Ci ha lasciati Padre Tucci, il gesuita che faceva viaggiare Giovanni Paolo II

Il cardinale Roberto Tucci in volo con Giovanni Paolo II nel 1985 in viaggio verso l 'America Latina
Foto: da: " Compagni di viaggio" ed LEV/ OR
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Quando lo vedevamo negli ultimi anni della sua vita, nei corridoi della Radio Vaticana dove era stato fin dagli anni ’70 come direttore, e poi come organizzatore dei viaggi papali, Padre Tucci sembrava sempre un po’ burbero. Le sue ampie sopracciglia nascondevano lo sguardo, ma se si guardava il sorriso si capiva la sua grande umanità. Ci ha lasciati ieri sera a 94 anni. Roberto Tucci, classe 1921, gesuita, peritus del Concilio Vaticano II, è stato direttore de La Civiltà Cattolica dal 1959 al 1967, poi ha ricoperto diversi incarichi nella Compagni di Gesù. Direttore Generale della Radio Vaticana dal 1973 al 1985, è stato organizzatore, dal 1982 al 2001, dei viaggi di Giovanni Paolo II che nel 2001 lo ha creato cardinale. Tucci però non ha voluto essere ordinato vescovo, per la ritrosia tipica dei gesuiti. Lo chiamavano tutti “Padre” e la sua sola insegna era la croce e l’anello.

Nel 2011 presentando il mio libro “ Compagni di viaggio, conversazioni al volo con Giovanni Paolo II” il cardinale raccontò la sua esperienza di lavoro con Giovanni Paolo II.

Il libro raccoglie le inedite risposte del Papa ai giornalisti in volo. Oggi sembrano normali, ma fu Giovanni Paolo II ad inventarle. E Padre Tucci ricordava che “le risposte ai giornalisti dimostrano che il Papa non aveva nessuna paura di incontrarli, e di esser sottoposta anche a domande volte che potevano far venire i nervi  ad uno meno capace di controllarsi di quanto non fosse Giovanni Paolo II. La sua facilità e il coraggio di mettersi difronte a  questi giornalisti, e non tutti avrebbero fatto delle domande semplici. E poi la capacità di rispondere bene subito in diverse lingue. Il Papa rispondeva ad ognuno nella sua lingua.”

Un momento molto significativo anche se le domande erano irritanti “rispondeva lo stesso con un po’ di ironia ma senza turbarsi- spiegava Tucci- Una risposta data così, anche se magari Navarro- Valls gli faceva sapere prima quali sarebbero state le domande, rivelava perfettamente il Papa. Per la biografia del Papa è importante tenere conto di queste risposte.”

Il rapporto di Giovanni Paolo II con i giornalisti, spiegava Padre Tucci che con il Papa aveva fatto un centinaio di viaggi, “ci fa conoscere anche la capacità di affrontare tanti problemi in maniera diretta, e dimostra una vastità di conoscenza non solo della teologia, ma anche della storia della Chiesa e della situazione delle Chiese. Perché Papa Giovanni Paolo II prima di andare in un paese si faceva dare le informazioni dalla Segreteria di Stato, normalmente quelle dei nunzi, poi invitava alcuni vescovi del paese da visitare, che venissero a Roma a discutere con lui, anche io partecipavo, e faceva molte domande perché voleva sapere dai vescovi quali erano i problemi. Mentre a me non chiedeva molto sulla organizzazione del viaggio. Anzi una volta che si interessò di più della organizzazione, uscendo dalla sua sala da pranzo, mentre andavano alla cappella, mi prese per il braccio e mi disse: “Povero Padre Tucci, come è caduto in basso dalla teologia!” Mi aveva conosciuto al Concilio Vaticano II come co-teologo.”

Una organizzazione che Tucci aveva preso in mano mentre era ancora direttore della Radio Vaticana. Tucci, che al Concilio si era occupato della Gaudium et spes e soprattutto del contatto con i giornalisti tramite la Civiltà Cattolica di cui sarebbe poi stato direttore, aveva imparato a lavorare con Giovanni Paolo II e sapeva mediare tra le aspettative dei paesi visitati e le effettive possibilità dal Pontefice.

“Il Papa - spiegava- voleva rendersi conto pienamente dei paesi dove andava. Quando tornavo da  sopralluogo in un paese le prima domande che mi faceva non erano sul programma, ma la prima domanda era: quali secondo Lei sarebbero i bisogni maggiori della Chiesa, di che cosa ha bisogno questa Chiesa in questo momento storico. Oppure qualche volta quando sono stato in contraddizione con il Papa e l’ho consigliato di non andare ad esempio in Olanda in quel momento perché la situazione era meglio aspettare, mi ha risposto: il Papa deve andare nelle Chiese proprio quando ne hanno più bisogno, non aspettando che i problemi si risolvano da se stessi.”

Figlio di una inglese anglicana e di un napoletano aveva l’ecumenismo nel sangue. Essere poliglotta lo aiutava moltissimo. Grande conversatore aveva avuto la possibilità di parlare spesso anche con Papa Giovanni XXIII come direttore della Civiltà Cattolica.

Qualche tempo fa sono stati pubblicati i diari del Padre Tucci di quegli anni. Tante conversazioni che racchiudono una parte importante della comunicazione del Concilio, ma anche degli spaccati di vita personale. Nel suo stile asciutto, i suoi appunti rivelano la sua personalità. Come nel primo incontro con Papa Giovanni. E’ il 13 settembre del 1959: “ Entrato verso le 11.40; uscito verso le 12.15. Impressionante semplicità ed affabilità di modi che toglie ogni imbarazzo e commuove.  Accolto alla porta e riaccompagnato fin quasi alla soglia. Congratulazioni per l’incarico di alta responsabilità, pur notando la giovane età (sa che ho 38 anni).”

Padre Tucci ha lavorato con due santi, ma non se ne è mai fatto vanto. La sua vita spirituale era, alla scuola di Ignazio, intensa e riservata. Durante i viaggi papali il primo appuntamento era con la celebrazione della santa messa, anche alle 4 di mattina, per poter essere al servizio del Papa durante le celebrazioni della giornata.

Papa Francesco, nel suo telegramma di cordoglio al Preposito generale dei gesuiti, ha scritto che “ lascia il ricordo di una vita operosa e dinamica, spesa nell’adesione coerente e generosa alla propria vocazione quale religioso attento alle necessità degli altri e pastore fedele al Vangelo e alla Chiesa.

Grazie Padre Roberto Tucci per aver insegnato tanto a tutti noi che in qualche modo abbiamo collaborato con te.

 

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