Coronavirus, Shevchuk: “No alla stigmatizzazione dei contagiati”

L’arcivescovo maggiore Shevchuk invia un appello per chiedere il rispetto delle norme sanitarie nelle chiese

L'arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk
Foto: ACI Stampa
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In Ucraina, il coronavirus ha per ora colpito 94 persone, e una persona è morta. Il primo caso è stato individuato lo scorso 3 marzo, e pochissimo dopo il governo ucraino ha deciso la chiusura delle frontiere. Ma l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, già guarda oltre, alla possibile diffusione estensiva della pandemia. E chiede ai suoi compatrioti di non stigmatizzare quanti sono contagiati dal COVID-19.

“Nessuno – ha detto Sua Beatitudine in una dichiarazione diffusa dalla Chiesa Greco Cattolica Ucraina - ha intenzione di rimanere contagiato. Una persona potrebbe anche non sapere di essere stata contagiata. Non bisogna essere prevenuti nei confronti del prossimo. Perché la Parola di Dio e il comandamento dell'amore per il prossimo sono validi anche durante l'epidemia”.

Il pensiero dell’arcivescovo maggiore è andato anche a tutta la comunità greco cattolica ucraina che è in Italia. Gli ucraini in Italia sono 14 mila solo a Roma, e 200 mila in tutta Italia. A Roma c’è la basilica di Santa Sofia, considerata la concattedrale della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, che si trova anch’essa a dover rispettare le stringenti misure di governo per evitare la diffusione del contagio. Sua Beatitudine Shevchuk esprime vicinanza al popolo italiano e agli ucraini che sono in Italia per questo motivo.

L’arcivescovo maggiore prega in particolare perché tutti rispettino le misure di sicurezza sanitarie, incoraggia “tutti ad osservare nelle chiese regole di igiene personale” e sottolinea che “in questo momento può essere giustificato non toccare e non baciare le icone”.

Il capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina richiede di “rafforzare nelle nostre chiese le misure di sicurezza contro la pandemia, in modo che i nostri luoghi di culto siano sempre puliti e sicuri per la preghiera personale comunitaria”.

Sua Beatitudine Shevchuk afferma anche che la Chiesa Greco Cattolica Ucraina si impegna a seguire le disposizioni delle autorità statali e dei servizi sanitari, chiede ai cittadini di mantenere la calma e rimarca che “abbiamo il dovere di rispettare tutte le regole derivanti da determinate disposizioni delle autorità pubbliche”. L’arcivescovo maggiore esorta anche “anziani e genitori con i bambini piccoli a rimanere a casa, perché sono maggior rischio”.

Sua Beatitudine ha chiesto piuttosto di seguire le regole delle preghiere rimanendo in casa, mantenendo una vita spirituale, e partecipando alle celebrazioni attraverso i mezzi di comunicazione, e detto ai sacerdoti di andare a “confessare a casa, specialmente quando si tratta di persone ammalate”.

“Chiedo – ha aggiunto Sua Beatitudine –una preghiera più forte, innanzitutto per la salute. Questa preghiera è recitata costantemente, ma ora deve diventare ancora più intensa. Preghiamo per la salute di tutti, in particolare, per quella degli anziani e dei bambini che sono i più vulnerabili. Preghiamo soprattutto per coloro che sono colpiti dal coronavirus”.

L’arcivescovo maggiore chiede anche una preghiera per “per gli operatori sanitari che rischiano la vita per la sicurezza e la salute della società ucraina”. Alle autorità, l’arcivescovo maggiore Shevchuk afferma di aspettarsi che “comprendano i cittadini”, come allo stesso modo si aspetta dai cittadini di “avere il senso di profonda responsabilità per la loro salute e quella del loro prossimo”.

L’Arcivescovo maggiore invita infine chiunque si senta malato o sappia di essere stato in contatto con una persona che potrebbe essere infetta ad autoisolarsi e non uscire di casa.

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