La Spina di Borgo, quel 29 ottobre del 1936

La picconata di Mussolini che inizia la demolizione della Spina

Mussolini, il colpo di piccone alla Spina di Borgo
Foto: Istituto Luce
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Borgo e la sua “Spina” quella parte di case e chiese che sono rimaste al centro di un tridente di strade che portano a San Pietro. E’ il 18 marzo del 1932 quando viene definitivamente decretata la fine della sua storia plurisecolare.

In quel giorno infatti il capo del Governo Benito Mussolini presenta in Senato il nuovo piano regolatore di Roma. Parole che restano negli annali: “ il pittoresco sudicio è affidato a sua Maestà il piccone, tutto questo pittoresco è destinato a crollare e deve crollare in nome della decenza, dell’igiene e, se volete, anche della bellezza della Capitale”.

Nel 1936 il progetto della demolizione viene presentato al Duce, dopo lunghe discussioni tra Antonio Spaccarelli che voleva abbattere solo una parte, e Marcello Piacentini fautore del “tutto giù”. Il Governatore di Roma Giuseppe Bottai incarica ufficialmente i due architetti a febbraio del 1935. A giugno del 1936 il progetto, presentato anche con un magnifico plastico, ha l’approvazione di Chiesa e Stato.

Si lavora anche al piano regolatore per le zone limitrofe e Vittorio Emanuele III firma la demolizione il 14 agosto del 1936.

Una operazione assai ambiziosa così descritta nel Piano regolatore: “ Viene previsto l’accesso principale alla piazza di San Pietro a mezzo di una grande arteria a lati convergenti verso Piazza Pia da ottenersi con la demolizione della Spina e cioè di tutti gli isolati compresi fra Borgo Vecchio e Borgo Nuovo e che dovrebbe essere separata dalla piazza  Rusticucci opportunamente rettificata e quindi dalla Piazza San Pietro a mezzo di una chiusura con elementi a giorno formata da colonnato”. Gli edifici monumentali sarebbero stati conservati o ricostruiti. 

Sappiamo che non è esattamente questo il progetto realizzato, ma intanto si comincia.

Il giorno del primo colpo di piccone è un evento. Alle 9 del 29 ottobre del 1936 Mussolini e Bottai e altri funzionari sono sulla terrazza del palazzo Suave nella Spina verso Piazza Pia. Mussolini con un colpo di piccone colpisce un cornicione. 

I lavori sono rapidi, quasi convulsi, si procede con gli espropri, si sposta la popolazione nei lotti della Garbatella, nei “alberghi” del quartiere che era nato quasi 20 anni prima molto lontano da Roma.  Sono coinvolte le grandi ditte romane per i lavori pubblici e si pensa già ai nuovi edifici. 

C’è ad esempio la ditta Vaselli del conte Romolo Vaselli che vince la gara perché chiede solo i materiali di risulta dalle demolizioni. E non è un affare da poco. In quegli anni a Roma si costruiscono edifici di prestigio ad esempio con le tegole antiche di Borgo. Un esempio è l’edificio dell’Istituto Svedese di Studi classici a Roma che ricalca lo stile romano appunto.

Tra gli edifici da demolire c’è il collegio per le Missioni Maronite, e il palazzo delle Prigioni di San Gallo il Giovane.

Il primo aprile del 1937 Piacentini e Spaccarelli propongono delle modifiche, si è arrivati a Piazza Scossacavalli,  con la chiesa di San Giacomo e l’Oratorio del Santissimo Sacramento.  Nel 1937 viene demolito la casa di Bartolomeo Bresci attribuita a Raffaello e le case Soderini. A Piazza Scossacavalli il Palazzo dei Convertendi che era proprietà della Santa Sede dopo i Patti lateranensi, sarà demolito dai servizi tecnici del Vaticano. 

Il 2 agosto del 1937 la nuova strada aperta viene ufficialmente definita Via della Conciliazione. Il Duce visita spesso il cantiere, e la agenzia Stefani racconta ogni dettaglio, anche della asimmetria che si vede dopo la demolizione guardando verso San Pietro. E si decide di “spostare” o “tagliare” qualche palazzo. Si salvano solo Palazzo Torlonia e la chiesa della Traspontina. Si pensa subito ai due palazzi come propilei della piazza. Il progetto piace sia a Bottai che a Pio XI. 

Dal 1938 al 1943 il lavoro continua fino alle case addossate al Passetto di Borgo. 

Palazzi, oratori e chiesette vengono demoliti e alcuni verranno ricostruiti, misere copie moderne di storia e arte antica.

Due chiese in particolare hanno una storia curiosa. La Chiesa dell’ Annunziatina e quella di San Lorenzo in piscibus. I propietari dei lotti per le costruzione dei nuovo palazzi sono l’ INA l’Istituto nazionale per le assicurazioni e la Santa Sede. La chiesa dell’ Annunziatina alla fine viene abbattuta e San Lorenzo in piscibus diventa il centro di un contenzioso tra Vaticano e amministrazione capitolina. Si arriva al 1941 quando la chiesa viene venduta alla Santa Sede che la incapsula all’interno del propileo di sinistra e viene abbattuta la facciata barocca. Oggi con l’apertura dell’ingresso del parcheggio del Gianicolo è ancora più nascosta e umiliata. Una chiesa del XII secolo ridotta in un angolo. Fortunatamente è tornata a vivere grazie al Centro Giovanile San Lorenzo. 

Sembra di essere arrivati alla fine del progetto. La strada, i propilei e alcuni altri palazzi. Ma Spaccarelli e Piacentini non sono soddisfatti e alla Santa Sede servono edifici al posto di quelli abbattuti. “ Manca in una parola quasi tutta la parte essenziale del progetto” scrivono. Ma intanto c’è la guerra. Bisognerà attendere il Giubileo del 1950.

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