originale tutta latina e cristiana.

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