“Vi farò pescatori di uomini”. III Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù chiama i discepoli
Foto: pubblico dominio
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Nelle letture di questa domenica troviamo due affermazioni che sembrano in contrasto tra di loro. Gesù, nel Vangelo, afferma: “ Il tempo è compiuto”, mentre l’apostolo Paolo nella seconda lettura dice “ il tempo è breve”. Si parla, dunque, di due tempi diversi. Gesù si riferisce all’attesa del Messia e pertanto può affermare che il tempo è compiuto perché in Lui le promesse di Dio, finalmente si sono pienamente adempiute. Con Cristo l’attesa è finita, perché in Lui il Regno di Dio si è fatto visibile e l’uomo può entrarvi con la fede e la conversione della vita, cioè con una decisione che coinvolge la sua libertà.

San Paolo parla, invece, del tempo che ci separa dalla venuta definita di Cristo. E’ il tempo della Chiesa che potremmo qualificare come l’”oggi” concesso da Dio all’uomo perché si decida a porsi alla sequela di Cristo per partecipare del dono della salvezza. Questo tempo è sempre breve perché noi non conosciamo né il giorno né l’ora della venuta di Cristo, sappiamo però che può essere ogni giorno e ogni ora, perché questi in cui viviamo sono “gli ultimi tempi”.

La presenza del Signore e la prossimità del suo Regno sono una provocazione  che costringe gli uomini a fare una scelta: o con Cristo o contro Cristo. E’ per questo motivo che l’evangelista Marco dopo averci presentato l’inizio del ministero di Gesù inserisce il racconto della chiamata dei primi discepoli. Simone e Andrea come Giacomo e Giovanni sono impegnati nel loro lavoro quando Gesù entra nella loro vita con una parola: “Venite dietro a me”. E lasciarono tutto quello che possedevano. Il loro è stato il “sì” della vita. Hanno potuto abbandonare le reti, la barca, i garzoni e perfino il padre Zebedeo perché in quell’uomo, Gesù di Nazareth, hanno visto la possibilità di costruire la loro esistenza sulla roccia e non sulla sabbia dell’effimero e della precarietà.

“Vi farò pescatori di uomini”: capiscono il senso di pescatori, è il loro mestiere. Ma pescatori di uomini? Si tratta di una frase inedita con la quale il Signore affida loro la salvezza delle persone. Con Cristo è iniziata una nuova storia del mondo che deve essere continuata ed incarnata nella trama oscura ed incerta della storia umana anche dopo il suo ritorno al Padre celeste. Per questa straordinaria missione ha voluto avere bisogno della nostra collaborazione. Quale grande fiducia ha riposto il Signore in noi! Come è possibile, allora, dire che ammettere l’esistenza di Dio significa mortificare la dignità della persona? E’ vero, invece, che il Signore capovolge la mentalità del mondo segnata dall’egoismo e dal desiderio di potere, per offrirci una visione più alta dell’esistenza. Ci dice che la riuscita della vita non dipende dal prestigio, dalla ricchezza, dalle capacità organizzative, ma è legata all’umiltà, alla discrezione, alla misericordia, alla bontà, all’amore perché il Signore ha vinto il mondo con queste “armi”. “Che giova all’uomo - egli dice - guadagnare il mondo se poi perde la propria anima?” La decisione di lasciare la barca per seguire il Signore è, nella fede, l’ unica scommessa vincente.

 

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