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I partecipanti al Sinodo in ritiro. La necessità di andare oltre l’agenda dei media

Cominciano 3 giorni di ritiro a Sacrofano per i partecipanti al Sinodo dei vescovi. Due predicazioni del domenicano Timothy Radcliffe hanno guidato la riflessione

Padre Radcliffe | Padre Radcliffe durante la prima meditazione di questa mattina | Vatican Media / YouTube Padre Radcliffe | Padre Radcliffe durante la prima meditazione di questa mattina | Vatican Media / YouTube

Il ritiro dei partecipanti al Sinodo è cominciato con due meditazioni del teologo domenicano Timothy Radcliffe, i Vespri, una Messa. Il tutto per portare i partecipanti al Sinodo al mettersi in ascolto dello Spirito Santo, secondo quel metodo dell’ascolto dello Spirito e del discernimento che dovrebbe essere cruciale nello svolgersi dei lavori.

Padre Radcliffe ha fatto due meditazioni brevi, concrete, costellate di esperienze personali da missionario e in viaggio per i luoghi domenicani e da citazioni di missionari, teologi, ma anche poeti. Ha detto, sin dall’inizio, di comprendere le tensioni ed i timori per il Sinodo, ha messo in luce anche la paura dello scisma che alberga in molti, ma ha notato anche c’è una paura opposta, perché “durante il nostro percorso sinodale, possiamo preoccuparci di non aver raggiunto niente”.

Anzi – aggiunge – “i media decideranno probabilmente che è stata tutta una perdita di tempo, solo parole”, andranno in cerca di “alcune decisioni forti da fare in quattro o cinque temi chiave”. Ma, aggiunge padre Radcliffe, i discepoli del Sinodo di Gerusalemme non sembravano aver raggiunto alcunché. Hanno persino tentato di fermare il cieco Bartimeo dall’essere curato. Sembravano inutili”.

Padre Radcliffe nota anche che “possiamo essere divisi in speranze differenti, ma se ascoltiamo il Signore e ci ascoltiamo tra noi, cercando di comprendere la sua volontà per la sua Chiesa e il mondo, dovremo essere uniti per una speranza che trascende i nostri disaccordi”.

Nella seconda meditazione, padre Radcliffe ha affrontato proprio il tema delle tensioni, e ha offerto l’immagine della Chiesa come una nostra “casa comune”. Un tema che deve essere rinnovato in un mondo che “soffre in una crisi di mancanza di casa”, perché stiamo “consumando la nostra casa planetaria”, ma allo stesso tempo ci sono 350 milioni di persone in movimento, “scappando da guerra e violenza”, e nessuno di loro “può essere a casa se non lo saranno”, perché anche nella nazioni più ricche “milioni vivono nelle strade, i giovani non riescono a trovare case”.

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Ma c’è anche “una mancanza di una casa spirituale”, causata da “un acuto individualismo, la rottura delle famiglie, le ineguaglianze sempre più profonde”. C’è, insomma, uno “tsunami di solitudine”, e crescono i suicidi perché “senza una casa, sia fisica o spiritual, non si può vivere. Amare è tornare a casa da qualcuno”.

Padre Radcliffe ha detto che ogni Chiesa locale è casa per Dio, ha ripercorso le apparizione mariane in tutta Europa perché Dio ama tutti. E poi ha sottolineato che c’è chi si chiede come si può essere a casa in una Chiesa in cui sono permessi gli abusi, tanto che molti hanno lasciato la Chiesa. Ma ha risposto con le parole di Carlo Carretto (1910 – 1988), discepolo di Charles de Foucauld, che in una preghiera notava i drammi e le contraddizioni della Chiesa, ma allo stesso tempo diceva di non “poter essere libero della Chiesa, perché sono uno con te, anche se non completamente te”. E allora, dove andare? A costruire un’altra Chiesa, che però avrebbe gli stessi difetti?

Suor Maria Grazia Angelini, benedettina ha tenuto la meditazione alla celebrazione vespertina. Ha sottolineato che l’autorità cristiana – anche quella dei vescovi, ma qualunque autorità nella chiesa – non consiste nel godere di luci particolari, vibrazioni straordinarie, doti di leadership o altro.

Consiste nel sintonizzarsi sempre di nuovo – grazie all’Eucaristia – con l’autorità di Gesù e

alla sua luce conoscere la realtà e di conseguenza riconoscere onestamente quando abbiamo

sbagliato rotta. Questo, peccatrici e pubblicani, privi di potere religioso e ultimi, l’hanno

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riconosciuto – e ce lo insegnano”.

Infine, la Messa celebrate dal vescovo Raymond Poisson, di St-Jérôme-Mont-Laurier (Canada), che ha messo in luce la pedagogia di Dio, simile a quella di un bambino che ha bisogno di un genitore per imparare a camminare, perché quando il bambino comincerà a camminare incoraggiato dal genitore sa che potrà cadere, ma sempre cadere nelle braccia di qualcuno che lo ama, e dunque “senza conseguenze”.