Città del Vaticano , lunedì, 12. gennaio, 2026 18:00 (ACI Stampa).
Il 12 gennaio del 1994 San Giovanni Paolo II tenne una catechesi per l' Udienza Generale che fece storia. Un testo di teologia della storia. La questione al centro era la guerra nei Balcani, ma la riflessione, di larga prospettiva, è perfetta ancora oggi nelle situazioni di guerra che ormai avvolgono il mondo.
Il Papa ricorda di aver indetto una giornata di preghiera "preceduta da un giorno di digiuno" per la pace nei Balcani. E poi cita Pascal:“Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo” (Pensées, “Le mystère de Jésus”, 553). Un pensiero che ha guidato l'incontro che si è appena svolto per una "percezione più approfondita delle cause, della realtà e delle conseguenze del sanguinoso conflitto".
Ecco attraverso questi avvenimenti il Papa rivede “l’agonia di Cristo che continua fino alla fine del mondo” . . . e spiega: "Benché San Paolo ricordi che “Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6, 9), quest’ultima non cessa, tuttavia, di essere presente nell’esistenza degli uomini.(…) Cristo continua a morire tra gli avvenimenti tragici in atto in quella parte del mondo, e questo è stato oggetto della nostra comune riflessione. Continua Cristo la sua agonia in tanti nostri fratelli e sorelle: negli uomini e nelle donne, nei bambini, nei giovani e negli anziani; in tanti cristiani e musulmani, in credenti e non credenti".
Ora basta sostituire la parola Balcani con Ucraina, Terra Santa, Sud Sudan e tanto altro per aggiungere: nella guerra "la stragrande maggioranza delle vittime è costituita da persone innocenti" e molti non sanno quello che fanno come sul Golgota dice il Papa, ma si chiede: "è veramente possibile affermare che le persone e gli ambienti responsabili dei tragici eventi dell’ex Jugoslavia non sanno quello che fanno? In realtà, non possono non saperlo. Forse la verità è che cercano di trovare delle giustificazioni per il loro operare. Il nostro secolo purtroppo ci ha fornito non pochi esempi del genere".
Il Papa parla di dei totalitarismi, "sia quelli di matrice nazionalista che quelli di matrice collettivista" e torna alla fine della seconda guerra mondiale quando "l’umanità si rese conto di quanto tutto ciò fosse contrario al bene dell’uomo e delle nazioni" e la risposta fu la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ma ora sembra, dice il Papa, "che si sia ritornati, in un certo senso, al punto di partenza. I diritti dell’uomo vengono violati in maniera spaventosa e tragica ed i responsabili arrivano a giustificare le loro azioni col principio dell’obbedienza agli ordini e a determinate ideologie".





