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Padre Gabriele Bragantini: canonizzazione dei martiri di Thane è speranza per la Chiesa georgiana

L'intervista a padre Gabriele Bragantini, vicario episcopale per la cultura e l’ecumenismo della Chiesa cattolica in Georgia

Una raffigurazione della scena del martirio | Una raffigurazione della scena del martirio | Credit pd Una raffigurazione della scena del martirio | Una raffigurazione della scena del martirio | Credit pd

“...Et udito Cadì questo, mandò incontenente degli offiziali per loro; gli quali furono così raccolti dinanzi da lui; cioè, fue Frate Thomaso da Tolentino de la Marcha, Frate Iacopo da Padova, Frate Demedre (dalla Georgia), el quale era laico et sapea quelle lingue, et Frate Pietro da Siena. Et rimase Frate Pietro da Siena a casa per guardare le cose, et gli altri a quello Cadì andorono. Et essendo dinanzi da Cadì, quegli con loro cominciò di disputare de la fé nostra: et disputando così quegli non fedeli con gli nostri fedeli, dicevano che Cristo era solamente uomo et non Dio: et dicendo questo, quello Frate Thomaso provava per vere ragioni et argomenti, Christo esser vero Dio et huomo; et intanto avea confusi quelli Saracini, che non sapeano et non poteano dire lo contrario… Frate Diomedre fue fedito fortissimamente nella mamella, et poscia gli fue tagliato el capo. Et così per questo martirio diedono l’anime loro a Dio”.

Questo episodio del martirio dei quattro francescani, raccontato dal beato Odorico da Pordenone, è riportato nel libro ‘Tommaso da Tolentino’, scritto da Paolo Cicconofri, Carlo Vurachi e Franco Casadidio, che narra la storia di questi missionari francescani, che volevano raggiungere la Cina, partendo dalla Georgia, la cui storia cristiana è millenaria, e furono uccisi nel 1321 a Thane in India, in quanto davanti al cadì della città indiana, illustrarono la dottrina cristiana ed attaccarono quella islamica: Tommaso e i suoi compagni vennero, per questo, assassinati da alcuni sicari. Dei quattro martiri solo Tommaso da Tolentino fu beatificato nel 1894 da papa Leone XIII; mentre per gli altri tre suoi compagni (Demetrio, Giacomo e Pietro) solo alcuni anni fa è stata aperta la causa per la canonizzazione insieme al beato Tommaso. Allo stimmatino padre Gabriele Bragantini, vicario episcopale per la cultura e l’ecumenismo della Chiesa cattolica in Georgia, abbiamo chiesto di raccontarci a quale punto è la causa di canonizzazione dei martiri di Thane:

“Dopo aver concluso l’inchiesta qui a Tbilisi il 27 maggio dello scorso anno, tutto il materiale raccolto è stato presentato dal nostro vescovo Giuseppe Pasotto alla fine del mese di luglio a Roma presso il Dicastero delle cause dei Santi al cardinale Semerano. Speriamo che il cammino possa concludersi presto e la loro canonizzazione entrare anche tra le celebrazioni in onore della morte di san Francesco d’Assisi in quest’anno”.

Per quale motivo volevano andare in Cina?

“Per poter rispondere dobbiamo ricordare che siamo all’inizio del XIV secolo, quando un grande interesse per l’evangelizzazione verso questi Paesi dell’Oriente, praticamente sconosciuti, si rafforza in Europa grazie ai viaggi ma anche ai nuovi ordini religiosi quali francescani e domenicani; siamo a Tabriz (capitale dell’Ilkhanato mongolo di Persia, ora Iran, di cui la Georgia faceva parte), dove i frati minori (francescani) ed i frati predicatori (domenicani) vi avevano due conventi; qui ai confratelli destinati all’Oriente era impartita la formazione culturale e linguistica necessaria al loro impegno missionario. Proprio da Tabriz, nel dicembre 1320, mossero i nostri quattro francescani (Tommaso da Tolentino, Jacopo da Padova, Pietro da Siena e Demetrio da Tbilisi) diretti a Khanbalic, capitale dell’Impero mongolo e sede arcivescovile del loro confratello Giovanni da Montecorvino (Montecorvino Rovella, 1247 – Pechino, 1328) proprio per sostenere la presenza dei francescani nel loro impegno di evangelizzazione e di incontro con quelle culture”. 

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Perché è importante oggi ricordare questi martiri?

“I motivi possono essere vari: per le chiese locali a cui appartenevano questi martiri, per quanto già ricche di testimonianze di santità e dedizione alla causa della evangelizzazione (Siena, Padova, Tolentino), per l’Ordine dei Frati minori: se per loro è stato motivo di celebrazione gli 800 anni dal martirio dei francescani del Marocco (1220) come pure la canonizzazione dei martiri di Damasco (1860) avvenuta nel 2024, non meno valore dovrebbe avere il ricordo dei martiri di Thane come primo gruppo di martiri francescani dell’Oriente; per gli storici per valorizzare pagine non molto conosciute ma altrettanto interessanti. Per noi in Georgia è importante a livello storico, in quanto evidenzia una pagina alquanto gloriosa della nostra storia dal momento che  ricorda come la Georgia fosse un punto importante del programma di evangelizzazione del XIV secolo e come la presenza dei missionari cattolici in Georgia stesse portando i suoi frutti nazionale, in quanto fra Demetre era originario di Tbilisi e possedeva una buona preparazione tanto da venir chiamato, pur non essendo sacerdote, a tale missione; ecclesiale nella sua dimensione universale: manifesterebbe in modo forte il legame con la Chiesa di Roma e nella sua dimensione locale. Il suo inserimento nel santorale universale darebbe un segno forte alla inculturazione della presenza della chiesa cattolica soprattutto nella celebrazione della liturgia; ed ecumenico, e questo viene sottolineato spesso dai nostri fedeli: sarebbe il primo georgiano martire ad essere riconosciuto santo dopo la separazione delle chiese in Oriente e Occidente”.

