Vito Curzio, un redentorista con il cuore in Dio

Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Foto: Pubblico dominio
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Vito Curzio nacque nel 1707 ad Acquaviva, in provincia di Bari, da onesti e pii genitori. Ma la sua esistenza fino all'incontro con Sant'Alfonso non fu certo zelante e pia. Infatti, fino all'età di ventisei anni fu un ragazzo irascibile ed irruento ed i suoi biografi raccontano che era più avvezzo a maneggiar pistoloni che a fare una vita raccolta. Non c'era freno che lo teneva e spesso incontrava i suoi pari in famosi duelli. Superbo e forte trascinava la sua vita all'insegna della grandezza e della virilità.

Ma qualcosa va storto o meglio va nel verso che Dio vuole e così in uno di quei giorni dediti al mondo, mentre sta dormendo in un sogno si vede scalare una montagna, grazie all'aiuto di uno strano sacerdote. Chi era quest'uomo? 

Non lo sa ma quando se lo ritrova davanti sa cosa deve fare anzi cosa può chiedere. Quello strano personaggio era Sant'Alfonso Maria de Liguori e Vito non si fa scappare la preziosa occasione e chiede di entrare nel suo istituto religioso, ovvero la Congregazione del SS.mo Redentore, fondata nel 1732 a Scala. 

Non si sa  i due cosa si cosa si dissero ma in un baleno l'esistenza di Vito Curzio mutò: divenne mite, docile, un vero modello per gli altri. Professò la santa Regola il 9 maggio 1743 nella mani di sant'Alfonso de Liguori, fondatore e superiore.

Nei due anni che vivrà nell'istituto (1743-1745) si consuma in penitenze e scala tutte le vette della santità. Uomo di preghiera ad essa dedicava gran parte della giornata. Faceva le azioni più semplici o più pesanti con la più straordinaria pietà. Nel periodo che vivrà da redentorista sarà un modello di penitenza ed abnegazione tanto da divenire un modello per i confratelli. 

Tentato più volte dal demonio supererà la difficile prova del suo carattere, mortificandolo e affidandosi a Dio, tanto da divenire un esempio di mansuetudine e dolcezza. 

Penitenze e prove non si frapposero nel suo amore a Dio. Ciò che l'uomo non sogna di fare, Dio lo realizza.

Quando, dopo aver fondato la congregazione e vista la grande vita di penitenza che vivevano i primi redentoristi tutti i compagni lasciarono Sant'Alfonso solo, sui monti di Scala ad accudire e aiutare i pastori a trovare Dio, ma Vito Curzio rimase con lui. Gli fu compagno di solitudine e di comunità.

Non lo lasciò e visitando tutt'ora la prima casa dell'istituto sul forno di quella modesta abitazione, è stato inciso da Vito Curzio lo stemma dell'istituto redentorista, mentre attendeva a fare il pane. Fedele nella vita e compagno nell'apostolato vide in Alfonso non solo un esempio ma di più un amico. Così la vita della prima comunità redentorista si apriva al mondo missionario con questi due pilastri uniti in uno stesso ideale: portare Cristo ai più abbandonati. 

E con la loro fede, forza e spirito di preghiera raggiunsero l'arduo progetto.

Con tali voti ammalatosi il 18 settembre 1745 morì a Deliceto, fra lo stupore di chi lo conobbe ed il pianto di Sant'Alfonso de Liguori che scrisse la vita del suo compagno ma di più di un vero redentorista.

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