Venite e vedete. Seconda Domenica del Tempo Ordinario

La chiamata dei discepoli
Foto: Centro Aletti
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L’evangelista Giovanni, dopo il Prologo ci presenta gli inizi del ministero di Gesù con il racconto della vocazione dei primi discepoli. Il testo appare molto generico perché la chiamata da parte del Signore non è legato a un tempo determinato (2000 anni fa) o a un luogo preciso (la Galilea), ma “si ripete dovunque nel tempo della Chiesa”. 

Giovanni il Battista vede passare Gesù e lo presenta come l’Agnello di Dio. La parola “agnello” nella lingua aramaica significa anche “servo”. Cristo, dunque, è “servo del Signore” che come “agnello viene condotto al macello senza aprire bocca”. Accetta, cioè, in silenzio, di sacrificare la sua vita per liberare l’umanità dal peccato. Due discepoli di Giovanni, dopo avere ascoltato la sua testimonianza, seguono Gesù. L’esperienza di questi due discepoli porta a riconoscere che “Anche nel tempo della Chiesa Gesù passa…ma resta ignoto finchè qualcuno non lo fa notare: ‘Ecco!’

Tommaso d’Aquino commenta così le parole del Battista: “Seguitelo e diventerete più ricchi perché egli possiede la grazia e la virtù di purificare dal peccato” (in Commento al Vangelo di Giovanni/1 (Città Nuova 1990) 187). I discepolo seguono Gesù, ma non dicono nulla (v.37).

E’ il Signore che prende l’iniziativa di mostrare il suo volto. Cristo è il volto del Padre che si gira verso di noi, ci guarda e ci interroga circa il desiderio del nostro cuore. Il suo sguardo rivela lo sguardo con cui Dio guarda ogni uomo perché l’umanità di Cristo è la strada, la via per giungere a Dio.

Che cosa cercate?”. La domanda che Gesù pone chiede di andare a fondo del proprio desiderio e della proprio ricerca. “Cosa cerco in realtà?”; “Quale senso do alla mia vita?”; “Qual è il mio desiderio?”. I due discepoli non rispondono. Forse non sono ancora in grado di esprimere con le parole ciò che veramente cercano, che cosa si aspettano veramente dal Signore. In ogni caso esprimono chiaramente il desiderio di conoscerlo.

Gli dissero: ‘Rabbi - che, tradotto, vuol dire ‘Maestro’ -, dove dimori?”. Questa domanda esprime il desiderio di conoscere Gesù: “Dov’è il tuo dove?”, cioè “Da dove vieni?”, “Dove trovi saldezza e stabilità?”, “Chi sei?”. Hanno compreso che in quell’uomo c’è una “novità”, non è uno come tutti gli altri. E pertanto non vogliono “sapere qualche cosa”, ma “stare con lui” per conoscerlo.

 “Gesù rispose: ‘Venite e vedete’. Gesù non dice di fare o di cercare qualcosa, ma di vivere un’esperienza viva e personale di lui. Non affida ai suoi discepoli un trattato di teologia o di esegesi biblica da studiare e mettere in pratica, ma li chiama ad un rapporto di comunione con Lui, di amicizia, di amore. Il discepolo a sua volta non può assumere un atteggiamento di distanza o di distacco, ma deve impegnarsi, andare con Gesù e seguirlo. Afferma S. Tommaso che quando GB aveva proclamato la dignità del Messia, “Egli è stato fatto prima di me”, oppure, “Io non sono degno di sciogliere il legaccio dei suoi sandali”, nessuno si era convertito. Quando però lo fa vedere, due lo seguono.

Accettando di condividere la vita con Gesù, non solo quel giorno, ma per tutta l’esistenza scopriranno che Gesù rimane nel Padre e nel suo amore e che i discepoli sono chiamati a percorrere lo stesso cammino: rimanere nella parola e nell’amore di Gesù per dimorare con Dio. Il “dove” di Gesù è il Padre. Con la sequela esso diviene anche il “dove” del discepolo.

L’incontro con Cristo che cambia e coinvolge la vita non si risolve in un’esperienza privata, ma diviene testimonianza pubblica. Andrea conduce al maestro il fratello Pietro. La chiamata di Dio passa attraverso delle relazioni umane. Ogni discepolo diventa per gli altri una guida verso Gesù.

 

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