Ai vescovi tedeschi non piace che siano solo i sacerdoti a poter guidare le parrocchie

Ma il cardinale di Colonia ringrazia Papa Francesco per la Istruzione sulle parrocchie pubblicata il 20 luglio scorso

Un dettaglio del Duomo di Magonza
Foto: DP
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“Perché un fedele sia validamente nominato parroco, occorre che abbia ricevuto l’Ordine del presbiterato. […] L’ufficio di parroco non può essere affidato a una persona giuridica. In modo particolare l’ufficio di parroco non può essere affidato a un gruppo di persone, composto da chierici e laici”. Insomma i laici non possono guidare una parrocchia, questo compito spetta solo ai sacerdoti.

Quella che potrebbe sembrare a tutti un’ovvietà – ribadita, all’articolo „VIII.a. Parroco“, dalla Congregazione per il Clero con la pubblicazione, una settimana fa, dell’Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” – rappresenta per la Chiesa tedesca una decisa critica all’attuale gestione delle parrocchie in tante diocesi e, oltre a ciò, l’effetto di una buccia di banana sul «cammino sinodale».

Ossia sul percorso di riforme della Chiesa tedesca, varato nel marzo 2019 dalla Conferenza episcopale (CET), soprattutto per dare risposta alla crisi di credibilità conseguita allo scandalo degli abusi sessuali di minori nelle diocesi tedesche.

Soprattutto, ma non solo. Il «cammino sinodale» si prefigge, infatti, di riformare quattro ambiti della vita della Chiesa tedesca e, a questo scopo, è organizzato in altrettanti fora tematici: “Potere, partecipazione e divisione dei poteri”; “Morale sessuale”; “Forma di vita sacerdotale” e “Donne al servizio e impiegate della Chiesa”.

Il tema del primo di questi fora cerca, nella sostanza, di riformare l’esclusività, riservata al clero, nella conduzione della Chiesa e la conseguente marginalizzazione della partecipazione dei laici, giudicata, dai promotori del «cammino sinodale», come una forma „medievale“ (in senso dispregiativo) e non più tollerabile di „clericalismo“ bisognosa dunque di riforme.

Ai commentatori tedeschi, come Felix Neumann, non è passata inosservata l’inusitata celerità con cui l´Istruzione è stata diffusa in sette lingue (tra cui, al quarto posto, quella tedesca), rompendo una lunga tradizione di farraginosità „vaticane“ nella pubblicazione delle traduzioni dei testi.

A questo punto fare due più due non è difficile. “La Congregazione – scrive Neumann - doveva avere in mente soprattutto l’area di lingua tedesca quando ha presentato la sua rigida e „parroco-centrica“interpretazione del diritto in vigore. In quest’area, dove convergono scarsità di sacerdoti, buone possibilità finanziarie e una tradizione di laici impegnati, alcune riforme strutturali hanno aperto ai laici la conduzione delle parrocchie”. Una ricerca del 2018 condotta dal portale katholisch.de ha evidenziato infatti come ben 12 delle 27 diocesi tedesche prevedano forme di conduzione parrocchiale da parte di laici o di team di laici e che in Svizzera già da tempo i laici conducano parrocchie.

In Germania convivono, insomma, diversi modelli di conduzione parrocchiale, connotate dalle più diverse sfumature di coinvolgimento dei laici. Nella Diocesi di Aquisgrana e in una parrocchia dell’Arcidiocesi di Colonia solo la cura delle anime è affidata a volontari laici. Nella parrocchia Santa Barbara della Diocesi di Essen tutta la comunità è guidata da volontari laici. Ma l´Istruzione della Congregazione per il Clero, ribadendo la centralità della figura del parroco, influirà ora non solo su queste forme di conduzione parrocchiale, ma anche sull’amministrazione finanziaria delle parrocchie, spesso affidata in Germania a fondazioni o a comitati di laici, come accade per esempio nella Diocesi di Friburgo.

