Lo sguardo su Gerusalemme, nella lettera di Natale dei patriarchi della Città Santa

Una veduta di Gerusalemme
Foto: Kate Veik / CNA
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Una lettera di Natale caratterizzata dalla questione di Gerusalemme, quella di patriarchi e capi delle Chiese della Città Santa. I quali chiedono di “rispettare lo status quo” della Città Santa, facendo seguito a vari appelli che hanno fatto sia collettivamente che singolarmente in questi giorni, dopo la decisione dell’amministrazione Trump di spostare l’ambasciata USA in Israele da Tel Aviv.

“In questo momento – scrivono patriarchi e capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme – lo sguardo del mondo è fissato su Gerusalemme, Città Santa per tutte le fedi abramitiche”.

Il tema di Gerusalemme è centrale anche per la Santa Sede, e proprio oggi ci sono stati colloqui sul tema tra Papa Francesco e re Abd Allah di Giordania.

Patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme riaffermano “la nostra chiara posizione nel richiedere la preservazione dello status quo della Città Santa fin quando un giusto accordo di pace non venga raggiunto tra Israeliani e Palestinesi, sulla base del negoziato e della legge internazionale”.

I religiosi sottolinea che i cristiani nella Città Santa sono consapevoli che la loro “presenza e testimonianza” è collegata strettamente ai Luoghi Santi e alla loro accessibilità. I luoghi santi sono definiti “luogo di incontro di unità per differenti popoli e diverse nazioni”, un significato dato dalla loro stessa natura.

Per questo, ogni approccio che sia “esclusivamente politico” avrà il risultato di “privare la città della sua reale essenza” mettendo a rischio un meccanismo che “ha mantenuto la pace” per anni.

Gerusalemme è definita “un dono sacro”, un “tabernacolo”, un “terreno santo per tutto il mondo”, e per questo “tentare di possedere la Città Santa di Gerusalemme” o metterla tra confini tirati in maniera esclusivamente politica “porterà a una realtà davvero oscura”.

Per questo, in vista del Natale, patriarchi e capi delle Chiese cristiane in Gerusalemme vogliono portare una onda “di speranza e pace” da Gerusalemme, perché l’incarnazione di Cristo “continua, nel corso dei millenni” ad essere “fonte di gioia”.

I religiosi guardano alla promessa di pace contenuto nell’annuncio degli angeli a Betlemme, laddove gli abitanti soffrivano dell’occupazione romana e del comportamento di Erode ed erano “soggetti a distinzioni ed esclusioni dell’economia sociopolitica”.

“Ancora oggi – scrivono – il mondo deve affrontare la sfida di rispondere alla proclamazione degli angeli che chiede di partecipare all’economia divina di portare gioia, speranza e pace a un modo lacerato da violenza, ingiustizia e avidità”.

La lettera è firmata dal Patriarca Greco Ortodosso Teofilo III; dal Patriarca Armeno Ortodosso Nourhan Manougian; dall’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme; da padre Francesco Patton, custode di Terra Santa; dall’arcivescovo Anba Antonios, del Patriarcato Copto Ortodosso di Gerusalemme; dall’arcivescovo Swerios Malki Murad, del Patriarcato Siro Ortodosso; dall’arcivescovo Aba Embakob, del Patriarcato Etiope Ortodosso; dall’arcivescovo Joseph-Jules Zerey, del Patriarcato Cattolico Greco Melchita; dall’arcivescovo Mosa El Hage, dell’Esarcato Patriarcale maronita; dall’arcivescovo Suheil Dawani, della Chiesa Episcopale di Gerusalemme e del Medio Oriente; dal vescovo Munib Younan, della Chiesa Evangelica Luterana in Giordania e in Terra Santa; del vescovo Pierre Malki, dell’Esarcato Patriarcale Siro Cattolico; e da monsignor Georges Dankaye, dell’esarcato patriarcale armeno cattolico.

La loro posizione sarà probabilmente ribadita il 20 dicembre, quando si terrà la consueta conferenza stampa di Natale nella sede del Patriarcato Latino di Gerusalemme.