Venezia, il Patriarca Moraglia: "Gesù è la vera ripartenza"

Lettera del Patriarca Moraglia per accompagnare la “ripresa” | “Gesù è la vera ripartenza”, per riprendere con speranza e scelte concrete di fede e carità

Patriarca Moraglia
Foto: Patriarcato di Venezia
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"Ci prepariamo a vivere il tempo non certo facile della ripartenza che porterà con sé problematiche già vissute e l’accentuarsi di sofferenze legate alla crisi socioeconomica. La convivenza con Covid-19, purtroppo, è destinata a protrarsi nel tempo. Iniziamo, quindi, una vera attraversata del deserto che non sarà facile e in cui le nostre comunità sono chiamate a riscoprire la virtù cristiana della speranza, guardandosi e dal facile sconforto e dall’ottimismo di maniera, consapevoli che Gesù risorto non abbandona coloro che si affidano a Lui".

Scrive così il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia nella lettera pastorale ai fedeli in vista della prossima “ripresa”: la lettera è intitolata “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì” (1Re, 17,16) ed è datata 15 agosto 2020.

"Dobbiamo guardarci dalle modalità che in tempo di emergenza ci hanno aiutato e si sono rivelate provvidenziali ma che non possono essere la normalità. La fede è vita, non lezione a distanza, vita che s’irradia da cuore a cuore con la testimonianza personale. Le eccezioni, quindi, devono rimanere tali - scrive ancora il Patriarca nella lettera - La vita del cristiano è così scelta di fede e carità che debbono essere concretamente riscontrabili nella vita di tutti i giorni. Rifuggiamo dalla nostalgia di un passato non più esistente e da visioni ideologiche che mortificano il senso stesso della fede e della carità, atteggiamenti che ci rinchiudono in un mondo virtuale, al fuori della storia… Non andando a rimorchio di alcuna parte politica, vogliamo guardare con simpatia alla società, alle sue urgenze e necessità con sguardo fedele al Vangelo, attento all’uomo concreto e al bene comune”.

Nella lettera vengono poi indicate dal Patriarca proposte specifiche: “Ripartiamo da gesti semplici, concreti, quotidiani… Il primo gesto è adottare in modo simbolico, ma realissimo, una persona che per le sue condizioni sociali risulta invisibile. Le modalità, ovviamente, saranno differenti secondo le disponibilità: si potrà, quindi, inserire nella propria spesa settimanale uno o due generi di conforto da destinare a chi da solo non ce la fa… Il secondo gesto riguarda la prossima ripartenza del mondo della scuola che, per complessità e delicatezza, è un importante banco di prova per l’intero Paese. Fallire in tale ambito sarebbe un segnale negativo per tutti perché la scuola riguarda i giovani, il nostro futuro e, quindi, tutti noi… Cosa fare, allora? Se le nostre collaborazioni parrocchiali, istituti religiosi, associazioni avessero spazi idonei non usati, sarebbe opportuno renderli fruibili per consentire lo svolgimento di attività didattiche e formative che altrimenti non potrebbero essere garantite. Di sicuro le modalità dovranno essere studiate con attenzione, compatibili con le nostre forze e prevedendo accordi volti a tutelare la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti, sotto la responsabilità di chi gestirà la didattica”.

La lettera pastorale conclude con l’augurio che il prossimo 1600.mo anniversario della fondazione di Venezia sia “in questo contesto di ripartenza sociale ed economica” l’occasione “per progettare il suo futuro di città unica che sorge dall’acqua e, insieme, di città universale che appartiene al mondo intero”.

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