Roma , mercoledì, 21. gennaio, 2026 16:00 (ACI Stampa).
Nello scorso dicembre ad Ascoli Piceno è stata inaugurata la XVI biennale d’arte sacra e contemporanea, di cui curatore è il critico d’arte Giuseppe Bacci con la cooperazione di Arnaldo Colasanti ed Andrea Viozzi, con una mostra intitolata ‘Profeti di speranza, creatori di bellezza’, visitabile fino a sabato 31 gennaio nelle chiese di San Vittore e Sant’Agostino per Ascoli Piceno ed ad Isola del Gran Sasso nel Museo Staurós, mentre tra qualche mese sarà esposta anche a San Benedetto del Tronto, seguendo cinque tematiche prefissate per gli artisti: ‘Nel segno della Luce – Segni di luce, segni di speranza’; ‘La Pace nel cuore dell’arte’; ‘Profeti di Speranza per un nuovo domani’; ‘Creati per creare – creatori di bellezza’; ‘Dialogo tra le culture’.
La mostra è stata possibile grazie alla volontà del vescovo di Ascoli Piceno –San Benedetto del Tronto – Ripatransone, monsignor Gianpiero Palmieri, che aveva avuto un incontro con Giuseppe Bacci, grazie a Giuliano Giuliani, e dalla conoscenza dell’esperienza della Biennale d’arte Sacra di San Gabriele. Da qui l’idea di proporre una riflessione sull’arte e l’arte sacra contemporanea. Le opere, più che rappresentare soggetti religiosi, intendono stimolare una ricerca spirituale attraverso gli elementi naturali dell’esistenza, tra cui la ricerca della speranza e della bellezza. Sono esperienze che aprono a un cammino capace di intercettare il mistero di Dio.
La mostra si inserisce in un dialogo tra arte contemporanea e spazi segnati dall’arte dei secoli passati. La scelta di collocare le opere in una chiesa tanto ricca di storia permette un confronto tra ciò che è stato e l’anelito verso qualcosa di più grande. La scelta delle chiese romaniche ad Ascoli Piceno non è casuale: questi spazi presentano caratteristiche architettoniche precise: volumi ampi, luce naturale filtrata, pareti che possono accogliere interventi. L’arte contemporanea entra in dialogo con la struttura storica. Il contrasto temporale diventa elemento espositivo. Invece il Museo Staurós ha una vocazione specifica verso l’arte sacra recente con la collezione permanente che include lavori di artisti del ‘900.
La poetica di questa Biennale si fonda sull’idea che l’arte possa essere profetica. Gli artisti non si limitano a illustrare contenuti religiosi. Attraverso la loro sensibilità anticipano domande e tensioni del nostro tempo. Il tema della speranza attraversa tutte le sezioni della mostra. In un’epoca segnata da crisi e incertezze, l’arte offre uno spazio di resistenza. La bellezza non è consolazione facile ma invito a guardare oltre l’apparenza.
‘Profeti di speranza, creatori di bellezza’ è un’occasione per riflettere sul ruolo dell’arte oggi e per . ricordare che la bellezza può essere strumento di trasformazione con l’invito è a lasciarsi sorprendere dalle opere, a sostare davanti a immagini che parlano un linguaggio universale in un dialogo tra fede e creatività, che rimane fecondo.




