Verbum Domini, Benedetto XVI ed il "Logos della Speranza"

Dieci anni fa il Papa pubblicava la sua seconda esortazione apostolica postsinodale

Papa Benedetto XVI
Foto: Knights of Columbus
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Il 30 settembre 2010, dieci anni fa, Papa Benedetto XVI pubblicava la sua seconda esortazione apostolica post-sinodale dal titolo Verbum Domini. Il testo prendeva spunto dai lavori della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, svoltasi nell'ottobre 2008.

Lo scritto papale ha come argomento principale la Parola di Dio nella vita della Chiesa.

Le tre parti di cui si compone l'esortazione trattano in primis della volontà di Dio Padre e Creatore di parlare all'uomo e di entrare in dialogo con lui. "Dio - scrive Benedetto XVI - si fa conoscere a noi come mistero di amore infinito in cui il Padre dall’eternità esprime la sua Parola nello Spirito Santo. Perciò il Verbo, che dal principio è presso Dio ed è Dio, ci rivela Dio stesso nel dialogo di amore tra le Persone divine e ci invita a partecipare ad esso. Pertanto, fatti ad immagine e somiglianza di Dio amore, possiamo comprendere noi stessi solo nell’accoglienza del Verbo e nella docilità all’opera dello Spirito Santo. È alla luce della Rivelazione operata dal Verbo divino che si chiarisce definitivamente l’enigma della condizione umana".

La seconda parte - Verbum in Ecclesia - pone al centro l'importanza della Parola di Dio nella vita della Chiesa. "Accogliere il Verbo - ricorda Papa Benedetto - vuol dire lasciarsi plasmare da Lui, così da essere, per la potenza dello Spirito Santo, resi conformi a Cristo, al Figlio unigenito che viene dal Padre. È l’inizio di una nuova creazione, nasce la creatura nuova, un popolo nuovo. Quelli che credono, ossia coloro che vivono l’obbedienza della fede, da Dio sono stati generati, vengono resi partecipi della vita divina: figli nel Figlio".

La terza parte dell'esortazione insiste sulla missione della Chiesa di annunciare la Parola di Dio al mondo. "Ciò che la Chiesa annuncia al mondo - osserva il Papa - è il Logos della Speranza; l’uomo ha bisogno della «grande Speranza» per poter vivere il proprio presente, la grande speranza che è quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine. Per questo la Chiesa è missionaria nella sua essenza. Non possiamo tenere per noi le parole di vita eterna che ci sono date nell’incontro con Gesù Cristo: esse sono per tutti, per ogni uomo. Ogni persona del nostro tempo, lo sappia oppure no, ha bisogno di questo annuncio. A noi la responsabilità di trasmettere quello che a nostra volta, per grazia, abbiamo ricevuto"-

"Il Sinodo dei Vescovi - ripete Benedetto XVI - ha ribadito con forza la necessità di rinvigorire nella Chiesa la coscienza missionaria, presente nel Popolo di Dio fin dalla sua origine. I primi cristiani hanno considerato il loro annuncio missionario come una necessità derivante dalla natura stessa della fede: il Dio nel quale credevano era il Dio di tutti, il Dio uno e vero che si era mostrato nella storia d’Israele e infine nel suo Figlio, dando con ciò la risposta che tutti gli uomini, nel loro intimo, attendono. Le prime comunità cristiane hanno sentito che la loro fede non apparteneva ad una consuetudine culturale particolare, che è diversa a seconda dei popoli, ma all’ambito della verità, che riguarda ugualmente tutti gli uomini".

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