Cardinale Parolin, “ecco quali sono le credenziali degli ambasciatori del Papa”

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, celebra una messa
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Come anticamente gli ambasciatori rappresentavano la persona del re che li inviava, così i nunzi, gli “ambasciatori del Papa”, hanno qualcosa di colui che li invia e devono immedesimarsi nel Vangelo, così che siano “uomini di grande fede, di umiltà autentica, di amore appassionato per il Signore e per gli uomini e di dedizione incondizionata della Chiesa”. Sono queste “le più belle credenziali”.

Il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, celebra la Messa di apertura dell’incontro dei Rappresentanti Pontifici. Sono 103 gli “ambasciatori del Papa” arrivati da ogni parte del mondo per un aggiornamento che si è tenuto ogni tre anni dal 2013. Saranno tre giorni fitti di incontri, in particolare nella seconda sezione della Segreteria di Stato, conclusi sabato mattina da una Messa celebrata da Papa Francesco nella Domus Sanctae Marthae.

Come fa sempre, il “capo della diplomazia” vaticana comincia dalle letture del giorno e in particolare al rapporto di Gesù con la Legge: nonostante i suoi gesti, come alcuni miracoli compiuti di sabato, Gesù è “totalmente obbediente al Padre e ne osserva la Legge” fin nei dettagli più intimi, ma si pone anche come interprete dei comandi di Mosè, quando pone la questione della “più alta giustizia” dell’amore”, diventando in fondo “pio trasgressore”, cioè un osservante della legge che la supera in meglio, riconducendola al comandamento dell’amore.

Insomma, dice il Cardinale Parolin,, Gesù ridà movimento ad una “legge rimasta mummificata”, che si è dilatata fino ad essere “deformata” e a non manifestare pi le intenzioni di Dio. Gesù libera la legge dalle “ingessature sclerotizzanti, dalle armature interiori e ne fa esplodere le contraddizioni”. E in questo modo “ne rivela le conseguenze, la ricchezza e le potenzialità per il presente”.

In che modo il Vangelo del giorno si applica al lavoro dei rappresentanti pontifici? Il Cardinale Parolin indica due ricadute.

La prima: “Siamo costantemente invitati a vigilare sul nostro rapporto con la legge”, in primis quella canonica, e per questo la condotta dei rappresentanti pontificia deve essere “esemplare e cristallina”, con la consapevolezza che “il nostro servizio e tutti i sistemi giuridici” del mondo dovrebbero essere “indirizzati al bene dell’uomo”, vale a dire “al rispetto dei suoi diritti alla costruzione di una società più giusta, ad una convivenza della pace”, perché la legge “sia sempre al servizio dell’umanità.

Seconda ricaduta: il servizio diplomatico deve essere testo al vertice della legge, all’amore, perché possono mutare le condizioni in cui ci troviamo, l’attenzione della Chiesa potrà essere favorita in qualche parte oppure fortemente contrastata in altre”, ma “niente e nessuno potrà impedirci d’amare”.

L’amore deve essere “appassionato” per Cristo e la sua Chiesa, “generoso” per le popolazioni e soprattutto per i poveri”.

Sono due ricadute che vengono dal ministero della nuova alleanza portata da Gesù, un ministero – dice il Segretario di Stato – di “altezza smisurata” perché di origine divina, ma relativo, perché “non poggia sulle abilità” delle persone.

Lo spiega San Paolo, e il Cardinale Parolin ripercorre i passaggi del ragionamento paolino per sottolineare che “il nostro ministero è altissimo, rivestito anch’esso di gloria divina, ma la nostra persona di ministri rimane segnata dalla povertà e dal limite”.

Il Cardinale Parolin invita a lasciarsi trasformare dal compito, perché “se i messaggeri devono fare corpo unico col messaggio che annunciano, anche i Rappresentanti Pontifici sono chiamati in qualche modo a lasciarsi trasfigurare dall’annuncio che recano”.

Il Cardinale ricorda che gli antichi ambasciatori rendevano “presente la presenza del re” e così nei nunzi “non solo deve rendersi presente in noi lo stile pastorale del Santo Padre, che rappresentiamo e negli Stati presso i quali siamo accreditati, ma il nostro cuore di pastori e di vescovi deve immedesimarsi sempre più con il Vangelo stesso e con la Nuova Alleanza di Gesù”.

Le credenziali più belle degli ambasciatori saranno infatti quelle di essere “uomini di grande fede, di umiltà autentica, di amore appassionato per il Signore e gli uomini e di dedizione incondizionata per la Chiesa sposa di Cristo”.

 

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