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Le sfide di papa Leone XIV nel colloquio con l'agostiniano, padre Gabriele Pedicino

L'intervista a padre Gabriele Pedicino, priore della Provincia agostiniana d’Italia, ad otto mesi dall’elezione di papa Leone XIV

L'incontro tra papa Leone XIV e padre Gabriele Pedicino | L'incontro tra papa Leone XIV e padre Gabriele Pedicino | Credit sito dell'ordine di Sant'Agostino L'incontro tra papa Leone XIV e padre Gabriele Pedicino | L'incontro tra papa Leone XIV e padre Gabriele Pedicino | Credit sito dell'ordine di Sant'Agostino

“Viviamo in un ambiente educativo complesso, frammentato, digitalizzato. Proprio per questo è saggio fermarsi e recuperare lo sguardo sulla ‘cosmologia della paideia cristiana’: una visione che, lungo i secoli, ha saputo rinnovare sé stessa e ispirare positivamente tutte le poliedriche sfaccettature dell’educazione. Fin dalle origini, il Vangelo ha generato “costellazioni educative”: esperienze umili e forti insieme, capaci di leggere i tempi, di custodire l’unità tra fede e ragione, tra pensiero e vita, tra conoscenza e giustizia. Esse sono state, in tempesta, àncora di salvezza; e in bonaccia, vela spiegata. Faro nella notte per guidare la navigazione”. Iniziamo dalla lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’, che papa Leone XIV ha scritto nello scorso ottobre in occasione del 60^ anniversario della dichiarazione conciliare ‘Gravissimum Educationis’, per un colloquio con padre Gabriele Pedicino, priore della Provincia agostiniana d’Italia, ad otto mesi dall’elezione di papa Leone XIV: “Il rimando a papa Leone XIII è stato confermato da papa Leone XIV. Vincenzo Gioacchino Pecci è stato il pontefice dell’enciclica ‘Rerum novarum’ e quindi della questione sociale, dei poveri, degli emarginati: tutti temi che si intrecciano con la biografia di padre Prevost che è stato anche missionario. 

 

Ma appena ho sentito come si sarebbe chiamato, ho subito pensato al legame che papa Leone XIII aveva con gli agostiniani. Non soltanto era nato e cresciuto a Carpineto Romano dove la nostra presenza era significativa, ma è stato vicino alla famiglia agostiniana in molti modi: non ultimo, proclamando sante Rita da Cascia e Chiara da Montefalco o beatificando Angelo da Furci, ma anche ripristinando a Pavia la basilica di san Pietro in Ciel d’Oro dove si trova l’arca con il reliquiario di sant’Agostino”.

 

‘Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente’ Nel messaggio per la Giornata mondiale per la pace ha invocato una pace ‘disarmata e disarmante’: “Infatti le sue prime parole sono state quelle di Gesù Cristo risorto: ‘La pace sia con voi’. In quasi ogni discorso che fa ritorna la parola pace. Ed oggi parlare di pace è ancora più importante di prima visto come è la situazione mondiale”.

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Un altro ‘fronte’ molto interessante per il papa è lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, capace di ‘rivoluzionare’ il mondo, come scrive sempre nella stessa lettera apostolica (‘Il punto decisivo non è la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo. L’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali vanno orientati alla tutela della dignità, della giustizia e del lavoro; vanno governati con criteri di etica pubblica e partecipazione; vanno accompagnati da una riflessione teologica e filosofica all’altezza’).

 

Per quale motivo pone attenzione a questa ‘rivoluzione’, che è l’Intelligenza Artificiale?

“Perché l’Intelligenza Artificiale sta cambiando il mondo a una velocità impressionante, e la Chiesa si interessa a tutto ciò che tocca concretamente la vita delle persone. Le trasformazioni tecnologiche non sono mai neutre: generano opportunità straordinarie, ma anche rischi profondi, soprattutto per i più fragili. Come papa Leone XIII, con l’enciclica ‘Rerum Novarum’, offrì una lettura profetica della prima rivoluzione industriale, oggi papa Leone XIV con la lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’ raccoglie quell’eredità per interrogarsi sul senso umano e spirituale della rivoluzione digitale.  Infatti l’Intelligenza Artificiale interroga i fondamenti del vivere insieme: lavoro, giustizia, dignità, relazioni. Il papa desidera orientare questo cambiamento epocale verso il bene comune, offrendo parole e strumenti di discernimento in un tempo che rischia di essere dominato solo da logiche di efficienza e profitto. Potrei affermare che papa Leone XIV prosegua il cammino di papa Francesco e, per certi aspetti, recuperi anche intuizioni di papa Benedetto XVI e di papa san Paolo VI, da cui emerge un’antropologia cristologica capace di un incontro con il mondo”.