 

Quanto è venerato Demetre di Tblisi in Georgia?

“E’ difficile rispondere dal momento che siamo dovuti ripartire da zero per il fatto che della venerazione verso questi martiri non era rimasto niente a causa del periodo comunista, ma anche per altre vicende che nel corso di questi secoli hanno visto spesso scomparire e rifiorire la presenza cattolica in questi paesi e per la partenza dell’Ordine a cui fra Demetre apparteneva. L’occasione di questo nuovo interessamento è stato il settimo centenario del martirio (2021) ed il sapere che in India il loro culto è ancora vivo. Posso dire che la celebrazione del VII centenario ha riscosso un grande interesse fra i nostri fedeli, nonostante fosse il periodo del coronavirus, come pure la proposta di presentare la richiesta del loro riconoscimento come santi, per cui oggi siamo di fronte ad una nuova venerazione verso questi martiri e in particolare verso fra Demetre di Tbilisi. Certamente le testimonianze del loro culto antico sono molte. Da un testo francescano si legge: ‘Fra Giordano portò in Soldania (Persia) e pose nel convento dei frati Predicatori, fra l’altro, parte di una mascella d’uno di questi martiri, nè sapendosi di quale si fosse, operando per mezzo di essa il Signore miracolosi effetti, una divota donna pregò istantemente il Signore a riscoprire di chi era. La seguente notte le apparve un frate Minore tutto risplendente e le disse essere del beato Demetrio’. Forse in questo racconto c’è un’eco di quel culto dei martiri di Thane, promosso in Oriente subito dopo la loro morte, nel cui ambito possiamo immaginare che al frate georgiano fosse riservata una speciale attenzione, in quanto primo martire autoctono della Chiesa latina d’Oriente”. 

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Quanto hanno inciso nella fede dei cattolici georgiani il racconto dei martiri di Thane? 

“Anche per questa domanda non siamo in possesso di testimonianze documentate; certamente la storia del cristianesimo in Georgia, sia nella tradizione orientale che latina, è una storia di martirio come hanno ricordato anche papa san Giovanni Paolo II nel 1999 e papa Francesco nel 2016 durante le loro visite pastorali in questo Paese e, penso che non dobbiamo isolare il loro ricordo compresi quanti sono stati fedeli al loro battesimo durante il periodo sovietico di questa bimillenaria storia cristiana. Questa storia ha sostenuto e sostiene tuttora la vita dei cristiani in questo Paese non solo per un ricordo di cui andarne fieri. Se non siamo in possesso di testimonianze dirette possiamo però ricordare come questo avvenimento abbia inciso tra i cristiani di quel tempo attraverso i racconti tramandati di questo avvenimento, quali  lettere (la prima fu quella del domenicano Giordano di Severac, arricchite della testimonianza diretta del mercante Jacobino da Genova, che ne era il latore), la ‘Chronica XXIV generalium Ordinis Fratrum Minorum’ e soprattutto la ‘Relatio’ che fra Odorico dettò nel convento di Padova nel maggio del 1330 (che fu non solo il testo francescano più diffuso del tardo medioevo, ma anche il libro di viaggi più popolare dopo il Milione di Marco Polo), in cui nel capitolo conclusivo egli asserisce che tutto ciò, che ha scritto, gli è stato raccontato da persone degne di fede o lo ha visto con i propri occhi.

In essa fra Odorico fissò la narrazione del martirio di Thane in una forma che richiama le ‘Passiones’ dei primi secoli dell’era cristiana, come pure i cicli di affreschi nelle chiese e nei conventi francescani dedicati a questi martiri (Verona, Udine, Siena, Padova...); la venerazione delle reliquie: al convento dei domenicani di Soltaniyeh Giordano di Severac fece pervenire una reliquia (una mascella) di uno dei tre martiri. Si dice che lo stesso papa Giovanni XXII (1244 circa – 1334) si fosse commosso al sentire il racconto del loro martirio tanto da, anche in seguito a questo avvenimento, decidere di trasferire l'antica sede vescovile di Smirne a Tbilisi (1328). 

Certamente è stata una sorpresa bella per i nostri fedeli, ma anche per fedeli ortodossi, ed un dono inaspettato per la nostra Chiesa il ricordo dei martiri di Thane: tutto questo potrà essere uno sprone per una nuova valorizzazione della storia della presenza della Chiesa cattolica in Georgia, spesso bistrattata, e per una ripresa della vita cristiana, così speriamo, soprattutto per coloro che erano cattolici e per diversi motivi, hanno abbandonato questa loro tradizione”.

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