Benedetto XV, Ubi Primum: il primo appello per la pace del pontificato

Due giorni dopo l'incoronazione, Benedetto XV rivolge una Esortazione Apostolica per implorare la fine della Prima Guerra Mondiale

Papa Benedetto XV
Foto: pubblico dominio
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L’8 settembre 1914, due giorni dopo la sua incoronazione, Papa Benedetto XV prende carta e penna per rivolgere la sua prima esortazione apostolica dal titolo “Ubi Primum”.

Fin dalle prime righe il nuovo Papa – eletto a 60 anni dopo aver guidato l’Arcidiocesi di Bologna – ammette la sua sorpresa per l’elezione al pontificato sottolineando di non avere “meriti idonei” ma di confidare “nella divina bontà” di Colui che “aveva imposto l’onere gravissimo di questa dignità” e che “avrebbe dato la forza e l’aiuto opportuni”.

Il pensiero di Benedetto XV va immediatamente alla guerra che da settimane ormai sconvolge il mondo e che sarà tema centrale di buona parte del suo pontificato. Il Papa ha davanti agli occhi “l’immane spettacolo di questa guerra” che “ha riempito l’animo di orrore e di amarezza, constatando che tanta parte dell’Europa, devastata dal ferro e dal fuoco, rosseggia del sangue dei cristiani”.

Benedetto XV in quanto Romano Pontefice assicura di volere “abbracciare tutti — quanti sono — i suoi agnelli e le sue pecore con viscerale, paterna carità. E poiché, sullo stesso esempio del Signore, dobbiamo essere — e lo siamo — pronti a dare la vita per la loro salvezza, abbiamo fermamente deciso, per quanto è in Nostro potere, di nulla omettere per affrettare la fine di questa calamità”.

Il Papa, citando il suo predecessore Pio X, si appella a sacerdoti e vescovi affinchè “proseguano, insistano, si sforzino, sia privatamente con la loro umile preghiera, sia pubblicamente con frequenti suppliche, ad implorare Dio, arbitro e dominatore di tutte le cose, affinché, memore della sua misericordia, allontani questo flagello dell’ira con il quale fa giustizia dei peccati dei popoli”.

Ma Benedetto XV – memore anche della sua formazione diplomaticasi rivolge anche ai governanti delle nazioni perché depongano “tutti i loro dissidi nell’interesse della società umana. Considerino che sono già troppe le miserie e i lutti che accompagnano questa vita mortale, al punto che non si deve renderla ancora più misera e luttuosa; bastino le rovine che sono già state prodotte, basti il sangue umano che è già stato sparso; si affrettino dunque a prendere decisioni di pace e a stendersi scambievolmente la mano; otterranno ragguardevoli ricompense da Dio per loro stessi e per le loro nazioni”.

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