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Letture, l'ecumenismo segreto di San Leopoldo Mandic

Il santo confessore che voleva ricomporre l'unità dei cristiani

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Edizioni San Leopoldo La copertina del libro | | Edizioni San Leopoldo

Nel convento dei cappuccini di Padova, noto nel mondo come santuario di Padre Leopoldo, in diversi dipinti dedicati al santo e alla sua vita compaiono scorci di paesaggi che appartengono alla sua terra d’origine, la Dalmazia, simboleggiano uno sguardo costantemente rivolto a Oriente, il mare, i profili di monti e di città che compongono l’orizzonte spirituale di Leopoldo Mandic. 

Passeggiando nei chiostri, nei piccoli giardini creati nel convento si può ad esempio osservare un mosaico dedicato alla città di Castelnuovo di Cattaro (l'odierna Herceg-Novi in Montenegro), sulle coste dalmate dell’Adriatico, dove il futuro santo è nato il 12 maggio del 1866.

Le bocche di Cattaro sono di grande bellezza, ricordano i fiordi norvegesi, una natura selvaggia nelle brume del Nord, invece sono una sorta di passaggio ad Oriente. Qui il piccolo Leopoldo sognava di diventare missionario e di attraversare quegli impetuosi bracci di mare, per spendere la propria vita lungo la difficile strada dell’unità dei cristiani. Lo sognava da piccolo, lo ha sognato tutta la vita.

In questa settimana di preghiera dedicata proprio al tema, alla speranza di unità tra i cristiani,  la figura di padre Leopoldo emerge con particolare evidenza e il santuario di Padova diventa il centro di irradiazione di questa preghiera. Padre Leopoldo è figura di riferimento dell’ecumenismo, in particolare dell’ecumenismo spirituale.

Quando abbraccia  la vita religiosa scegliendo di entrare nella famiglia francescana dei cappuccini, il giovane Bogdan-Adeodato Mandić , fin da quella sua infanzia incantata, trascorsa a Castelnuovo, coltiva due sogni fondamentali: quello di diventare  missionario nel vicino Oriente, per ricomporre l’unità tra i fratelli ortodossi e quelli della Chiesa cattolica; e l’aspirazione a diventare confessore, per usare con i penitenti la “medicina” della misericordia divina.

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Tuttavia la salute fragile e l’obbedienza promessa, gli consentono di realizzare solo il secondo sogno. L’Oriente, che desiderava raggiungere quale missionario, finisce per coincidere con ogni anima che chiede il suo aiuto spirituale nel confessionale. Il 31 gennaio 1941 annota: “Mi obbligo con voto, momento per momento, con tutta la diligenza possibile, tenendo conto della mia debolezza, di dedicare tutte le energie della mia vita per il ritorno dei fratelli separati d’Oriente alla unità cattolica. Per il momento, ogni anima che avrà bisogno del mio ministero, sarà per me un Oriente”. In padre Leopoldo, l’”offerta” della propria vita si trova nelle radici della sua storia personale e nell’amore che il frate porta al proprio popolo, unito alla sofferenza nel constatare lo scandalo delle divisioni e il danno che esse provocano  alla testimonianza cristiana nel mondo.

 

Egli ripeterà con insistenza questo voto e questo impegno nel corso dell’intera esistenza, sino alla vigilia della morte, tutto condensato in circa 300 brevi scritti, mai divulgati, ma tenuti come diario o promemoria personale. Insieme a questo, non bisogna trascurare il grande amore per la sua terra d’origine e l’orgoglio delle proprie radici. Nel 1917 preferisce essere internato in un campo in Toscana piuttosto che lasciare la nazionalità croata e prendere quella italiana, offerta ai dalmati residenti in Italia. Poi esiste il lungo rapporto con Venezia, considerata da sempre, e a ragione, la porta tra Oriente e Occidente, le chiese intrise di spiritualità orientale che padre Leopoldo impara a conoscere e ad amare profondamente. 

L’ecumenismo di padre Leopoldo è sempre stato riconosciuto ed apprezzato. Paolo VI nel 1976, in occasione della sua beatificazione,  dichiara che il santo è stato “ecumenico ante litteram”. Quando poi nell’83 Giovanni Paolo II presiede la canonizzazione del frate, dichiara: “La vita del nostro Santo sembra un albero, a cui una mano invisibile e crudele abbia tagliato, uno dopo l’altro, tutti i rami…Fu un sacerdote che aveva lo spirito ecumenico così grande da offrirsi vittima al Signore, con donazione quotidiana, perché si ricostituisse la piena unità fra la Chiesa latina e quelle orientali ancora separate…ma che visse  la sua vocazione ecumenica in un modo del tutto nascosto. Piangendo confidava: “Sarò missionario qui, nell’ubbidienza e nell’esercizio  del mio ministero”. E ancora: “Ogni anima che chiede il mio ministero sarà frattanto il mio Oriente””.

Desideri frustrati, fatica, incomprensioni, tutto sublimato nella preghiera, una vita che ai nostri occhi contemporanei, soprattutto, potrebbe apparire priva di soddisfazioni, relegata, anonima, è diventata modello di santità e modello per un’idea di ecumenismo che ha dato meravigliosi frutti. 

Per rendersene pienamente conto si può attingere ad una copiosa bibliografia, tra i tanti volumi, segnaliamo  il volume intitolato “Il mio Oriente. L’ecumenismo spirituale di san Leopoldo Mandic”, che raccoglie i principali contributi offerti in un convegno tenuto a Padova anni fa.  La prospettiva sul santo, quel gigante del confessionale  che tutti conoscono, si allargherà a dismisura, come quei paesaggi della patria lontana tanto cari al suo cuore.

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Il mio Oriente. L’ecumenismo spirituale di san Leopoldo Mandic, a cura di Antonio Fregona, Edizioni Portavoce di San Leopoldo Mandic-Padova,  pp.252, euro 8