Crisi siriana e irachena. Il Cardinale Parolin: “Servono dialogo e negoziato”

Bambini a Mosul
Foto: Ora Pro Siria
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Il Papa continuerà a ripetere i suoi appelli perché noi siamo convinti che solo se si sceglie la strada del dialogo e del negoziato si potrà arrivare a una soluzione pacifica e duratura”Lo ha detto il Cardinale Pietro Parolin in occasione dell’apertura, all’Urbaniana, della riunione sulla crisi umanitaria irachena e siriana. 

L’attuale situazione umanitaria in Siria e in Iraq configura una crisi prolungata e complessa con un grave impatto sulle popolazioni civili locali. Sette anni dopo l’inizio del conflitto in Siria, infatti, i dati delle Nazioni Unite restano allarmanti e dimostrano quanto ancora siano urgenti i bisogni delle persone colpite dalla crisi e quanto lavoro sia necessario nel quadro della risposta ad essa.

Per quanto la riguarda la Siria il Cardinale Parolin si esprime così: “In Siria si assiste ancora ad un complesso processo politico-militare, i cui esiti rimangono ancora incerti. “Siamo stati testimoni –sottolinea il Segretario di Stato– di violenze inaudite e di una crisi umanitaria senza precedenti. La Santa Sede continua ad essere gravemente preoccupata per l’aumento della tensione tra gli attori regionali e internazionali che hanno fatto della Siria territorio di scontro di una guerra per procura”.

In Siria, più di 13 milioni di persone sono in stato di bisogno; vi sono 6,6 milioni di sfollati interni, mentre 5,6 milioni sono i rifugiati registrati nei paesi limitrofi, principalmente in Turchia, Libano e Giordania.

Per l’Iraq, il Cardinale Parolin commenta: “E’ stato possibile avviare il processo di ricostruzione materiale dei luoghi distrutti, in particolare dei villaggi cristiani della Piana di Ninive, e il progressivo e lento rientro dei cristiani nelle loro case”. “Purtroppo – sottolinea il porporato- le tensioni tra il governo centrale di Baghdad e il governo regionale del Kurdistan continuano ad avere degli effetti sulla normalizzazione della vita delle comunità cristiane con forti preoccupazioni per il futuro e per il pericolo di cambiamenti nell’assetto demografico di quel territorio, culla del cristianesimo in Iraq”.

In Iraq, 8,7 milioni di persone sono in stato di necessità, di cui più di 4 milioni di bambini.

Il 2018 può essere definito come un anno di sostanziale cambiamento nella risposta alla crisi, parallelamente all’evoluzione del contesto politico in Siria e in Iraq. Diminuisce progressivamente una risposta di tipo puramente emergenziale, mentre si rafforza il lavoro su programmi di resilienza e early recovery, con uno sguardo ad azioni di maggiore impatto nel medio-lungo termine.

In Siria vi sono ancora zone dove gli aiuti di prima necessità restano prioritari, ma in altre zone del paese, così come nel nord dell’Iraq e nei paesi limitrofi, l’attenzione si rivolge a come dare alle famiglie maggiore stabilità per riscostruirsi un futuro. In Iraq diventa centrale il fenomeno dei ritorni volontari nella piana di Ninive, dove si concentrano gli aiuti della Chiesa nel paese.

Anche il Cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, intervistato dai giornalisti alla Plenaria, commenta: "Speriamo che con l'aiuto della comunità internazionale si arrivi a trovare una soluzione... dobbiamo fare qualcosa per questa gente, non dobbiamo permettere che la situazione scappi di mano. La bomba più grande è l'essere costretti a vivere nell'estrema povertà". 

 

 

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