Coronavirus, i frati della Custodia di Terra Santa a sostegno delle parrocchie che guidano

Dalle celebrazioni all'aperto a quelle on line insieme alla carità reale per i bisognosi

Fr. Haitham Franso Yalda Hano - Cana
Foto: Custodia di Terra Santa
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

L’impegno della Chiesa cattolica in tempo di pandemia è ampio e anche la comunità cattolica di Terra Santa grazie anche ai frati della Custodia è stata in prima linea.

Nei territori israeliani è stato possibile celebrare le messe con i i fedeli ma solo all’aperto e con non più di 19 persone.  Anche la parrocchia di Nazaret si è adeguata. Come riporta il sito di informazione della Custodia  “È attivo un numero telefonico speciale per prendere le prenotazioni e poter così assistere alla messa in uno spazio del nostro cortile – spiega Fr. Marwan Di’des, parroco della chiesa latina di Nazaret -. Dal lunedì alla domenica io e gli altri due sacerdoti della parrocchia celebriamo 24 messe tra mattina, pomeriggio e sera. Raccogliamo anche le intenzioni dalla gente a livello locale e internazionale. Da parroco non vedo l’ora che questa situazione finisca e mi rendo conto che prima non sapevamo quanta grazia c’era nella nostra vita per avere la possibilità di incontrarci, vederci, abbracciarci. Ora sentiamo quanto era preziosa”. 

La modalità di celebrazione della messa all’aperto con prenotazione è la stessa adottata dalla chiesa di Sant’Antonio a Giaffa, che ha ottenuto di recente la possibilità di avere circa cento fedeli contemporaneamente, distribuendoli nel cortile in piccoli gruppetti, nel rispetto delle disposizioni.

Ci sono poi le questioni economiche: ““Tanti donatori sono venuti in parrocchia per offrire denaro ai bisognosi e sono rimasto colpito dalla loro generosità – racconta ancroa  Fr. Marwan -. Abbiamo distribuito oltre 100 pacchi di cibo e piccole somme di sostegno a famiglie con bisogni particolari. Non è merito mio, ma di tanta gente di buona volontà che vuole stare accanto a chi è in difficoltà”.

Anche a Cana nella chiesa- santuario del Primo Miracolo, a Cana di Galilea, l’attività della parrocchia continua a distanza. Chiesa chiusa dal 12 marzo, “perché era passata di qui una pellegrina americana infettata dal Covid-19, racconta il parroco Fr. Haitham Franso Yalda Hano”.

Da marzo la pastorale passa per la pagina Facebook della parrocchia con un’ora di adorazione eucaristica con la preghiera del rosario dal vivo. 

“Ho celebrato l’Ora Santa nella grotta di Cana e ho disposto degli altoparlanti perché risuonassero nella città – continua il parroco -. Il momento più importante è stato però il Sabato Santo, quando durante la messa ho messo delle candele sulle panche della Chiesa, come simbolo della Pasqua”.

La chiesa di Cana ha anche consegnato circa cinquanta pacchi alle famiglie più bisognose, non solo della parrocchia. Lo ha fatto il parroco il giorno di Pasqua.

L’impegno per i bisognosi arriva anche dalla parrocchia a Ramle. Fr. Abdel Masih Fahim, parroco della chiesa di San Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo racconta: “Siamo una parrocchia piccola, che conta circa quattromila cristiani di diverse confessioni cristiane, di cui 1400 cattolici. Eppure, i fedeli sono molto attivi, anche in queste circostanze difficili”. E per il mese di maggio dice il parroco “abbiamo benedetto una statua della madonna che visiterà le case dei fedeli e tornerà poi il 31 maggio in parrocchia. Mi ha colpito molto che in questo tempo i parrocchiani sono pronti ad obbedire e aiutano molto”.

Infine nei territori palestinesi, a Gerico, dove è forte la devozione alla Madonna,  Il parroco Fr. Mario Hadchiti ha deciso di andare a trovare le famiglie, portando con lui l’icona della Vergine Maria nelle famiglie. Fr. Mario racconta. “Io visito sempre i malati, porto la comunione nelle case e ho distribuito pacchi alimentari in molte famiglie, perché molti in questo tempo non hanno potuto lavorare. Ogni domenica invio loro un messaggio spirituale. Anche per i decessi che ci sono stati, sono stato vicino alle persone per quanto possibile e ho potuto pregare insieme ai familiari della persona defunta”. In Palestina al momento le disposizioni della autorità impediscono le celebrazioni anche all’aperto. “Continuiamo a desiderare il momento in cui riapriranno la chiesa - continua il parroco di Gerico -. Nel frattempo, ogni messa che celebriamo la offriamo per le intenzioni dei parrocchiani”.

Ti potrebbe interessare