Venerdì Santo. Cantalamessa: "La Chiesa deve coltivare il dono dell'unità"

"Primogenito tra molti fratelli", il tema dell'omelia di Padre Raniero Cantalamessa durante la Celebrazione della Passione del Signore presieduta da Papa Francesco

Papa Francesco, Celebrazione della Passione
Foto: Vatican Media / ACI group
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L’immagine del Papa prostrato dinanzi alla Croce apre la celebrazione della Passione del Signore. Nel pomeriggio del Venerdì Santo, nella Basilica Vaticana, è il Papa a guidare la liturgia, ma è il predicatore della Casa Pontificia, il Cardinale Raniero Cantalamessa, ad offrire una riflessione.

Il predicatore parla del valore della parola "fratello" nell'omelia del Venerdì Santo presieduta dal Papa. All'Altare della Cattedra, quest'anno con pochi fedeli, il predicatore sceglie il tema "Primogenito tra molti fratelli".
Dopo la processione iniziale, il Papa compie la prostrazione sotto i gradini del presbiterio. Il triplice svelamento della Croce precede l’atto di adorazione. Dopo aver adorato la Croce, il Papa la presenta all’adorazione silenziosa dell’assemblea.

Durante la Liturgia della Parola viene letto il racconto della Passione secondo Giovanni e il Cardinale Cantalamessa apre l'omelia citando l'ultima enciclica del Papa, "Fratelli tutti" e invita i fedeli ad una riflessione profonda sulla fraternità. "Il mistero che stiamo celebrando ci spinge a concentrarci proprio su questo fondamento cristologico della fraternità, perché è sulla croce che essa fu inaugurata", spiega il Predicatore.

Continua così il Cardinale: "Fratello è quello che la Bibbia chiama il prossimo. Ma accanto a tutti questi significati antichi e conosciuti, nel Nuovo Testamento la parola fratello va sempre più chiaramente indicando una categoria particolare di persone. Fratelli tra di loro sono i discepoli di Gesú, quelli che accolgono i suoi insegnamenti. In questa linea, la Pasqua segna una tappa nuova e decisiva. Grazie ad essa, Cristo diventa il primogenito tra molti fratelli. I discepoli diventano fratelli in senso nuovo e profondissimo: condividono non solo l’insegnamento di Gesú, ma anche il suo Spirito, la sua vita nuova di risorto. Dopo la Pasqua, questo è l’uso più comune del termine fratello; esso indica il fratello di fede, membro della comunità cristiana. Fratelli “di sangue” anche in questo caso, ma del sangue di Cristo! Questo fa della fraternità in Cristo qualcosa di unico e di trascendente, rispetto a ogni altro genere di fraternità ed è dovuto al fatto che Cristo è anche Dio".

Alla luce di tutto questo il Cardinale Cantalamessa invita tutti ad una riflessione attuale. "La fraternità si costruisce cominciando da vicino, da noi, non con grandi schemi, con traguardi ambiziosi e astratti. Questo significa che la fraternità universale comincia, per noi, con la fraternità nella Chiesa Cattolica. Lascio da parte, per una volta, anche il secondo cerchio che è la fraternità tra tutti i credenti in Cristo, cioè l’ecumenismo. La fraternità cattolica è ferita! La tunica di Cristo è stata fatta a pezzi dalle divisioni tra le Chiese; ma - quel che non è meno grave - ogni pezzo della tunica è spesso diviso, a sua volta, in altri pezzi. Parlo naturalmente dell’elemento umano di essa, perché la vera tunica di Cristo, il suo corpo mistico animato dallo Spirito Santo, nessuno la potrà mai lacerare. Agli occhi di Dio, la Chiesa è una, santa cattolica e apostolica, e tale rimarrà fino alla fine del mondo", commenta dinanzi al Papa Cantalamessa.

Qual è la causa più comune delle divisioni tra i cattolici? Risponde il Cardinale durante questo Venerdì Santo 2021: "Non è il dogma, non sono i sacramenti e i ministeri: tutte cose che per singolare grazia di Dio custodiamo integri e unanimi. È l’opzione politica, quando essa prende il sopravvento su quella religiosa ed ecclesiale e sposa una ideologia, dimenticando completamente il valore e il dovere dell’obbedienza nella Chiesa. È questo, in certe parti del mondo, il vero fattore di divisione, anche se taciuto o sdegnosamente negato. Questo è un peccato, nel senso più stretto del termine".

"Dobbiamo imparare dal Vangelo e dall’esempio di Gesú. Intorno a lui esisteva una forte polarizzazione politica. Esistevano quattro partiti: i Farisei, i Sadducei, gli Erodiani e gli Zeloti. Gesú non si schierò con nessuno di essi e resistette energicamente al tentativo di trascinarlo da una parte ovdall’altra. La primitiva comunità cristiana lo seguì fedelmente in questa scelta. Questo è un esempio soprattutto per i pastori che devono essere pastori di tutto il gregge, non di una sola parte di esso. Sono essi perciò i primi a dover fare un serio esame di coscienza e chiedersi dove stanno portando il proprio gregge: se dalla propria parte o dalla parte di Gesù", suggerisce il predicatore Cantalamessa.

Il Cardinale conclude infine la sua omelia: "Se c’è un dono o un carisma proprio che la Chiesa Cattolica deve coltivare a beneficio di tutte le Chiese, esso è quello dell’unità. Il recente viaggio del Santo Padre in Iraq ci ha fatto toccare con mano cosa significa, per chi è oppresso o reduce da guerre e persecuzione, sentirsi parte di un corpo universale, con qualcuno che può far udire il tuo grido al resto del mondo e fare rinascere la speranza. Ancora una volta si è realizzato il mandato di Cristo a Pietro: Conferma i tuoi fratelli”.

Il Venerdì Santo si conclude con la Via Crucis guidata da Papa Francesco in Piazza San Pietro.

 

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