 

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Nel XX secolo la Dottrina sociale della Chiesa aiutò i cattolici ad una nuova visione del mondo; in quale modo essa può aiutare i cattolici a capire le sfide del XXI secolo?

“La Dottrina sociale della Chiesa è viva, come ha detto ai membri della Fondazione ‘Centesimus Annus’ papa Leone XIV sulla scia di papa Francesco: ‘L’obiettivo è imparare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande’. In un tempo segnato dalla precarietà, dall’automazione e da nuove forme di disuguaglianza, i principi della dottrina sociale (la dignità del lavoro, la centralità della persona, il primato del bene comune) tornano ad essere fondamentali. Ed indicano una direzione chiara: dare voce agli ultimi, ascoltare gli scartati, guardare il mondo con gli occhi di chi ne resta ai margini”.

 

Quindi per il papa è possibile ‘governare’ l’Intelligenza Artificiale?

“Riprendendo il pensiero di papa Francesco papa Leone XIV ha chiesto una governance multilivello dell’Intelligenza Artificiale, ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa ma traducibile in termini laici, condivisibili. In tal senso, il papa si richiama al concetto della ‘tranquillità dell’ordine’ proposto da sant’Agostino in ‘De Civitate Dei’. Non basta infatti regolare l’Intelligenza Artificiale, ma occorre regolare anche le sue finalità. La macchina non può essere lasciata sola a dettare l’agenda”.

 

E da agostiniano nell’esortazione apostolica ‘Dilexi Te’ dedica un paragrafo a sant’Agostino:

“L’inclusione di sant’Agostino nella riflessione sulla storia dell’impegno della Chiesa nei confronti dei poveri è chiaramente inserita qui grazie alla conoscenza che il papa ha di questo dottore della Chiesa. La maggior parte degli esperti di patristica si concentra sulle principali opere teologiche di questo Dottore della Chiesa africano.  Quindi, conoscono e insegnano Agostino basandosi sui suoi scritti principali, come le ‘Confessioni’, ‘La città di Dio’, ‘Sulla Trinità’… In questi documenti, Agostino non mostra chiaramente l’opzione per i poveri. Tuttavia sant’Agostino è prima di tutto un pastore, quindi il ‘segreto’ per comprendere la sua prassi vissuta si trova nelle sue omelie e nelle sue lettere. Papa Leone XIV conosce bene questo aspetto del pensiero agostiniano, ed è proprio questa prospettiva che mette in luce il punto di vista di sant’Agostino sul mandato evangelico nei confronti dei poveri. E’ interessante notare che il testo biblico che sant’Agostino cita più di ogni altro nelle sue omelie è il capitolo 25 di san Matteo, che contiene l’insegnamento di Gesù sul giudizio universale, dove dice: ‘Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli e sorelle, lo avete fatto a me’. Per Agostino, questo è il criterio principale per seguire Cristo”.

 

‘Ascolto, umiltà e unità, ecco tre suggerimenti, spero utili, che la liturgia vi dona per questi prossimi giorni’. Nell’apertura del Capitolo generale dello scorso settembre il papa aveva ha richiamato l’ordine agostiniano a non abbandonare queste indicazioni: in quale modo attuarle?

“Ha richiamato la nostra attenzione all’ascolto, che quando diventa autentico inevitabilmente ci porta all’esperienza della comunione e dell’amore, perché quando ascoltiamo non possiamo che obbedire ad una parola, che è quello del maestro interiore, come lo chiamava sant’Agostino, ch ci istruisce nella via della tenerezza praticata con umiltà”.    

 

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Allora cosa significa ‘scoprirsi amati da Dio’?

“Scoprirsi amati da Dio significa avere ogni giorno un buon motivo per vivere; un motore che ci spinge a ricominciare sempre ed anche a diventare dono, perché viviamo di quello che abbiamo ricevuto generosamente; quindi generosamente dobbiamo dare”.

 

Il 188^ Capitolo Generale Ordinario dell’Ordine di Sant’Agostino ha eletto priore generale p. Joseph Lawrence Farrell: in quale modo porterà la spiritualità agostiniana nel mondo?

“P. Farrell, negli anni precedenti a questa elezione, ha curato l’istituto di spiritualità agostiniana e penso che sia una persona che potrà comunicare il messaggio di sant’Agostino e farne risplendere tutta la sua attualità”.

 

A quali sfide è chiamato l’ordine agostiniano?

“Sicuramente una sfida è quella sempre più far emergere l’urgenza della comunione e dell’amicizia. I capisaldi della spiritualità agostiniana, esperienze che sant’Agostino ha vissuto nella carne, per cui ha combattuto e lottato. Noi dobbiamo cercare di essere strumenti di comunione, non avendo paura della diversità, ma sono ricchezza quando è vissuta in Cristo”.