Coronavirus, Caritas Internationalis crea un fondo per la risposta al coronavirus

Nell’ambito della task force per la risposta al coronavirus, l’ombrello internazionale delle Caritas crea un fondo che permetterà a tutte le Caritas locali di meglio rispondere all’emergenza

Una delle attività delle Caritas locali in tempo di coronavirus
Foto: Caritas Internationalis
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Un fondo per la risposta alla pandemia del COVID-19, che supporterà le Caritas locali nel continuare la loro opera di assistenza a tutti i livelli: lo lancia Caritas Internationalis, l’organismo vaticano che raccoglie in federazione 162 Caritas locali, che allo stesso tempo fa un appello per contribuire il fondo, in modo da permettere alle varie organizzazioni di continuare a fornire i consueti servizi salvavita e allo stesso tempo di essere efficaci nella risposta al coronavirus.

Il fondo – spiega un comunicato di Caritas Internationalis – è “pensato per essere un segno visibile della solidarietà della Chiesa universale”, ed ha lo scopo di permettere “alla Caritas e alle altre organizzazioni cattoliche di continuare la loro opera di assistenza e allo stesso tempo di introdurre misure preventive atte a limitare il contagio del virus, con particolare attenzione a quei Paesi in cui il diffondersi dell’epidemia avrebbe conseguenze ben più devastanti di quelle cui abbiamo assistito in Europa”.

Lo scorso 3 aprile, Caritas Internationalis aveva spiegato la sua risposta alla crisi in una video-conferenza stampa, in cui aveva anche chiesto ufficialmente di tenere alta l’attenzione sul Sud Globale, dove il rischio pandemia è ancora più e dove da sempre la rete Caritas è particolarmente attiva nel sostegno ai più poveri. Caritas ha anche lanciato una piattaforma virtuale per lo scambio di dati scientifici certi sulla pandemia e aiutare così anche nel lavoro di prevenzione.

Caritas Internationalis è stata inclusa nella commissione per il COVID 19 voluta da Papa Francesco. La commissione, coordinata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, è stata lanciata lo scorso 15 aprile e si divide in cinque gruppi interdicasteriali, coinvolgendo, oltre a Caritas Internationalis, anche le Pontificie Accademie per la Vita e per le Scienze per la ricerca e anche i ricaschi sociali ed economici; il Dicastero per la Comunicazione vaticano per l’informazione; la Segreteria di Stato vaticana, e il suo “ministero degli Esteri” (la seconda sezione) per il coordinamento diplomatico internazionale.

Caritas Internationalis è parte del primo gruppo di lavoro, che si occupa in particolare dell’ascolto e del sostegno delle reti locali. Aloysius John, segretario generale della confederazione, ha sottolineato che “in Africa, Medio Oriente, Sudamerica, Oceania e in Europa, Caritas è in prima linea nella risposta al COVID-19, anche nelle aree in cui nessun’altra organizzazione opera. Il nostro lavoro è viva testimonianza della missione della Chiesa a servizio dei più vulnerabili e dell’intera famiglia umana”.

Caritas ha già inviato un questionario alle Chiese locali, ed è già arrivata risposta da 140 Conferenze episcopali, le quali hanno sottolineato quali siano i bisogni più urgenti nei rispettivi Paesi e hanno messo in luce i programmi messi in atto per far fronte al dilagare della pandemia”.

Aloysius John ha sottolineato che lo stesso Papa Francesco ha chiesto a Caritas Internationalis di essere “agili e rapidi”, ed è questo quello che la federazione sta cercando di fare.

Il Fondo appena lanciato è parte di questo impegno. La priorità sarà data ai servizi di assistenza sanitaria, come – spiega il comunicato Caritas Internationalis – “la prevenzione e controllo delle infezioni, l’accesso all'acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari, la fornitura di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, ecc.)”.

Quindi, il Fondo andrà a sostenere “proposte che mirano a mitigare la propagazione del COVID-19 che includono la sensibilizzazione e la diffusione di informazioni per prevenire il contagio, così come il rafforzamento di servizi a sostegno delle comunità, ad esempio atti a garantire la sicurezza alimentare”, anche perché – ha spiegato Aloysius John - ci sono zone così povere dove le misure anti-pandemia non sono rispettate a causa della grave carenza di cibo, e si preferisce “morire di Covid che morire di fame”.

Infine, ha rimarcato Aloysius John, è importante che le Caritas continuino a fornire i servizi che già mettono in atto a favore dei poveri, perché “il COVID-19 stia avendo un impatto notevole sul nostro lavoro verso i più vulnerabili. Ad esempio, il personale della Caritas Gerusalemme in Palestina sta attualmente esaurendo i fondi e rischia di dover interrompere il proprio servizio che include la distribuzione di generi alimentari e kit per l’igiene personale a 500 famiglie bisognose”.

La capacità di risposta alle varie richieste di aiuto sarà determinata da quanto Caritas riuscirà a raccogliere per il fondo. “Oggi siamo tutti uniti nella paura – ha affermato il segretario generale di Caritas Internationalis - ma dovremmo anche essere uniti nella solidarietà attraverso la fraternità universale. L'unico modo per superare questa pandemia è quello di essere uniti nel fronteggiare questa enorme sfida per l'umanità”.

Ti potrebbe interessare