Il Papa in Myanmar, le tre raccomandazioni del Cardinale Bo

Il Cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, a Roma alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Myanmar
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Viaggio del Papa in Myanmar, tre richieste dalla Chiesa locale: quella di non usare il termine Rohingya durante il viaggio; quella di includere un incontro riservato con il generale dell’esercito del Myanmar; e quella di aggiungere un incontro con i leaders del tavolo del dialogo interreligioso.

Le tre richieste sono state presentate a Papa Francesco dal Cardinale Charles Maung Bo, alla vigilia del viaggio del Papa in Myanmar. Il Papa sarà in Myanmar tra il 27 e il 30 novembre. 

A Roma per la plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, di cui è membro, l’arcivescovo di Yangon ha incontrato il Papa il 18 novembre. Un incontro, racconta ad ACI Stampa il primo porporato birmano della storia, durato 30 minuti. “E il Papa ha risposto sì a tutte le mie richieste”.

La prima richiesta è stata quella di non usare il termine Rohingya, perché controverso. Il Cardinale ha spiegato al Papa che “Rohingya, in lingua bengalese, significa la persona che proviene dallo Stato di Rakhine”. Il fatto che i Rohingya si costituiscano come una “entità etnica separata” è molto contestato, e anche la commissione guidata da Kofi Annan – ha spiegato il Cardinale – non ha usato il termine Rohingya, ma li ha descritti come “i musulmani del territorio di Rakhine”, ed è questo “il termine corretto”.

Il problema – ha spiegato il Cardinale Bo – è che “gli estremisti stanno cercando di mobilitare la popolazione” attorno a questo termine, e questo può provocare un “conflitto interreligioso”. Ma ci sono “tanti musulmani che vivono pacificamente tra la popolazione birmana”. 

L’arcivescovo di Yangon allarga ancora lo sguardo. “Nel nostro territorio – spiega - ci sono minoranze come Chin, Kahn, Shanh, e sono sempre in conflitto con i militari, e hanno sofferto molto. I media sono stati molto deboli nel raccontarlo. Ci sono persone sfollate nella nazione, ma nessuno parla di loro. E invece i Rohingya, che sono musulmani, hanno media islamici come al Jazeera e altri provenienti dall’Arabia Saudita che fanno un gran rumore. E anche i media occidentali sono molto forti nel denunciare il problema dei Rohingya”.

Il Cardinale Bo ci tiene comunque a specificare che “le altre minoranze cristiane stanno soffrendo, ma nel senso che la maggioranza di loro sono gruppi etnici, ma sono cittadini del Myanmar (secondo una legge di cittadinanza del 1982, i Rohingya non sono considerati cittadini, ndr), mentre i Rohingya si muovono su e giù tra Myanmar, Bangladesh, India e Malesia, sono persone senza Stato. Questo è un problema da risolvere, con una combinazione di dialogo e di relazioni, perché si abbia una soluzione”.

 La seconda richiesta del Cardinale Bo è stata quella di includere un incontro con il generale dell’Esercito. Attualmente, il comandante in capo delle forze militari del Myanmar è il generale Min Aung Hlaing. Nel programma ufficiale di Papa Francesco, non è previsto un incontro ufficiale con lui.

Per il Cardinale Bo, però, è importante che questo incontro avvenga, sempre nell’ottica di gettare ponti per favorire la pace e guarire le ferite della nazione, come non si stanca mai di dire. L’esercito controlla il ministero della Difesa, ed è da lì che si prendono le decisioni sui conflitti in corso, e altri due dei ministeri più importanti. L’esercito, per norma costituzionale, detiene anche il 25 per cento dei seggi parlamentari.  

“La Chiesa per 60 anni non ha avuto un dialogo con le forze militari, e da questo rapporto speriamo si porti avanti un dialogo più ampio – ha detto il Cardinale Bo – e per questo speriamo che il Papa possa incontrare il generale”.

Il Cardinale Bo ha suggerito al Papa la possibilità di un “discreto incontro privato”, perché un incontro ufficiale “sarebbe delicato”, ma ha detto che sarebbe comunque importante perché “trascurare l’esercito in questo viaggio potrebbe portare maggiori tensioni nel futuro”.

Alla fine, secondo il Cardinale, l’incontro sarà organizzato, e sarà probabilmente un breve incontro privato di mezzora nella casa del vescovo. L'arcivescovo di Yangon ci tiene a specificare: “Non è che noi incoraggiamo cosa il generale abbia fatto, ma il Papa lo consiglierà di andare avanti, di lavorare per la pace, e di avere comprensione per le diverse etnie che ci sono nel Paese”.

La terza richiesta al Papa ha riguardato la possibilità di includere un incontro con un tavolo di leader del dialogo interreligioso. Si tratta di “15 persone circa, tra buddisti, musulmani (inclusi quelli che provengono dallo Stato di Rakhine), indù e cristiani”, e il Cardinale suggeriva che il Papa li incontrasse prima di una delle Messe che officerà in Myanmar per esortarli a lavorare per la pace in Kachin, Shanh e Rahkine, tutte regioni dove ci sono conflitti etnici.

Il gruppo per il dialogo interreligioso – specifica il Cardinale – non può essere trascurato, perché questo tavolo potrebbe contribuire moltissimo alla costruzione della pace nella Nazione.

Nello stimolare il dialogo con il Papa, il Cardinale Bo conferma il ruolo che la Chiesa in Myanmar ha come collante della nazione, nonostante i cattolici rappresentino solo l’1 per cento della popolazione.

“Sono già cinquecento anni che il cattolicesimo è in Myanmar – dice - nel passato abbiamo avuto dei contatti con la comunità buddista, la comunità islamica. È molto buono che non abbiamo una grande comunità cattolica, così è più difficile entrare in conflitto con qualunque altro gruppo. E tutte le altre comunità religiose si riferiscono alla comunità cattolica come una sorta di catalizzatore tra le comunità religiose e il governo”.

Il Cardinale Bo vede con grande ottimismo questo viaggio, che viene dopo lo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Myanmar e Santa Sede, una operazione che lui ha molto appoggiato.

All’Occidente chiede di "comprendere almeno che ci sono due governi in Myanmar, e quello militare è molto potente, mentre il governo civile è molto debole, e l’Occidente è stato molto caustico, molto forte nel dare un giudizio, e muovere forti critiche nei confronti di Aung San Suu Kyi. Ma dovrebbero capire di più cosa significa avere a che fare con i militari. L’Occidente dovrebbe comprenderla e supportarla nel percorso della democrazia. Sta facendo del suo meglio perché ci sia più collaborazione con i militari, con il governo”.

Il Cardinale Bo poi conclude: “Il Papa parlerà soprattutto di musulmani dallo Stato di Rakhine – questo è come si possono definire, più che Rohingya – e di gruppi di altre minoranze che soffrono, e parlerà della necessità di lavorare per la pace, riferendosi sia ai militari che ai gruppi etnici, e di partecipare alla conferenza di pace della nazione. Il Papa parlerà anche della conferenza di pace (ce ne sono già state due, sempre organizzate da Aung San Suu Kyi), e anche dei temi ambientali, dell’uso equo delle risorse naturali. Il tema del viaggio è ‘amore e pace’. Quindi, amore tra le differenti religioni; amore tra i differenti gruppi etnici; e pace specialmente con i militari e per i differenti gruppi etnici”.