Bagnasco: "Lavoro è dignità. Cristiani uccisi, governi non siano ipocriti"

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Cei
Foto: Marco Mancini - Acistampa
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Si sono conclusi oggi in Vaticano i lavori della 68/ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Al termine della conferenza stampa finale abbiamo avvicinato il Cardinale Presidente Angelo Bagnasco con il quale ci siamo soffermati sui temi di più stretta attualità.

Eminenza, i dati macroeconomici segnalano una lenta ripresa per il nostro Paese. Tuttavia la povertà sembra allargarsi. Molte persone bussano alle porte delle parrocchie. La Chiesa Italiana è in prima linea.

“Sì. Questo in un certo senso ci onora perché la gente mostra fiducia nelle comunità parrocchiali, nei nostri sacerdoti, negli operatori. I centri di ascolto, insieme alle parrocchie, fanno un grandissimo lavoro grazie all’8x1000 che ogni anno si raccoglie e senza il quale veramente non potremmo fare nulla. Però anche l’8x1000 viene continuamente integrato ancora dalle comunità cristiane, perché le richieste sono talmente tante, numerose e pesanti che veramente le risorse sono sempre poche. Però veramente tutto quello che è possibile lo stiamo facendo”.

Il lavoro per l’Italia è la parola d’ordine?

“E’ la parola d’ordine! Perché lavoro vuol dire dignità per le persone, sopravvivenza anzi vita decorosa per le famiglie e se le famiglie vivono decorosamente perché hanno di che vivere fanno figli, procreano: l’Italia sta andando giù, la demografia… io vengo da Genova, siamo la città, la regione con minore densità demografica e poi la famiglia è la prima scuola di socialità, quindi educa i propri figli. È la società che ci guadagna, la prima impresa nazionale è la famiglia, non è altro. La famiglia produce un capitale che vale più di tutti gli altri: il capitale umano”.

Eminenza, quotidianamente ci sono massacri di cristiani. Perché il mondo si volta dall’altra parte?

“Primo, perché ha paura delle reazioni. Secondo, perché in parte ha la coscienza sporca perché fino a ieri ci ha fatto gli affari. Terzo, perché continua a farceli”.

Che risposta dovrebbero dare i governi?

“Sul fronte dell’Isis e di questi fondamentalisti i governi dovrebbero, con onestà e con una coscienza etica pubblica, dovrebbero interrompere tutti i rapporti economici o geopolitici che hanno con queste forze oscure e che io sono convinto, almeno alcuni, continuano ad avere vendendo armi e tecnologie. O comprando petrolio. Ecco, questo commercio, questo mercimonio dovrebbe assolutamente essere troncato, altrimenti le grandi proclamazioni di condanna pubblica non servono a niente. Sono ipocrisia”.

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