“Venite a me! E troverete riposo”. XIV Domenica del Tempo Ordinario

Gesù con i discepoli
Foto: Centro Aletti
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Il brano di Vangelo di questa domenica inizia con un’espressione – in quel tempo Gesù disse - che sembra avere solo lo scopo di collegare tra loro i diversi eventi della vita di Gesù. In realtà descrive il clima di tensione e di insuccesso nel quale Gesù si trova a vivere e operare. Nel capitolo 11, al quale appartiene il testo, infatti, noi troviamo descritti i dubbi di Giovanni il Battista circa l’identità e missione di Gesù, quindi il rifiuto da parte degli ebrei sia di Giovanni che di Cristo ed infine la dura condanna nei confronti delle città di Corazin, Betsaida e Cafarnao i cui abitanti, nonostante i numerosi miracoli in esse compiuti, non avevano creduto in Cristo.

Ebbene, in questo contesto di totale fallimento, Gesù innalza una preghiera di lode e di ringraziamento. Viene spontaneo chiederci qual è il segreto di Gesù, il quale, per ben cinque volte in pochissime righe si rivolge a Dio chiamandolo “Padre”. Noi siamo talmente abituati ad ascoltare e a ripetere che Gesù è il figlio di Dio che abbiamo perso la portata rivoluzionaria di questa pretesa di Cristo di presentarsi come Figlio di Dio.

Dopo questa osservazione vogliamo chiederci qual è il contenuto della preghiera di Gesù. La prima caratteristica della Sua preghiera è data dal fatto che Egli per pregare non sviluppa pensieri astratti, ma parte dal dato concreto della sua vita. Il Signore riconosce, seppur con amarezza, che la Sua Parola, e quindi la Sua Persona, è stata rifiutata dagli scribi e dai dottori della legge di Israele, mentre, con gioia, ringrazia perché è stata accolta dalle persone povere, semplici e prive di qualsiasi influenza politica ed economica.

Per quale ragione è accaduto una simile spaccatura? La ragione non va ricercata nel fatto che i poveri siano migliori rispetto alle altre persone, ma perché essi sono oggetto della bontà del Padre. Si tratta di un annuncio costante di Gesù: tu, il peccatore, tu il prigioniero, tu il disprezzato, tu l’oppresso…sei oggetto di un amore tutto particolare da parte di Dio.

Ma che cosa viene rivelato ai “piccoli”? Il mistero della vita intima di Gesù e, quindi, la sua relazione con il Padre. Una volta ancora Cristo si presenta con una incredibile pretesa. Egli osa affermare che nessuno conosce veramente chi è Lui se non il Padre e nessuno può dire di conoscere il Padre se non Lui. In altre parole Cristo ci dice che noi conosciamo di Dio e della sua vita intima solo quello che Egli ci ha rivelato. Questa è la vera sapienza di cui si arricchiscono tutti coloro che si mettono alla scuola del Signore. Quando i grandi Concili ecumenici del IV e V secolo definirono come verità di fede che Gesù è vero Dio e vero Uomo e quando proclamarono che Dio è uno in tre Persone, Padre e Figlio e Spirito Santo, non fecero altro che esprimere quanto viene rivelato da Gesù stesso nei Vangeli.

Da ultimo, Gesù il Figlio di Dio è venuto in terra per condividere la nostra sofferenza, per liberarci dalla schiavitù del peccato. E’ il peccato che affatica l’anima e porta alla delusione. Tutti siamo peccatori e dunque tutti siamo bisognosi. Per questo il Signore ci fa una proposta allettante: “Venite a me! E troverete riposo”. La via del ristoro e della liberazione è quella della relazione personale con Cristo. Si tratta di una relazione che non soffoca, che non opprime, ma reca gioia, infonde dolcezza, solleva perché ci fa conoscere la paternità di Dio. L’unica condizione che ci viene posta è quella di aprire il nostro cuore alla rivelazione di Gesù. Se si rimane chiusi nella propria autosufficienza è impossibile che la nostra intelligenza possa aprirsi alle sorprese di Dio.

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