Chiesa ortodossa, tra Mosca e Costantinopoli è rottura della comunione

Una sessione di settembre del Santo Sinodo del Patriarcato di Mosca
Foto: mospat.ru
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Rottura della comunione tra il Patriarcato di Mosca e il Patriarcato di Costantinopoli. In questa battaglia tutta ortodossa che si combatte in Ucraina, dove è stato richiesto di riconoscere l’autocefalia – l’indipendenza – di due Chiese ortodosse in Ucraina che non sono riconosciute nella successione delle Chiese ortodosse ufficialmente in comunione tra loro, e che andrebbero a costituire una unica Chiesa ortodossa di Ucraina.

La richiesta è stata avanzata dal presidente Petro Poroshenko al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, primo nella comunione delle Chiese ortodosse, che prima ha valutato la questione, poi ha avuto un incontro con il Patriarca Kirill di Mosca a Istanbul, quindi ha deciso di inviare due esarchi a Kiev per valutare se e come concedere l’autocefalia (cioè l’indipendenza e il riconoscimento) e infine, dopo la riunione del Sinodo, ha deciso di andare avanti con le procedure per garantire l’autocefalia.

Decisione inaccettabile per Mosca, che ritiene l’Ucraina suo territorio canonico. Così, nella serata del 15 ottobre, il Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa ha diramato una decisione che – si legge nel comunicato diffuso dal sito ufficiale del Patriarcato mospat.ru – “riguarda l’invasione del Patriarcato di Costantinopoli sul territorio canonico della Chiesa Ortodossa Russa”.

Si legge nel comunicato che “i membri del Santo Sinodo hanno ritenuto impossibile continuare ad essere in comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli”, considerando che il Patriarcato a deciso di “ammettere in comunione gli scismatici e una persona che ha subito anatema da un’altra Chiesa locale con tutti i vescovi e il clero da loro ordinati”, nonché ha deciso di invadere “lo spazio canonico di altri”. Tutto questo “con nostro grande dolore, rende impossibile per noi continuare la Comunione Eucaristica con questa gerarchia, con il suo clero e i suoi laici”.

I riferimenti sono al Patriarca Filaret e al Primate Macarius, rispettivamente a capo della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kiev e della Chiesa Autocefala Ortodossa, il primo considerato scismatico dal Patriarcato di Mosca e il secondo scomunicato. Sono le loro due Chiese che, unite, dovrebbero dar vita a una Chiesa ortodossa ucraina riconosciuta nella comunione della Chiese ortodosse.

“Da oggi in poi – conclude il comunicato – fin quando il Patriarcato di Costantinopoli non abbandonerà le sue decisioni anti-canoniche, è impossibile per il clero della Chiesa Ortodossa Russa di celebrare con il clero di Costantinopoli, e per i laici di partecipare ai sacramenti amministrati nelle loro chiese”.

La decisione è il primo passo, seppur interlocutorio, che potrebbe portare ad un vero e proprio anatema di Mosca a Costantinopoli, creando uno scisma tra le Chiese di Oriente che andrebbe a creare una serie di Chiese fedeli a Mosca e altre fedeli a Costantinopoli.

Nulla è comunque ancora deciso. Per ora, il tomos (documento) di autocefalia non è ancora stato concesso, e ci dovrà essere un sinodo congiunto tra i membri del Patriarcato di Kiev e della Chiesa autocefala ortodossa per decidere definitivamente l’unificazione ed eleggere il Patriarca. Solo dopo, si deciderà se e come concedere l’indipendenza.

Nel frattempo, sia Costantinopoli che Mosca potrebbero guardare a Papa Francesco come garante della loro disputa, sebbene la Chiesa cattolica non voglia entrare in questo dibattito tutto ortodosso.

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