Via Crucis al Colosseo con Papa Francesco. Sono le famiglie a portare la croce

Venerdì della Settimana Santa. Le 14 stazioni della Via Crucis al Colosseo affidate alle famiglie. La preghiera del Papa: "Disarma la mano alzata del fratello contro il fratello"

Papa Francesco al Colosseo
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Papa Francesco torna al Colosseo per la Via Crucis. Dopo due anni di stop, a causa della pandemia da coronavirus, il Pontefice presiede la tradizionale processione del Venerdì Santo nel posto più suggestivo dell'antica Roma, l'Anfiteatro Flavio. Nell’Anno della Famiglia, che porta all’Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà a Roma il prossimo giugno, il Papa ha deciso che a scrivere le meditazioni sono le famiglie.

Papa Francesco affida in particolare la preparazione dei testi delle meditazioni e delle preghiere ad alcune famiglie legate a comunità ed associazioni cattoliche di volontariato ed assistenza. La Sala Stampa della Santa Sede conta 10.000 persone presenti al Colosseo.

Quello di oggi è senza dubbio un mondo provato. Come Gesù che soffre sulla croce. Provato dalla croce della guerra e della pandemia. E le famiglie ne portano il peso maggiore.

I testi in particolare delle 14 stazioni sono stati scritti da una coppia di giovani sposi , una famiglia in missione , da sposi anziani senza figli, una famiglia numerosa, una famiglia con un figlio con disabilità, una famiglia che gestisce una casa famiglia, una famiglia con un genitore malato , una coppia di nonni, una famiglia adottiva, una vedova con figli, una famiglia con un figlio consacrato, una famiglia che ha perso una figlia, una famiglia ucraina e una famiglia russa ( che ha suscitato qualche critica da parte dell'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede e non solo ) e infine una famiglia di migranti. Tutte le tipologie di famiglie che caratterizzano il mondo intero.

In mondovisione vengono quindi rappresentate "le croci" di cui ogni giorno le famiglie sono costrette a farsi carico: malattie, scelte difficili, licenziamenti, disabilità, precarietà, lutti. "Eravamo in cinque in casa: io, mio marito e i nostri tre figli. Cinque anni fa la vita si è complicata. Una diagnosi difficile da accettare, una malattia oncologica scritta ogni istante sul volto della figlia più piccola. Una malattia che, pur non avendo mai spento il suo sorriso, ha reso lo stridore dell’ingiustizia che vivevamo ancora più doloroso. Malgrado le beffe di cui il dolore sembrava averci già ricoperto, dopo solo sei anni di matrimonio mio marito ci ha lasciato per una morte improvvisa, mettendoci su una strada di solitudine straziante, durante la quale in due anni abbiamo accompagnato la piccola di casa al suo ultimo saluto. Sono passati cinque anni dall’inizio di questa avventura che non abbiamo assolutamente compreso razionalmente, ma la certezza è che questa grande croce è stata abitata dal Signore e lo è ancora oggi. Dio non chiama chi è capace ma rende capace chi chiama: questo ci disse un giorno una suora, e queste parole ci hanno cambiato la prospettiva di vita negli ultimi anni", questo il racconto di una mamma nella XII stazione "Gesù dona la Madre al discepolo amato".

La XIII stazione è stata affidata ad una rappresentanza ucraina e una russa, insieme. Sono lì a portare tutte e due la stessa croce, due donne, due infermiere, durante il momento preciso nel quale Gesù spirò. "Di fronte alla morte il silenzio è più eloquente delle parole. Sostiamo in un silenzio orante e ciascuno nel proprio cuore preghi per la pace nel mondo", questa la meditazione scelta per la tredicesima stazione. "Si tratta di un cambiamento previsto, che limita il testo al minimo per affidarsi al silenzio e alla preghiera", spiega la Sala Stampa della Santa Sede.

La Via Crucis in questi giorni è anche e soprattutto dell'Ucraina. "Ecco, con il nunzio stiamo tornando adesso a Kiev, da questi posti difficili per ogni persona del mondo, dove abbiamo trovato ancora tanti morti e una tomba di almeno 80 persone, sepolte senza nome e senza cognome. E mancano le lacrime, mancano le parole. (Mica) Menomale che c’è la fede, e che siamo nella Settimana Santa, Venerdì Santo, quando ci possiamo unire con la persona di Gesù e salire con Lui sulla Croce, perché dopo Venerdì Santo … lo so, lo so: ci sarà la Domenica di Resurrezione. E forse Lui ci spiegherà tutto con il Suo amore e cambierà tutto anche dentro di noi, questa amarezza e questa sofferenza che portiamo da alcuni giorni, ma particolarmente dalla giornata di oggi." Questo pomeriggio, di ritorno da Borodianka, a nord di Kiev, dove si è fermato a pregare di fronte alle fosse e ai corpi ritrovati, come in una Via Crucis, il Cardinale elemosiniere Konrad Krajewski ha affidato il suo dolore a questo messaggio.

I testi della Via Crucis 2022 sono illustrati da riproduzioni di miniature tratte da due manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana: un libro di meditazioni sulla Passione e un libro d’Ore del sec. XV.

"Tieni accesa nelle nostre famiglie la lampada del Vangelo, che rischiara gioie e dolori, fatiche e speranze: ogni casa rifletta il volto della Chiesa, la cui legge suprema è l’amore. Per l’effusione del tuo Spirito, aiutaci a spogliarci dell’uomo vecchio, corrotto dalle passioni ingannatrici, e rivestici dell’uomo nuovo, creato secondo la giustizia e la santità. Tienici per mano, come un Padre, perché non ci allontaniamo da Te; converti al tuo cuore i nostri cuori ribelli, perché impariamo a seguire progetti di pace; porta gli avversari a stringersi la mano, perché gustino il perdono reciproco; disarma la mano alzata del fratello contro il fratello, perché dove c’è l’odio fiorisca la concordia.Fa’ che non ci comportiamo da nemici della croce di Cristo, per partecipare alla gloria della sua risurrezione.", questa la preghiera finale del Papa davanti a Gesù crocifisso.

 

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