A Roma il Consiglio Pan-Ucraino delle Chiese, per portare la loro voce al Papa

Rappresentano il 95 per cento delle confessioni religiose in Ucraina e da sempre sono attivi nel lavoro umanitario

Una foto di gruppo del Consiglio Pan-Ucraino delle Chiese e delle Organizzazioni Religiose
Foto: UCCRO
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Avevano scritto una lettera al Papa, si sono pronunciati più volte con dichiarazioni forti durante la guerra (e non solo su temi di guerra, ma anche su questioni sociali, come la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte del governo ucraino), ma sono sul campo e sui territori in conflitto sin dal 2015: i membri del Consiglio Pan-Ucraino delle Chiese sono ora a Roma, dove trascorreranno tre giorni incontrando Papa Francesco e alti officiali vaticani e partecipando ai Vespri in San Paolo Fuori le Mura il 25 gennaio, giornata in cui si chiude tradizionalmente la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

La presidenza del Consiglio cambia ogni sei mesi, ma vi sono rappresentate praticamente tutte le confessioni religiose ucraine. Il 5 per cento delle confessioni restanti sono gruppi molto minoritari, quasi minuscoli greggi in un mosaico interreligioso molto più ampio. Ovvio, c’è l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, padre e Capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ma anche il vescovo Vytaly Kryvyc’kyi di Kyiv, che rappresenta la Chiesa latina; vi è compresa la Chiesa Ortodossa Ucraina, l’autocefalia che ha causato il cosiddetto “scisma ortodosso”, con Mosca distante da Costantinopoli; ma vi è anche rappresentata la Chiesa ortodossa legata a Mosca. E poi, c’è la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Luterana; le comunità ebraiche e quelle musulmane.

In tutto, al giugno 2021, il Consiglio comprendeva 15 Chiese e organizzazione religiose e una organizzazione interconfessionale. Ma in quest’incontro non ci sono solo i rappresentanti al Consiglio, ma anche i capi delle Chiese.

Sono arrivati a Roma la sera del 23 gennaio, e avranno incontri istituzionali ai massimi livelli in Vaticano. Portano con loro una organizzazione nata già nel 1996, con lo scopo di unire gli sforzi delle denominazioni religiose per promuovere la vita spirituale dell'Ucraina e per coordinare il dialogo inter-confessionale e inter-religioso sia in Ucraina che all’estero.

Ma i membri del Consiglio, come detto, si impegnano anche nel dialogo con il governo, e nell’elaborare gli atti legislativi che riguardano le relazioni tra confessioni e Stato.

Sebbene collabori con il governo in alcune circostanze, il Consiglio è completamente autofinanziato e autonomo. Ogni decisione viene approvata per consenso, in modo da avere pareri bilanciati.

Sono molti i progetti umanitari in cui è coinvolto il Consiglio, e la crisi del coronavirus ha aggiunto anche una necessità di riformare la missione dei pastori stessi. Ora, con la guerra aperta, si è aggiunta anche la necessità di una pastorale per i militari.

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