La Conferenza episcopale tedesca, per mezzo del suo portavoce Matthias Kopp, fa sapere che studierà il testo con attenzione, che “al momento non c’è nulla da commentare” e che i vescovi se ne occuperanno nel corso della prossima assemblea.

Forti critiche al nuovo documento vengono dal cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di Monaco e Frisinga, ed ex presidente della CET: “È già incredibile che un documento di Roma arrivi senza che se ne sia mai parlato con noi. È questa la convivenza tra Chiesa universale e Chiesa particolare che si ci aspetta? No davvero. Una Chiesa sinodale è una cosa diversa da quello che stiamo vedendo”.

Anche il vescovo di Osnabrück, Franz-Josef Bode, in una nota della Diocesi di mercoledì scorso, parla di «ritorno della clericalizzazione» e ribadisce l’importanza del «cammino sinodale» intrapreso: “Solo questo cammino sinodale può essere la risposta a questa sfida di Roma». Il vescovo di Magonza Peter Kohlgraf pensa ai molti laici impegnati in parrocchia: «Un’ingerenza irricevibile nel nostro ministero episcopale. Molti laici si sentiranno sfiduciati e deprezzati dall’alto. Già ora non sappiamo come occupare molte posizioni e i parroci lamentano sovraccarichi in campi come amministrazione e burocrazia. La conduzione dell’amministrazione che stavamo pianificando, secondo questo documento romano, non sarebbe autorizzata”.

Gebhard Fürst, vescovo di Rottenburg-Stoccarda, dove già da cinquant´anni vige un modello di co-conduzione delle parrocchie da parte di sacerdoti e laici, annuncia di non voler rinunciare a questo modello, neanche dopo il nuovo documento: “Il nostro modello è indisponibile. La partecipazione dei laici in tutti i nostri comitati, fino al consiglio diocesano, è un grosso vantaggio per la Chiesa dell’est”.

Stephan Ackermann, vescovo di Treviri, si dice “irritato dal fatto che nel documento non si trovi traccia del tema „abusi sessuali e prevenzione“. Non si esprime nessun problema di coscienza, per il fatto che le parrocchie sono state e possono essere luoghi di violenza sessuale”.

Secondo Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberga, sarebbe stato meglio non pubblicare questo documento che «fa più male che bene» ed è «teologicamente deficitario» e non considera la situazione delle Chiese locali. Aggiunge che “non è chiaro perché la Congregazione per il Clero abbia pubblicato questo documento”, ma loda lo spirito missionario della parrocchia verso cui il documento spingerebbe: "Questo corrisponde all’intenzione di riforme strutturali nell’arcidiocesi di Bamberga e rafforza la nostra intenzione di essere Chiesa missionaria".

L´arcivescovo di Colonia, cardinale Rainer Maria Woelki, loda invece apertamente l´Istruzione e ringrazia “Papa Francesco che con questo sussidio ci mostra il cammino”. “Allo stesso tempo – prosegue il cardinale Woelki – ci ricorda verità essenziali della nostra fede, che noi proprio qui in Germania qualche volta perdiamo di vista, quando ci occupiamo troppo delle nostre cose”.

E commenta ancora Woelki : “Rendere presente Cristo, il capo, spetta in una parrocchia al sacerdote, ma non perché essere sacerdote significhi essere automaticamente più competente, più santo, migliore del “resto”. I sacerdoti non possiedono da se stessi l’abilitazione per la guida di una parrocchia, ma perché l’ordinazione sacerdotale “li configura a Cristo sacerdote” in modo “da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa.” E quindi “la responsabilità ultima nella guida della parrocchia spetta al parroco, che è un sacerdote ordinato; allo stesso tempo i laici sono chiamati alla collaborazione nella guida della parrocchia. Questa non è una questione di stima, ma si deve al fatto che noi, sacerdoti e laici, condividiamo la responsabilità per la Chiesa”.

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