"Vi farò pescatori di uomini", III Domenica del Tempo Ordinario

Pescoatori d'uomini
Foto: Rupnik, cappella della Conferenza episcopale spagnola
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Gesù inizia la sua predicazione in modo anomalo. Non a Gerusalemme, centro politico e religioso del popolo ebraico, ma a Cafarnao una città di periferia che noi qualificheremmo multiculturale. Con questa scelta Gesù vuole sottolineare che il suo messaggio e la sua parola sono rivolti a tutti indistintamente e non solo ad un popolo particolare, quello ebraico. Il contenuto della sua predicazione è molto sintetico: Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino. Nel brano di oggi non ci viene detto che cosa è il regno di Dio e come esso è vicino perché è tutto il Vangelo di san Matteo che ci illumina il significato di questa espressione. 

Ci viene illustrato, invece, che cosa significa convertirsi attraverso un episodio: la chiamata dei primi discepoli. L'episodio si colloca sul lago di Tiberiade dove Gesù sta camminando e invita alcuni uomini che stanno pescando e altri che stanno riassettando le loro reti a abbandonare tutto e a seguirlo. E’ interessante osservare che la chiamata del Signore si realizza non in eventi straordinari o sacrali ma in un contesto ordinario, nella normalità della vita, nel luogo del proprio lavoro.

Nasce spontanea una domanda: “Perché quei discepoli hanno accolto l’invito di Gesù con tanta disponibilità? Che cosa hanno visto in Lui?”. San Giovanni Paolo II scrive che quegli uomini: hanno certamente subito il fascino della luce segreta che da Lui emanava, e senza indugio l’hanno seguita per fare rischiare  dal suo fulgore il cammino della loro vita. Ma quella di Gesù è una luce che risplende per tutti (Omelia, 25 gennaio 1981). Gesù, quindi, prima chiama Pietro e Andrea e poi Giacomo e Giovanni, ma chiama anche ogni uomo che viene al mondo e quindi anche me. 

Nel racconto evangelico emergono i tratti che caratterizzano la vita del discepolo di Cristo. La prima caratteristica è data dal fatto che è Gesù che prende l’iniziativa. I verbi che vengono utilizzati esprimono chiaramente questa verità: Gesù “vide”, “disse”, “li chiamò”. Emerge quindi la gratuità. Non è l’uomo che sceglie Gesù, ma è Gesù che trasforma l’uomo in discepolo: “seguimi”. 

Si è discepoli di Gesù non per aderire prima di tutto ad una dottrina o per accogliere un progetto di vita, ma per seguire una persona. Al primo posto c’è, dunque, l’attaccamento alla persona di Gesù – il vero tesoro della vita - che comporta uno spostamento del centro della vita.

Da qui emerge la seconda caratteristica del discepolo. Non è possibile seguire Gesù se non si è pronti al distacco, che per i primi apostoli ha voluto dire lasciare le reti, la barca ed il padre. Si registra, dunque, un crescendo: dal mestiere - che rappresenta la sicurezza e l’identità sociale - alla famiglia, che rappresenta le proprie radici. Si lasciano tutte queste cose non per ascetismo, ma per un bene più grande, Cristo, il quale è venuto per donarci la pienezza della vita.

La terza caratteristica è costituita dalla missione. La comunione con Gesù non è compatibile con un gruppo chiuso, elitario, ma apre verso il mondo, porta sulle strade alla ricerca  dell’uomo, vi farò pescatori di uomini, per renderli partecipi del dono della vita .  

Lo missione dei discepoli diventerà chiara dopo la morte e la resurrezione di Cristo. Con il dono dello Spirito, il Signore risorto affida alla Chiesa il compito di annunciare a tutte le genti il Regno di Dio in Cristo e di instaurarlo fra le genti.

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