Coronavirus, il presidente della CEI: “È tempo di riprendere le celebrazioni”

Nella sua lettera all’arcidiocesi di Perugia - Città della Pieve, il Cardinale Gualtiero Bassetti sottolinea l’impegno dei vescovi per la fase 2

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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La Chiesa italiana vuole tornare a celebrare la Messa con il popolo. I vescovi hanno sospeso le celebrazioni pubbliche quando hanno percepito che il pericolo pandemia diventava reale. Ma ora – sottolinea il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana – è arrivato il tempo di riprendere la celebrazione dell’Eucarestia domenicale e dei funerali in chiesa, oltre ai battesimi e a tutti gli altri sacramenti”. Certo, con tutte le precauzioni necessarie e senso di responsabilità.

Il cardinale lo sottolinea nella sua VII lettera all’arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve in tempo di coronavirus, pubblicata il 23 aprile. E le sue parole fanno eco a quelle della segreteria generale della CEI, che ha annunciato il 16 aprile colloqui con il governo per un “accesso meno condizionato ai luoghi di culto”. Parlando con ACI Stampa il 18 aprile, don Ivan Maffeis, sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, affermava che la CEI aveva presentato al governo alcuni orientamenti per la ripresa delle celebrazioni liturgiche.

Nella sua lettera, il cardinale Bassetti ha messo in luce la “situazione inedita” che si trova oggi ad affrontare la Chiesa cattolica, forse capace di “saper dire come si affronta una situazione di persecuzione”, ma disorientata di fronte a “questa prova collettiva”.

Sottolinea il Cardinale Bassetti: “Non appena ci si è accorti che anche in Italia il pericolo di contagio era più che reale, abbiamo dovuto sospendere ogni attività pubblica, inclusa la celebrazione dell’Eucarestia con la presenza dei fedeli. E questo ci ha messo subito in difficoltà, dal momento che l’Eucarestia è per tutti, sacerdoti e fedeli, fonte e culmine di tutta la vita cristiana”.

Il presidente della CEI loda la generosità, l’inventiva e il coraggio con quale sono state moltiplicate le Messe in streaming, a cominciare dallo stesso Papa Francesco. Ma, aggiunge , “guardare la Messa non è celebrarla. Messe senza popolo, popolo senza Messa”.

In questo tempo, aggiunge il cardinale, si è puntato sulla maturità del popolo cristiano di vivere la vita della Chiesa pregando da casa, seguendo la Liturgia delle Ore.

“Ma ora – afferma - lo dico in coscienza a tutte le istituzioni, è arrivato il tempo di riprendere la celebrazione dell’Eucarestia domenicale e dei funerali in chiesa, oltre ai battesimi e a tutti gli altri sacramenti, naturalmente seguendo quelle misure necessarie a garantire la sicurezza in presenza di più persone nei luoghi pubblici”.

Il Cardinale Bassetti parla di una Chiesa che sta vivendo “un deserto che non abbiamo scelto, che ci appare pieno di pericoli mortali e del quale non si vede ancora la fine”.

L’arcivescovo di Perugia – Città della Pieve paragona la situazione alla traversata di Israele nel deserto, con gli israeliti che si chiedevano se il Signore fosse o meno in mezzo a loro. È la stessa domanda dell’oggi. “In questo momento – scrive il cardinale - di deserto che stiamo vivendo, la comunità cristiana deve saper abitare questa domanda, condividerla con tanti esseri umani che oggi rispondono «no, il Signore non è affatto in mezzo a noi, anzi, non c’è proprio alcun Signore in cielo»”.

Si deve camminare in un mondo in cui “si ha l’impressione sia rimasta a margine. Ricorda che la tentazione di Israele, in questi dubbi, è quella di “costruirsi un Dio su misura”, ed è quello che si fa oggi, accusando “un Dio che ci siamo creati di aver mandato la pandemia”. Invece “Il Dio biblico è un Dio che libera e che salva, che non tollera il male. È un Dio che scommette sulla libertà dell’essere umano e che vuole che sia l’umanità stessa a realizzare il suo progetto nel mondo”.

Per il cardinale Bassetti, il rischio è che “una volta usciti da questa pandemia, il mondo occidentale rimanga ancor più convinto che la vera salvezza viene solo dalla scienza e che la religione può tutt’al più avere un ruolo subalterno, magari consolatorio, ai margini della razionalità. Per le Chiese cristiane è l’ora di puntare sulla maturità della fede”.

Una maturità necessario in un tempo di crisi e apocalittico come questo, un’ora della storia in cui “il Signore ci rivela per quel che veramente siamo, per quello in cui realmente crediamo. Mi auguro che questa ‘crisi’ e questa ‘apocalisse’ si trasformino in un’opportunità che ci aiuti a confidare meno nelle nostre forze, ad abbandonarci all’aiuto che viene dal Signore, e ad essere più solidali gli uni verso gli altri”.

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