Abusi, anche in Francia in discussione il segreto della confessione

Il rapporto CIASE pubblicato la scorsa settimana aveva tra i suggerimenti anche quello di non considerare il segreto della confessione. Il no dei vescovi. La richiesa di chiarimenti del governo

L'arcivescovo Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza Episcopale Francese
Foto: Wikimedia Commons
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Alla fine, l’arcivescovo Eric de Moulins-Beaufort di Reims, presidente della Conferenza Episcopale Francese, è dovuto persino andare a parlare con il ministro dell’Interno Gerald Darmanin, per chiarire la sua posizione riguardo il segreto della confessione e poi dichiarare, ancora una volta, la sua vergogna per lo scandalo degli abusi. Addirittura, nel sito della Conferenza Episcopale Francese si legge che la risposta del presidente dei vescovi è stata “goffa”, mentre l’opinione pubblica sembra ancora sgomenta dalle cifre degli abusi pubblicai dal rapporto CIASE la scorsa settimana.

Funziona così: ogni volta che viene presentato un rapporto sugli abusi da parte della Chiesa, a questo viene allegato una serie di suggerimenti, e tra questi, nella maggior parte dei casi, anche la possibilità di accontonare il segreto della confessione, almeno per i casi di abuso. Vale a dire: se un prete in confessionale si sente raccontare di un abuso su minore, deve rispondere prima alla legge civile, che obbliga a riportare, e solo dopo alla legge divina.

È una situazione talmente diffusa che la Penitenzieria Apostolica, nel 2019 aveva dovuto diramare una “Nota sull’importanza del foro interno” di fronte ai casi, sempre più diffusi, di pressione sulla Chiesa per abolire il segreto della confessione. In Australia, addirittura, ci sono stati le cui leggi già, di fatto, violano il segreto della confessione.

Tutto nasce dalla pubblicazione del rapporto CIASE. Il rapporto, chiesto dalla stessa Conferenza Episcopale Francese, ha messo in campo una ventina di esperti in diversi temi, guidati dal vicepresidente onorario del Consiglio di Stato Jean-Marc Sauvé. Dopo tre anni di lavoro, ha prodotto un rapporto di 485 pagine, con 2000 pagine di allegati e 45 raccomandazioni, in cui si sosteneva che tra il 1950 e il 2020 almeno 216 mila minori sarebbero stati vittime di abusi sessuali da parte di 2900 – 3200 membri del clero in Francia (vale a dire tra il 2,5 e il 2,8 per cento del totale del clero in Francia). Se si considerano anche i laici, le vittime sono 330 mila, ovvero il 4 per cento degli abusi sessuali commessi nello stesso periodo in tutta la Francia.

I numeri vanno anche letti bene. Le 216 mila vittime sono ottenute sulla base di un saggio online dell’IFOP, commissionato dall’Istituto Nazionale di Salute e Ricerca Medica su un campione rappresentativo di 243.601 persone, e sono 28.010 persone hanno risposto completamente. Di queste, solo l’1,2 per cento ha sostenuto di aver subito abusi.

Il sondaggio è stato anche accompagnato da un appello a testimoniare che ha fruttato 3.652 testimonianze telefoniche, 2.459 email e 360 lettere, tutte valutate dal gruppo France Victims.

Insomma, non si tratta di una vera e propria inchiesta giudiziaria, mentre i numeri vengono usati ancora una volta per fare pressione per abolire, o mettere in discussione, il segreto della confessione.

Dopo la pubblicazione del rapporto, il 5 ottobre, l’arcivescovo de Moulins-Beaufort ha reagito il 6 ottobre in un comunicato stampa in cui difendeva il segreto della confessione che “è sempre stato rispettato dalla Repubblica Francese”, e che "non è contrario, tra l’altro, al diritto penale francese”.

Era una risposta ad una delle richieste della commissione, che si faceva forte del codice penale francese, il quale stabilisce l’obbligo di denuncia in casi di abuso, con una pena, in caso di mancanza, che va dai 3 anni di reclusione e 45 mila euro di molta ai 5 anni di reclusione e 75 mila euro per fai che riguardano un minore di 15 anni.

Le parole del presidente dei vescovi francesi avevano causato il solito ginepraio di polemiche, che ha portato poi alla dichiarazione di Gabriel Attal, portavoce del governoarrivata ad, al termine del Consiglio dei ministri del 7 ottobre: “Niente è più forte delle leggi della Repubblica". E Marléne Schiappa, ministro per la Cittadinanza, è arrivata a dire che “ non si può dire alle altre religioni di rispettare le leggi della Repubblica” e poi fare una eccezione.

Il tutto ha portato alla convocazione dell’arcivescovo de Moulins Beaufort al ministero degli Interni, per incontrare il ministro Darmanin, spiegare le sue affermazioni e confrontarsi “sul significato del sacramento della confessione per i cattolici e sui fondamenti teologici, spirituali e canonici del segreto della confessione”, come ha spiegato lo stesso arcivescovo in un comunicato la scorsa settimana.

Al termine di questo incontro, l’arcivescovo ha ribadito la determinazione di tutti i vescovi e, con loro, di tutti i cattolici, a fare della protezione dei bambini una priorità assoluta, in stretta collaborazione con le autorità francesi. 

L'arcivescovo ha anche invitato le parrocchie, i movimenti e le comunità a leggere questo rapporto, a condividerlo, a lavorarci, poiché sembra essenziale che tutti accolgano le numerose testimonianze delle vittime che comporta e traggano il conseguenze necessarie da esso.

"La realtà della violenza e della violenza sessuale sui minori all'interno della Chiesa e nella società invita donne e uomini di buona volontà, credenti e non, a lavorare insieme al servizio della protezione dei più giovani, dell'accoglienza e del sostegno alle vittime", si legge in una nota della Conferenza Episcopale Francese.

Di fronte a questi fatti, il vescovo Éric de Moulins-Beaufort ha ribadito la sua vergogna, il suo sgomento , ma anche la sua determinazione a realizzare le riforme necessarie affinché la Chiesa, in Francia, meriti la fiducia di tutti.

Parole che possono sanare lo sconcerto dell'opinione pubblica francese. Ma non riparano l'ennesimo attacco al segreto della confessione, perpetrato proprio attraverso le accuse di abusi veri o presunti.

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