Chiese cristiane europee, Bagnasco: “Testimoniare Gesù, la nostra missione”

Un momento di preghiera dei membri dell'assemblea CEC, sul in processione sul Danubio durante l'Assemblea Generale di Novi Sad, 31 maggio - 6 giugno 2018
Foto: CEC
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La Conferenza delle Chiese Europee sta tenendo la sua assemblea generale, e il tema è “Sarete miei testimoni”. E il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, non manca di sottolinearlo in un messaggio inviato all’assemblea: “Essere testimoni di Gesù è veramente il cuore della nostra missione”.

Fondata nel 1959, la Conferenza delle Chiese Europee, conosciuta con le sigle di CEC o KEK, è un gruppo di circa 115 confessioni cristiane, tra ortodossi, protestanti, anglicani, antiche chiese cattoliche. La Conferenza, fondata nel 1959, è anche in partnership con più di 40 Consigli Nazionali delle Chiese e Organizzazioni.

Si tratta, in fondo, di una organizzazione regionale del più grande Consiglio Mondiale delle Chiese che Papa Francesco visiterà a Ginevra il prossimo 21 giugno. Questo è nato nel 1920, a seguito del movimento ecumenico che era fiorito nel XIX secolo e come conseguenza di una enciclica del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che ipotizzava una “assemblea di Chiese” simile alla Società delle Nazioni che si stava costituendo allora.

Il CEC ha, ovviamente, una vocazione tutta tarata sul continente europeo. La Chiesa Cattolica non è membro né del CEC né del Consiglio Ecumenico delle Chiese, perché non condivide la denominazione di “Chiese” data a tutte le confessioni cristiane, credendo che l’unica Chiesa sia quella fondata su Pietro. Ma ha straordinari rapporti di collaborazione con entrambe le organizzazioni.

Il messaggio inviato dal Cardinale Angelo Bagnasco lo scorso 31 maggio si instaura, appunto, in questo clima di collaborazione.

Il Cardinale, che più volte ha denunciato la costruzione di un ‘ordine mondiale senza Dio’ e da presidente del CCEE ha posto l’accento dell’organizzazione sul tema dell’evangelizzazione, ha sottolineato che “in questo mondo così spesso indifferente riguardo a Dio e che alle volte agisce anche contro Dio, essere testimoni di Gesù è veramente il cuore di tutta la nostra missione”.

“Lo è oggi – ha aggiunto il Cardinale – e lo sarà anche nel futuro dell’ecumenismo e del dialogo e tra le Chiese cristiane. Siamo tutti chiamati a seguire Gesù senza indugio e ad essere suoi testimoni”.

Il Cardinale non ha potuto partecipare di persona all’assemblea plenaria della CEC, che si tiene a Novi Sad dal 31 maggio al 6 di giugno. Il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee è rappresentato da don Martin Michalicek, vice segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.

L’assemblea della CEC conta più di 500 partecipanti, e sta definendo l’agenda del CEC per i prossimi cinque anni.

Tema centrale dell’incontro è il futuro dell’Europa alla luce delle crisi economiche, politiche e sociali. In che modo – si stanno chiedendo i delegati – le chiese vivranno la loro visione di testimonianza, giustizia e ospitalità in questo contesto?

Tra i partecipanti, il Patriarca Ignatius Aprem II della Chiesa Siro Ortodossa, e l’arcivescovo Antje Jackelen di Uppsala per la Chiesa di Svezia.

L’Assemblea Generale è ospitata dai membri del CEC della Serbia, vale a dire la Chiesa Serbo Cattolico, le Chiese della regione del Vojvodina, la Chiesa Cristiana Riformata di Serbia e Montenegro, la Chiesa Evangelica Slovacca della Confessione di Augusta di Serbia e la Chiesa Metodista Unificata di Serbia.

È l’ultima assemblea della presidenza del Reverendo Christopher Hill, che aveva cofirmato con il Cardinale Bagnasco un messaggio per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, in cui si affermava che “l’Europa ha bisogno di speranza”.

Il Patriarca Ireneo della Chiesa Ortodossa Serba ha sottolineato che la voce delle chiese è attesa “dal mondo, considerato lo stato n cui si trova”, e che è una voce che bisogna essere ascoltata. Il Patriarca ha chiesto anche alle Chiese europee di levare le loro voce in solidarietà con quanti sono stati sfollati dalle loro case.

L’assemblea è cominciata con un culto all’aperto nel centro di Novi Sad, che ha radunato centinaia di persone.

Tra i temi di discussione, appunto, la questione europea, dato che il continente sta affrontando sfide senza precedenti negli ultimi anni, tra i quali il sempre maggiore divario tra ricchi e poveri, la Brexit, l’influsso massivo di migranti e rifugiati.

Il tema è stato affrontato dagli organismi cattolici, basti ricordare il convegno (Re)Thinking Europe organizzato dalla COMECE in Vaticano, ma anche da tutte le confessioni cristiane, tanto che nel 2016 la CEC aveva diffuso una “Lettera aperta sul futuro dell’Europa”.

La lettera enfatizzava la visione originale dell’Unione Europea, affrontando le nuove sfide dal punto di vista delle chiese, ed è stata oggetto di discussione in quattro consultazioni regionali della CEC durante il 2017. Le conclusioni della consultazione sono state riassunte proprio a Novi Sad, in due sessioni che si sono tenute lo scorso sabato.

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