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In Polonia i giovani cattolici difendono la memoria di Papa Wojtyla

Appello in difesa del Museo “Memoria ed Identità” di Giovanni Paolo II

Il Museo Memoria e Identità |  | pd Il Museo Memoria e Identità | | pd

Il regime comunista in Polonia combatteva sempre la Chiesa percepita come nemica dell’ideologia comunista e la sua visione materialista del mondo e dell’uomo. Nel mirino dei servizi comunisti c’erano prima di tutto i sacerdoti e i vescovi, cominciando dai pastori carismatici come i cardinali Wyszynski e Wojtyla. Dopo l’elezione del card. Wojtyla a Pontefice il regime comunista preparava vari tipi di provocazioni e tentavano ad ogni prezzo di screditarlo: tutto per sminuire l’impatto dell’azione pastorale del Papa nella sua patria. Ma le stesse forze ex-comuniste continuarono a criticare Giovanni Paolo II anche dopo la svolta democratica nel 1989, alleandosi con gli ambienti liberali anticlericali e con i cattolici “aperti” che mal sopportavano la linea “conservatrice” della Chiesa di Wojtyla. Oggi le stesse forze vogliono far dimenticare la grande eredità del Papa che ha dato tanto alla sua Patria. Un esempio lampante: il tentativo da parte del governo di Tusk di distruggere il Museo “Memoria ed Identità di San Giovanni Paolo II".

Quando in Polonia è nata l’idea di organizzare un museo dedicato al patrimonio intellettuale di san Giovanni Paolo II, si è pensato di chiamarlo Museo “Memoria e Identità”, come il titolo del suo ultimo libro: doveva essere un museo della storia polacca vista con gli occhi di Papa Wojtyla. Questo Museo, costruito nella città di Toruń, ha avuto due co-fondatori: il Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale e la Fondazione Lux Veritatis. Oggi, quando il Museo è quasi completato, il Ministero della Cultura del governo, sta cercando di distruggere questa grande iniziativa come molte altre simili che mirano a mantenere viva la memoria del Papa polacco. Il governo di Tusk, il più anticlericale degli ultimi decenni, lo fa per puro scopo ideologico, anche a costo di non rispettare gli accordi firmati e mentendo circa le condizioni del contratto con la Fondazione Lux Veritatis. 

Tanta gente si è mossa in difesa di questo Museo che simboleggia l’eredità di Papa Wojtyla per la Polonia. I polacchi continuano a raccogliere firme per impedire al governo di chiudere la struttura. Ce ne sono già mezzo milione, e ne stanno arrivando di nuove. Ma il Ministero della Cultura del governo Tusk, accecato ideologicamente, per il momento fa orecchie da mercanti.

Recentemente, il 23 dicembre, anche l'Associazione Giovanile Cattolica polacca ha emesso un comunicato di protesta contro i tentativi di sabotare il funzionamento del Museo. Come viene spiegato nell’inizio dell’appello, l’Associazione, «consapevole della propria storia, missione e responsabilità per la formazione delle giovani generazioni, si oppone fermamente a qualsiasi tentativo di sospendere o limitare le attività del Museo “Memoria ed Identità” di San Giovanni Paolo II di Toruń».

I giovani polacchi spiegano che non si tratta solo di una questione di istituzione culturale: «È un attacco ai fondamenti della memoria nazionale, all'eredità di San Giovanni Paolo II, alla verità sulla Polonia e sulla sua identità spirituale». E questo è tanto più grave perché oggi i giovani «sperimentano la manipolazione, la relativizzazione dei valori e una cultura dell'oblio», perciò «privarli di uno spazio di formazione e di educazione storica sarebbe un atto profondamente dannoso per il futuro della nazione».

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Nel documento si ricorda che Giovanni Paolo II, da giovane sacerdote, fu assistente dell'Associazione Giovanile Cattolica. E questa sua preoccupazione per i giovani nella Polonia comunista, per il loro sviluppo spirituale e la loro responsabilità verso la Chiesa divennero motivo di repressione da parte del regime.

In questo contesto si ricorda il famoso processo dei sacerdoti della Curia di Cracovia vel 1953: fu uno dei primi tentativi di intimidire la Chiesa e combattere la gerarchia ecclesiastica in Polonia. Quattro sacerdoti e tre laici furono accusati di spionaggio per gli Stati Uniti e di «aver venduto la loro patria per i soldi di Giuda». Il procuratore comunista Stanisław Zarakowski descrisse gli imputati come «una banda di traditori, spie ed emarginati». Affermò che la Curia di Cracovia era «un focolaio di reazione legato a centri di spionaggio e sabotaggio». Tre persone furono condannate a morte in questo processo farsa. In questo modo, i comunisti volevano intimidire tutto il clero polacco e i laici legati alla Chiesa.

Nel processo alla Curia di Cracovia, il Consiglio Giovanile Cattolico di allora fu accusato di «attività antistatali» e i giovani cattolici furono perseguitati ed emarginati. «Oggi – si legge nel documento, come comunità di giovani, ricordiamo con gratitudine Giovanni Paolo II come nostro educatore e guida, che ci ha insegnato coraggio, responsabilità e amore per la nostra Patria. I tentativi di limitare le attività del Museo portano i segni distintivi di un ritorno a quei tempi – tentativi di mettere a tacere la voce della Chiesa, dei giovani e della memoria nazionale».

Come denunciano i giovani polacchi, tutto questo succede in un'epoca di «cultura della cancellazione» (cancel culture) perciò «chiudere il museo sarebbe una "cancellazione" simbolica di Giovanni Paolo II dalla memoria nazionale».

La Polonia oggi si trova ad affrontare non soltanto una crisi culturale ma anche dei valori, perciò «privare i giovani dello spazio per la formazione è un duro colpo per il futuro della nazione. I tentativi di limitare le attività del museo sono un attacco al diritto dei cittadini alla memoria storica e all'istruzione, garantito dalla Costituzione della Repubblica di Polonia».

I giovani scrivono che in tempi di disinformazione e polarizzazione sociale, «il museo dovrebbe fungere da luogo di dialogo e di costruzione della comunità al di là delle divisioni». E sottolineano che «un attacco al museo è anche un attacco alla gioventù cattolica, che ha il diritto di conoscere la verità sulle proprie radici e sui propri eroi».

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Successivamente l'Associazione esprime «gratitudine a San Giovanni Paolo II, che, come assistente dell'Associazione Cattolica Giovanile e poi Papa, ci ha insegnato la responsabilità della formazione e della testimonianza della fede» esprimendo «solidarietà ai creatori e ai dipendenti del Museo "Memoria e Identità" e a tutti i cittadini che desiderano difendere la memoria nazionale».

I giovani cattolici polacchi dichiarano di promuovere tra i conterranei attività educative, formative e sociali in difesa dell'eredità di San Giovanni Paolo II. Vogliono in modo particolare «diffondere la conoscenza del processo ai sacerdoti della Curia di Cracovia come lezione per le giovani generazioni, affinché i tentativi di mettere a tacere la voce della Chiesa e dei giovani non si ripetano mai più». E gli odierni tentativi di impedire l’attività del Museo "Memoria e Identità" sono «un atto di cancellazione culturale e un attacco al futuro delle giovani generazioni».

Il documento finisce con un solenne e forte impegno che mostra anche la gravità della situazione: «L'Associazione Cattolica Giovanile, ricordando la sua storia, le persecuzioni e la gratitudine verso San Giovanni Paolo II, non permetterà che tornerà di nuovo l'era comunista».

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