Gänswein sulla accoglienza ai migranti: bisogna agire da cristiani

Una immagine dalla intervista dell' arcivescovo Gänswein a DW
Foto: DW
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“Quando si parla con vescovi e altre persone che vengono dalla Siria, dalla Libia, dall’Iraq e dall’Afghanistan e con coloro che ci vivono, essi ci dicono sempre che i cristiani devono rimanere, perché i cristiani sono stati in questi luoghi per più tempi dei musulmani, e fanno di tutto perché i cristiani vi possano restare”.

Lo ha detto l’ arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e segretario del Papa Emerito Benedetto XVI in una intervista in tedesco per la Deutsche Welle, una delle più importanti emittenti tedesche con trasmissioni anche in arabo.

Alla domanda su quale sia il ruolo della Germania in Europa nell’attuale crisi dei migranti, l’arcivescovo tedesco ha spiegato che “bisogna riconoscere che la Germania ha un ruolo molto importante, pur con tutte le difficoltà soprattutto nelle ultime settimane”. I cristiani  dice  l’arcivescovo, “naturalmente sono fuggiti per poter sopravvivere, e la violenza in questi paesi è davvero grande. Per questo è importante che essi possano essere aiutati nel miglior modo possibile in Europa, e ho l’impressione che si guardi sempre molto alla Germania come il paese dove la grande questione delle migrazioni viene affrontata pur in tutta l’emergenza e le difficoltà che abbiamo visto nelle ultime settimane, e anche con tutte le difficoltà che abbiamo sentito nei diversi paesi europei”.

E sulla impressione che l’ Europa si stia chiudendo all’accoglienza, al contrario dell’amore cristiano per il prossimo e della misericordia, l’arcivescovo ha sottolineato: “L’amore al prossimo è sempre qualcosa di personale. Difficilmente un politico può “organizzare” l’amore per il prossimo. Lo stato organizza, e poi bisogna agire. L’amore al prossimo è un’azione personale che si fa per convinzione, perché si è convinti che il prossimo è immagine di Dio. Che lo devo aiutare quando ha bisogno e quando io lo posso aiutare. Perciò è importante guardare alle proprie radici. Quindi io, come cristiano, faccio il possibile. Quando in uno stato ci sono dei cristiani, devono fare ciò che ritengono giusto e agire da cristiani. Fino a che punto questo possa essere tradotto in politica è un’altra questione. Ma in fin dei conti, l’agire cristiano è anche una cosa che esprime la credibilità della propria fede”.

In questo il ruolo della Chiesa cattolica “è quello che si dice un “global player”.  Si intende di questioni grandi e difficili. Là dove ha la possibilità di aiutare, aiuta. Spesso lo fa senza che se ne parli nei giornali, senza grande risonanza mediatica. Ma è anche vero che può aiutare solo in maniera limitata in quei paesi dove l’influenza della Chiesa cattolica è relativamente modesta”.

Sulle persecuzione dei cristiani nel mondo, che sembra essere drammaticamente in aumento l’arcivescovo ricorda che Papa Francesco stesso “dice che i cristiani non sono mai stati così perseguitati, e che non ci sono mai stati così tanti martiri cristiani come oggi. L’abbiamo vissuto recentemente con le quattro suore di Madre Teresa. E’ drammatico. Noi in Germania non pensiamo quasi che sia possibile essere perseguitati per la fede. Eppure in molti paesi bisogna temere per la propria vita solo perché si è cristiani” e per questo “è un tema che ogni giorno è in cima alla sua agenda”.

Cosa può fare? Domanda la intervistatrice. “Ha già fatto molto- risponde Gänswein- Può fare quello che sta facendo. Fa gesti, fa discorsi, cerca di attirare l’attenzione del mondo su questa situazione, su questa emergenza. La sua politica dei viaggi è parte di questo. E quello che non si vede tanto dall’esterno è l’influenza sui vescovi, sui nunzi, sulle possibilità della Chiesa cattolica nei diversi paesi”. Anche incontrare capi di altre religioni? “Ne è già parte da tempo, ed è molto importante favorire comprensione e dialogo tra le religioni. Non è sempre così facile, ma è importante, ed è ancora più importante nei nostri tempi”.

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