Benedetto XV, la guerra una "incomparabile sciagura"

Nel suo primo discorso ai Cardinali alla Vigilia di Natale 1914 il Papa chiedeva di lasciar cadere "al suolo le armi fratricide"

Papa Benedetto XV
Foto: pubblico dominio
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Alla Vigilia di Natale del 1914 Papa Benedetto XV riceve per la prima volta dall’inizio del pontificato i membri del Collegio cardinalizio. Lo scambio di auguri natalizi è segnato dal tragico evolversi della Prima Guerra Mondiale.

Dopo aver ricordato la figura del suo predecessore Pio X “nel quale Noi, e da vicino e da lontano, scorgemmo l’aureola di elettissimi pregi e che, strappato in tragica ora alla cristiana famiglia, rimpiangemmo con sincero cordoglio”.

Il pensiero di Benedetto XV va poi alla stretta attualità della guerra, già ricordata nella sua prima enciclica. Il voto più proprio del periodo del Natale – osserva il Papa – è “quello della pace. Questo augurio e questo voto Noi perciò accogliamo con particolare sollecitudine, spintivi dai luttuosi avvenimenti che da ben cinque mesi vanno vestendo gramaglie a tutto l’universo”.

Benedetto XV sottolinea come il suo pontificato non sia nato sotto buoni auspici: “l’avvento del nuovo Padre della cristiana famiglia in molte regioni fu salutato invece con strepito di armi e con fragori di battaglie. Ma a Noi, fin dagli inizi del Nostro Pontificato, non poteva sfuggire l’altezza della missione propria del Vicario di Colui che, nascendo, è stato foriero di pace alle umane genti; non potevamo dimenticare di essere venuti a continuare l’opera di Gesù Cristo, Principe della pace”.

Il Papa ribadisce che il suo obiettivo è quello della pace.  “Sia in pubblico che in privato, nessuna via lasciammo intentata affinché il consiglio, il volere, il bisogno della pace fossero bene accolti. Fu anche a questo scopo che Ci balenò alla mente il proposito di schiudere, in mezzo a queste tenebre di bellica morte, almeno un raggio, un solo raggio del divin sole della pace, ed alle nazioni contendenti pensammo di proporre, breve e determinata, una tregua natalizia, accarezzando la fiducia che, ove non potessimo dissipare il nero fantasma della guerra, Ci fosse dato almeno di apportare un balsamo alle ferite che essa infligge. Purtroppo la Nostra cristiana iniziativa non fu coronata di felice successo. Ma non per questo scoraggiati, Noi intendiamo di proseguire ogni sforzo per affrettare il termine della incomparabile sciagura, o per alleviarne almeno le tristi conseguenze”.

Il discorso di Benedetto XV prosegue con una invocazione: “cadano al suolo le armi fratricide! cadano alfine queste armi, ormai troppo macchiate di sangue… e le mani di coloro che han dovuto impugnarle tornino ai lavori dell’industria e del commercio, tornino alle opere della civiltà e della pace. Sentano, oggi almeno, i reggitori ed i popoli l’angelica voce che annunzia il sovrumano dono del Re nascente, il dono della pace, e mostrino anch’essi con opere di giustizia, di fede e di mitezza quella buona volontà che è posta da Dio condizione al godimento della pace”.

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