A Norcia dopo il terremoto rinasce la comunità Benedettina che compie 20 anni

Nella festività di San Benedetto i monaci benedetti rifondati 20 anni fa posano la prima pietra del nuovo complesso monastico

La posa della prima pietra
Foto: Alberto Carosa
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A Norcia la festa di San Benedetto ha avuto un sapore speciale in questo 2019. Tre anni dopo il terremoto rinasce il monastero die monaci benedettini che era stato rifondato 20 anni fa.

Celebrazioni religiose, conferenze e soprattutto la posa della prima pietra del nuovo monastero dove è stata cementata una reliquia e la lettera del Priore padre Nivakoff.

Ecco il resoconto:

Nei suoi interventi padre Nivakoff ha parlato della costruzione del nuovo monastero come potente segno di speranza dopo la tragedia del terremoto, sancito dall’adozione di un nuovo motto.

Infatti, esattamente il 12 giugno il monastero ha celebrato i 20 anni dalla sua fondazione canonica, avvenuta nel 1999, e per l’occasione di questo anniversario il padre priore ha reputato opportuno aggiungere un motto allo stemma del monastero: Nova Facio Omnia, ("Faccio nuova ogni cosa"). Motto che poi è stato scolpito anche su sulla prima pietra collocata nel muro dell'erigendo complesso monastico.

“La Chiesa stessa ci chiama a rinnovare sempre quella giovinezza, iniziando la Messa con un ricordo di come Dio benedica la giovinezza con gioia, Ad Deum qui laetificat juventutem meam (“A Dio che rende lieta la mia giovinezza”). Il peccato ci rende vecchi, portandoci via l’innocenza e la gioia”.   

Padre Cassian Folsom, rifondatore di questa congregazione benedettina e suo primo Priore fino a quando è subentrato padre Nivakoff nel 2016 ha ricordato la nascita della comunità.

Di solito i monasteri sono fondati a partire da una struttura pre-esistente, invece che da una nuova fondazione. E’ stata questa la strada tentata inizialmente, ha detto padre Cassian, ma la Provvidenza indicava un nuovo inizio, proprio come afferma il nuovo motto Nova Facio Omnia.  Abbiamo iniziato con principi molto chiari, ma con meno chiarezza su come ciò avrebbe effettivamente preso forma.

“Ad esempio, abbiamo cominciato in un piccolo appartamento, non in un monastero stabilito. Abbiamo iniziato a Roma, non a Norcia. L’idea iniziale era che la nostra comunità servisse Sant’Anselmo a Roma, ma questo dopo 2 anni è cambiato. Siamo venuti a Norcia, nella casa natale di San Benedetto e nei primi 16 anni abbiamo vissuto nella basilica dove il nostro lavoro principale apostolico era servire i pellegrini che venivano a visitarci”.

Il terremoto ha però nuovamente cambiato la situazione, trasformando quel servizio in un servizio più spirituale e sovrannaturale. “L’esperienza post-terremoto è stata quasi una rifondazione del monastero, con gli stessi principi, ma con uno stile leggermente diverso, con una forma diversa”.

Nei 16 anni passati in città, ha continuato, abbiamo compreso che il tesoro che aveva il santo, il tesoro da conservare e magari offrire, non era la cultura non era neanche la famosa pace…”Il tesoro che il Santo ha custodito e che voleva che noi custodissimo è la fede”.  La comunità cresce, ha rivelato, ma il futuro non può essere sicuro  con questi grandi progetti. “E’ Dio che guida la storia e non noi”.

Gli interventi di padre Nivakoff sono continuati con la sua omelia durante la messa solenne dell’11 luglio, una lectio magistralis sulla spiritualità del Santo ispirata dall’epistola nel giorno della sua festa.

La fede è intimamente legata alla taciturnitas,  che è uno tre pilastri della regola e delle spiritualità benedettina, assieme all’obbedienza e all’umiltà.

“L’epoca in cui viviamo ha perso la pazienza per questa taciturnitas e l’ha riempita con spiegazioni, parole, rumori. Quando noi monaci dopo il terremoto abbiamo creduto di accogliere l’indicazione della provvidenza di piantare qui le radici del nuovo monastero era con paura ed esitazione: Come molti di voi ci siamo chiesti: ma che succederà, come potremo vivere…Dio sa le risposte e ci farà capire al momento giusto.”

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